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Omicidio a Easttown

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Omicidio a Easttown: Kate Winslet racconta la concatenazione tra maternità, rabbia e senso di colpa

Quello di “Omicidio a Easttown” è un racconto intimista che offre spunti di riflessione di ogni natura e che ha, come punto di forza, le possibilità/capacità di raggiungere generazioni e ruoli familiari diversi: nonne, madri, figlie.

Tempo di lettura: 5 minuti

In onda su Sky Atlantic e NOW dal 9 giugno con episodi settimanali, Omicidio a Easttown riporta Kate Winslet sulla cresta dell’onda televisiva, a dieci anni dalla sua interpretazione di Mildred Pierce nell’omonima miniserie. L’HBO, ancora una volta, investe su un prodotto ferreo, risonante nei suoi messaggi dissimulati tra le righe di un racconto che colpisce lo spettatore come un gancio sinistro, spesso portandolo ad una crisi emotiva difficile da diluire anche una volta terminatane la visione.

Omicidio a Easttown

L’insostenibile (non) leggerezza dell’essere

Marianne – per tutti, Mare – è la detective di una città della Pennsylvania, Easttown – piccola, circoscritta nei suoi abitanti, sempre gli stessi ormai da una vita – che si occupa di reati commessi da tossicodipendenti. Da subito, ci viene presentata come una donna scorbutica, impaziente fino alle ossa, visibilmente frustrata, con un’indole caratteriale che si allontana molto da comprensione e tolleranza, due aspetti che dovrebbero caratterizzare la figura di chi si relaziona in prima persona con i tossicomani, conosciuti per la loro recidività ciclica.

La situazione in famiglia non è da meno: divorziata, con un ex-marito dirimpettaio in procinto di sposarsi nuovamente, una figlia e un nipote a carico e, ciliegina sulla torta, sotto lo stesso tetto anche una madre anziana un po’ fuori dagli schemi, esuberante e disinvolta, con la quale è sempre sul piede di guerra, ad ogni occasione che si presenti. Per quanto la disfunzionalità la fa da padrona, tutto sommato non sembrano esserci gravi ed irrisolvibili problemi all’orizzonte. Solo andando avanti con la visione della serie TV si scopre, tuttavia, che di questioni delicate, inimmaginabili e particolarmente traumatiche, ce ne sono state, al contrario, in passato (di cui non faremo spoiler).

Omicidio a Easttown

Talvolta ciò che mostriamo non è ciò che viviamo, e questo, Omicidio ad Easttown, ha un bruciante desiderio di raccontarcelo. La sgradevolezza che proviamo a pelle nei primi attimi di visione, quando conosciamo Mare e la sua insofferenza cronica nei confronti della vita, viene dolcemente stemperata in un ‘poi visivo’, nel momento in cui molte matasse verranno sbrogliate: Mare è una donna frammentata, piena di crepe e rotture, che affronta la vita letargica e passiva perché non sa come fare i conti con una sofferenza per lei ingestibile. E’ così che lo spettatore riesce a porsi in una posizione diametralmente opposta: da pubblico accusatore a testimone compassionevole.

Leggi anche: Little Fires Everywhere e l’accanita lotta contro l’accettazione dei fallimenti materni

Conoscersi per poter(si) guarire

Mare si trova costretta, pur occupandosi di reati di natura diversa, a scoprire l’identità dell’assassino di Erin McMenamin (con tanto di classici plot-twist disseminati lungo tutti i sette episodi), una ragazza madre con un background familiare instabile e a tratti tossico. Nella piccola cittadina di Easttown tutti la conoscono, tutti si fidano di lei e del suo giudizio, e nonostante il caso verrà co-affidato all’FBI a causa di uno stallo nelle indagini resterà il punto di riferimento per la vicenda. Ma Mare è impegnata soprattutto a scoprire l’identità di sé stessa, ad indagare la sua psiche, a conoscere i suoi vuoti, abrogando il confine di quei limiti che, solo e solamente per autoconservazione, si era imposta di non superare.

Mare lotta faticosamente con la sua maternità, quella respinta dalla figlia adolescente Shioban, quella irrecuperabile, avanzata da una genitorialità in un certo senso mancata; la reprime, ma al contempo è strabordante a tal punto da riversarla su Drew, suo nipote, personificando quasi la sua mamma, senza alcuna malizia né desiderio accanito di rimpiazzarla. Mare naviga nelle acque profonde di un inconscio che trascina faticosamente con sé frustrazione, rabbia e senso di colpa che le impediscono di spezzare il cerchio del suo malessere costante costringendola però a rimanervici intrappolata dentro.

Omicidio a Easttown

Paradossalmente, è solo quando le si presenta dinanzi il doloroso caso di Erin che Mare capisce di non poter più coccolare la sua staticità vitale, ma che al contrario vuole, per una volta, assecondare quel moto che nasce dalla parte più profonda di sé e che la spinge a liberarsi, per sempre, del suo senso di colpa. Gli eventi del passato, che non ha saputo né gestire né impedire, contaminano la qualità del suo presente, vincolandola ad un limbo spazio-temporale che non può essere appellato in nessuno dei due modi. Quello di Omicidio a Easttown è un racconto intimista che offre spunti di riflessione di ogni natura e che ha, come punto di forza, le possibilità/capacità di raggiungere generazioni e ruoli familiari diversi: nonne, madri, figlie. Talvolta il non aver agito è paralizzante più dell’aver fatto qualcosa: l’unica funzionante soluzione per evadere da questo loop emotivo è perdonare e, soprattutto, perdonarsi.

Mare, centro nevralgico del racconto

I personaggi della miniserie sono tanti e sono rappresentazioni tra le più disparate: la figlia punk Shioban, un po’ ribelle ed omosessuale, il cugino Neal, prete che alza (burlescamente) spesso il gomito, la madre Helen, macchietta comica e indolente, l’ex marito di Mare, pacato ed incredibilmente docile, una fauna umana corposa e diversificata che è una conditio sine qua non del classico prodotto poliziesco, per depistare lo spettatore e confonderlo, così da mantenere la sua curiosa attenzione viva sino all’ultimo minuto di visione. Ma, come più volte ripetuto, Omicidio a Easttown non si limita alla caccia all’assassino: è una ricerca che si svolge parallelamente su due piani, fuori e dentro Mare, cosa che la rende emergente rispetto agli altri personaggi, sicuramente non piatti ma solo parzialmente abbozzati.

Il titolo originale, infatti, è Mare of Easttown, molto più calzante e fedele alla centralità del personaggio, che si distacca dalla massa grazie all’interpretazione sublime di Kate Winslet. Poliedrica e versatile come poche, vincitrice di un Grammy, un Emmy ed un Oscar (le mancherebbe solo il Tony per aggiungersi alla lista delle sole sedici persone vincitrici degli EGOT) è stata di gran lunga penalizzata dall’ultimo suo lungometraggio, Ammonite, il quale pur essendo particolarmente promettente, tanto nella storia quanto nel cast attoriale, non ha saputo fronteggiare le aspettative generali. La prossemica della Winslet, mimica, facciale e addirittura in alcuni casi posturale è una chiave di lettura preferenziale, che mostra silentemente la sofferenza tacita e lacerante di cui raramente Mare saprà farne parola.

Comune ed ordinaria nella sua trama – quella di un omicidio in una piccola cittadina – quanto impavida ed impattante nell’osservazione introspettiva di sé: Omicidio a Easttown è una miniserie che presenta troppi aspetti positivi (e nutritivi per il nostro inconscio) per lasciarsela sfuggire.


Omicidio a Easttown (Mare of Easttown)
regia: Craig Zobel
con: Kate Winslet, Guy Pearce, Julianne Nicholson
sceneggiatura: Brad Ingelsby
anno: 2021
durata: 7 episodi – 60 minuti cadauno
disponibile su: Sky dal 9 giugno 2021
trama: Easttown è una piccola città di provincia, dove tutti conoscono tutti. Mare è un detective che si occupa di reati commessi dai tossici, emarginati della comunità cui nessuno sembra mai voler dare ascolto. Mare è chiusa, introversa, scontrosa e sempre sul piede di guerra, ma il suo cinismo tradisce una stanchezza che ha radici molto profonde, da ricercare in un passato caotico e costellato di sofferenza. Sullo sfondo, ad accompagnare i vissuti ed i sentiti di Mare, un caso di omicidio di una giovane madre, perpetrato proprio in quella piccola cittadina dove non accade mai niente. Mare cercherà di venirne a capo, coadiuvata da un detective esterno, mentre tenterà anche di fare ordine nella sua vita, passata e presente.



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