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Challengers – Recensione del film di Luca Guadagnino con Zendaya

La recensione del nuovo film di Luca Guadagnino con Zendaya: due tennisti si innamorano della stessa ragazza che diventerà allenatrice…

Tempo di lettura: 2 minuti

Luca Guadagnino è uno dei pochissimi registi davvero internazionali che possiamo vantare. È, ad oggi, probabilmente l’unico che può permettersi di avere in un suo lungometraggio una superstar come Zendaya. Di conseguenza è anche l’unico regista italiano che può permettersi di sprecare un talento come quello di Zendaya. Perché se è vero che il personaggio di Tashi (Zendaya, appunto) è al centro del film e ne è il suo motore è altrettanto vero che è il personaggio più piatto e meno interessante del film. Basti dire che fa l’amore con entrambi i protagonisti maschili (un bravissimo e istrionico Josh O’Connor e un po’ più trattenuto Mike Faist) ma in nessuna delle scene di sesso o corteggiamento si ritrova nemmeno lontanamente la tensione erotica che si percepisce nelle scene in cui si scontrano (sul campo o meno) i due ragazzi.

E’ evidente come a Guadagnino importino (molto) di più i personaggi maschili che quello femminile. Zendaya sembra asessuata anche quando fa sesso, mentre la carica erotica che si portano dietro Faist e O’Connor è costante, quando sono entrambi in scena.

Anche Guadagnino incappa in quell’arroganza tipica dei registi italiani cui è concesso un budget più generoso del solito: si lascia andare ad effettacci che avrebbe potuto tranquillamente evitare (la macchia da presa sulla pallina). Alcune lungaggini , se evitate, avrebbero potuto rendere il film più asciutto ed essenziale. Più simile ad una finale di slam tirata al massimo piuttosto che a un “challenger”.

Challengers è sicuramente un buon film, ben scritto (da Justin Kuritzkes) ancor prima che ben girato, molto ben recitato e ben narrato. Va dato atto a Guadagnino, se non altro, di essere riuscito a non lasciarsi scappare di mano un film complesso dal punto di vista degli incastri temporali e di aver saputo rendere il tutto ben leggibile dallo spettatore. Come sempre accade, però, il cinema di Guadagnino è anche (forse soprattutto) cerebrale – la metafora della partita di tennis è in effetti perfetta per il cinema del regista siciliano – prima ancora che muscolare e sensuale. Guadagnino ama muovere i suoi personaggi sulla scena. Impastare le vite dei personaggi e le loro emozioni e forzarli ad azioni al limite. In Challengers, purtroppo, non sempre trova la quadra perfetta e alcuni dialoghi e alcune azioni sembrano più forzate di quello che dovrebbero essere.

In definitiva, Challengers è, come si diceva, un buon film. Con ogni probabilità, però, non è il migliore di Guadagnino che tenta di ripetere il successo da Oscar di “Chiamami col tuo nome“. Un film che rimane nella memoria più che per la regia, per la prova attoriale dei tre giovani protagonisti.

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