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White Noise

Cinema

White Noise, l’horror vacui esistenziale declinato attraverso l’assurdità del grottesco

Dark comedy pirandelliana, White Noise riesce a dare un quadro onesto e tremendamente spietato dell’horror vacui esistenziale che attanaglia ogni uomo.

Tempo di lettura: 4 minuti

Non c’è strumento più forte, diretto ed efficace di una satira consapevole che punti a ridimensionare la portata di un argomento scomodo e fastidioso. E’ – in una sintesi molto asciutta – quello che ha fatto lo scrittore americano Don DeLillo con il suo White Noise pubblicato nel 1985, un anno – e, in generale, un’epoca – che sembrano lontani anni luce dalla quotidianità odierna, ma che al contrario hanno numerosi punti di contatto con il presente. A cogliere il potenziale disvelante di questa storia è Noah Baumbach, che va a segno laddove non erano riusciti né Barry Sonnenfeld né Michael Almereyda (rispettivamente nel 2006 e nel 2016), tornando dopo tre anni da Storia di un Matrimonio a Venezia con un’opera dal titolo omonimo del libro, questa volta presentato come film di apertura della 79esima edizione.

White Noise

Siamo dinanzi ad uno degli interrogativi più pressanti della nostra esistenza: possiamo concederci il lusso di farci paralizzare dalla paura della morte oppure, identificandola come un processo del tutto naturale, fisiologico ed inevitabile, possiamo imparare a governare lo spaesamento che avvertiamo al solo pensiero? E’ chiaro che affrontare l’intero processo, di petto, avrebbe attirato non poche ostilità; più che un vademecum impegnato e scrupoloso di come fronteggiare questa problematica nella vita spicciola di tutti i giorni, White Noise lavora molto via negationis, raccontando più che altro, attraverso le assurde e talvolta ridicole vicende della famiglia Gladney, cosa sarebbe decisamente meglio non fare dinanzi alla paura dell’ignoto.

La riuscita dell’operazione è garantita da un fattore essenziale senza il quale, possiamo affermarlo con assoluta certezza, la favola delilliana non avrebbe fatto centro con la sua morale: la componente grottesca, che caratterizza in misura diversa tutti i protagonisti della storia. Quella di White Noise è una fauna umana che affonda le radici nei paradossi più incomprensibili, divertenti per certi lati, ma anche epicentro di spunti di riflessione non indifferenti. Jack e Babette sono entrambi terrorizzati non tanto dalla possibilità fattiva di morire, un giorno di prima o poi, quanto dall’idea universale e condivisa del concetto etereo di morte.

White Noise

Si presuppone che chi teme qualcosa cerchi di evitarla a tutti i costi; al contrario, i due ne sono attratti in maniera subliminale ed inconscia, Babette con la sua alimentazione piena di zuccheri, Jack con la sua idolatria verso l’importanza storica della figura di Hitler, che sappiamo benissimo aver fatto dell’esaltazione della morte il suo manifesto politico. Entrambi cercano al contempo di sfuggirvi a modo proprio, presi da una bramosia inconsapevole di costruire attraverso nuovi matrimoni (sia Jack che Babette sono al loro quarto), ma è una sovrascrittura acritica, passiva, che ha generato un contesto chiaramente disfunzionale, in cui il primo figlio maschio è un adolescente loquace e prolisso – al contrario del secondo che resterà praticamente muto per l’intera durata della pellicola – mentre le figlie femmine, sorellastre, stentano ad andare d’accordo, entrambe prepotenti e tracotanti.

Il costante buonumore di Babette, il pollo al chili, la rinomata fama di Jack al College-on-the-Hill, le giornate trascorse al supermercato a fare la spesa, tutti insieme, come impone il buon idillio della famiglia felice della piccola città, non riescono a mettere a freno le angosce più profonde di marito e moglie, con le quali saranno costretti a fare i conti a causa di una nube fortemente tossica causata dall’esplosione di alcuni container, alla quale De Lillo ha contrapposto un’implosione più intima e personale, quella di un nucleo familiare che sgomiterà contro paure che sino ad allora non aveva mai percepito così tremendamente vive e reali. L’ordinarietà della famiglia è così sconquassata dalla quota più irrazionale della personalità umana, quella che spinge ad agire di impulso, a fare cose che in altri contesti e con altre condizioni al contorno non sarebbero mai state fatte. Entrano in gioco (tentati) omicidi, dipendenze, tradimenti.

White Noise

Il risultato è tanto fenomenale quanto semplicissimo: la storia di White Noise riesce a dare un quadro chiaro, onesto e tremendamente spietato dell’horror vacui esistenziale in cui, prima o poi, ci troveremo ad inciampare tutti, ma lo fa circumnavigando l’amara spiacevolezza degli interrogativi che pone e consentendo allo spettatore di formulare una propria visione delle cose senza quasi rendersi conto di averlo fatto. E’ delicatissimo il tocco con il quale vengono affrontati altri temi cocenti (e cogenti, mi verrebbe da dire), quali l’allarmismo veicolato da una disinformazione mediatica (all’epoca attraverso radio, TV e passaparola) che porta ad un episodio di isteria collettiva, o l’agghiacciante vergogna con la quale Babette si riferisce al suo malessere, mai nominato col suo vero nome, e cioè depressione.

Non possiamo che riferirci a DeLillo con l’appellativo di avanguardista, che già trentasette anni fa aveva precocemente anticipato una condizione umana fatta di stigmi e omologazione, nella quale la società è ancora tutt’oggi fortemente intrappolata. Più attuale che mai. In un mondo che ama mascherarsi, che ha bisogno di coprirsi perché esporsi ed esporre le proprie paure è sinonimo di vulnerabilità, qual è il nostro rumore bianco? Che cosa, fattivamente, riesce a mascherare il frastuono della nostra coscienza in tumulto, fino a mascherarlo?


White Noise
trama: Ambientato in un bucolico college del Midwest degli Stati Uniti, il film racconta un anno di vita di Jack Gladney, un professore universitario che ha guadagnato notorietà iniziando per primo degli studi approfonditi sulla figura di Adolf Hitler. È stato sposato diverse volte e sia lui che la sua attuale moglie, Babette, hanno figli da precedenti matrimoni. White Noise è una cronaca dell’assurdo della vita di famiglia, combinata con una satira sul mondo accademico.
con: Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle, Raffey Cassidy, Sam Nivola, May Nivola, Jodie Turner-Smith, André L. Benjamin, Lars Eidinger
regia: Noah Baumbach
sceneggiatura: Noah Baumbach
durata: 136 minuti
disponibile: 30 dicembre 2022


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