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Gli occhi di Tammy Faye

Cinema

Gli occhi di Tammy Faye, tra il disincanto e l’arrivismo della famiglia Bakker

Nelle sale italiane dal 3 febbraio, Gli occhi di Tammy Faye è un biopic asciutto sullo scandalo dei coniugi Bakker, che fonda tutta la sua forza portante sull’interpretazione di Jessica Chastain.

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra i tanti film che hanno subito le conseguenze della pandemia da Covid19 può essere sicuramente annoverato anche Gli occhi di Tammy Faye, nelle sale cinematografiche statunitensi già dal settembre 2021, mentre in Italia in distribuzione a partire soltanto dal 3 febbraio 2022, dopo una lunga serie di rinvii forzati. Presentata al Toronto Film Festival e trampolino di lancio del Festival del Cinema di Roma dello scorso anno, la pellicola è un biopic – abbastanza stringato ed asciutto – della vita dei coniugi Bakker, tra i telepredicatori evangelisti americani più famosi degli anni ’70, capitombolati nell’occhio del ciclone di uno degli scandali più sconvenevoli dell’epoca.

Gli occhi di Tammy Faye

Figlia di un matrimonio terminato con un divorzio, Tammy Faye si distingue sin dai primi momenti della pubertà per un’eccessivo disincanto trasformatosi, andando sempre più avanti nel corso della vita, nel suo marchio di fabbrica – un pregio (ma a tratti anche un difetto) che la distinguerà dalla società e la metterà fortemente in contrapposizione con il marito Jim, uomo al contrario fintamente umile, arrivista e schiavo di una cupidigia ingestibile che sarà la causa della sua rovina e purtroppo anche di quella di Tammy. Dopo una breve parentesi relativa al momento in cui una piccola Tammy Faye di soli dieci anni, durante una funzione religiosa in chiesa, cade preda di una crisi simil-epilettica a seguito dell’incontro mistico con il Signore, il film abbraccia il trentennio dagli anni ’60 ai primi anni ’90, dalla celebre ascesa televisiva con il programma evangelico alla PTL sino fallimento – finanziario e sociale – a seguito di indiscrezioni su Jim relative al suo orientamento sessuale e ai brogli economici a discapito della rete televisiva, notizie trapelate tramite notiziari e giornali.

Nonostante la buona intenzione del regista Michael Showalter (che si era già cimentato a rivestire il ruolo di regista di comedy film, ma mai per pellicole così impegnative) di riportare alla memoria e/o di informare in merito ad eventi significativi realmente accaduti nella maniera più oggettiva ed impersonale possibile – che poi, di fatto, è la matrice genetica e al contempo il fine ultimo del biopicGli occhi di Tammy Faye si riduce ad essere un mero inventario di episodi puntuali e spesso sconcatenati gli uni dagli altri, cosa che rende farraginoso mantenere costante il livello di attenzione per lo spettatore.

Gli occhi di Tammy Faye

Siamo dinanzi ad un’opera che si perde tanto nella forma quanto nel contenuto, che punta alla sostanza ma lascia a bocca asciutta alla fine della visione, un film che mimetizza bene la sua caducità in quel titolo che ci lascia (erroneamente) credere che la storia sarà filtrata dallo sguardo disincantato e smaliziato della protagonista. Il punto di vista non è per niente quello di Tammy Faye, le cui emozioni, se non fosse per l’ottimo lavoro di Jessica Chastain, rimarrebbero assiderate nell’etere di una sceneggiatura lenta e troppo poco fedele a quel saliscendi turbolento che è stata realmente la vicenda con tutti gli annessi del caso.

Per essere un film da zero pretese, riesce comunque, seppur in maniera sommaria e marginale, a smantellare l’American dream di quegli anni, la visione edulcorata di uno stile di vita basato sulla rettitudine assoluta per cui dilagava tra le persone il desiderio di rientrare entro i margini di una completezza sociale, religiosa ed emotiva che trovava terreno fertile proprio nel tipo di predicazioni che Jim Bakker era solito presentare in televisione, ricamando su misura pillole di saggezza ispirate a solidarietà, generosità, disponibilità, abnegazione.

Gli occhi di Tammy Faye

Ciò che solletica la curiosità dello spettatore è sicuramente la forte giustapposizione tra Tammy e il marito – che prima del divorzio resteranno insieme per più di trent’anni – trainati nel mondo da principi solo apparentemente simili: il faro guida è l’amore per Dio e per il prossimo. Mentre Tammy è e resterà sempre una donna candida e pura, tanto nei pensieri e nelle intenzioni quanto nei gesti, Jim si farà traviare da bramosia di successo, popolarità e ovviamente ricchezza, cadendo spesso anche in tentazioni extraconiugali.

Di una cosa possiamo essere assolutamente certi: l’unico punto saldo dell’intero film è di gran lunga costituito dall’interpretazione degli attori che spiegano le tribolazioni dei coniugi Bakker. Quella di Andrew Garfield di sicuro non è la sua performance più riuscita, ma abbastanza funzionale per una facile comprensione del personaggio di Jim, che sin da subito risulta importuno e seccante; Jessica Chastain, invece, è stata capace di trovare la quadra per l’interpretazione di un personaggio semplice nella sua morfologia caratteriale ma paradossalmente abbastanza ostico da riportare sul grande schermo, per il suo acuto ridacchiare ed il timbro di voce molesto e soprattutto per l’evidente divergenza tra la bambina disillusa e l’adulta, divenuta schiava degli antidepressivi a causa delle numerose delusioni amorose e, in generale, di vita.

Gli occhi di Tammy Faye

Il film vola basso non soltanto in termini di rapporto aspettativa/realtà, ma anche sulla lunghezza d’onda di un altro fondamentale metro di giudizio, quello degli Oscar, ai quali riceve solo (e giustamente) due candidature, a Jessica Chastain come miglior attrice e come miglior trucco e acconciature. Gli occhi di Tammy Faye si mantiene in bilico sul filo sottilissimo di un rasoio, tra la possibilità di consigliarne la visione, specialmente ai filoamericani, e quella di bypassarla di sana pianta per chi è alla ricerca di un un’opera di un certo spessore.

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Gli occhi di Tammy Faye
trama: 1952. Tammy Faye, ancora bambina, ha una folgorazione in chiesa mentre sta guardando il crocifisso. Nel 1960, al North Central Bible College a Minneapolis conosce Jim Bakker, che diventerà suo marito e con il quale avrà due figli. Nel corso degli anni ’70 e ’80 la coppia crea il più famoso canale televisivo religioso degli Stati Uniti che diventa il punto di riferimento per molti fedeli con il loro programma The PTL Club, conosciuto anche come The Jim an Tammy Show, in cui entrambi trasmettono il loro amore per la fede, intrattengono il pubblico con dei numeri musicali e parlano di sesso, omosessualità e AIDS. Soprattutto Tammy riesce ad avere un legame immediato con i suoi telespettatori perché parla a persone di ogni ceto sociale. Il loro successo e la loro ricchezza, culminati con il parco a tema cristiano Heritage USA, si sgretolano poco a poco a causa di irregolarità finanziarie, scandali personali e l’intervento del potentissimo e ultraconservatore reverendo Jerry Falwell che li manda in rovina.
regia:
Michael Showalter
sceneggiatura: Abe Sylvia
con:
Jessica Chastain, Andrew Garfield, Cherry Jones, Fredric Lehne, Vincent D’Onofrio
durata:
121 minuti

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