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Assassinio sul Nilo

Cinema

Assassinio sul Nilo, il Poirot di Branagh elogia la forza trainante dell’amore senza freni

Quello di Kenneth Branagh è uno spaccato della società londinese dei primi anni del XX secolo, avida di potere e capace a dissimulare ogni stortura con soldi e sorrisi posticci.

Tempo di lettura: 4 minuti

Correva l’anno 2017 quando l’attore, regista e sceneggiatore irlandese Kennet Branagh portava al cinema quello che sarebbe stato – anche se all’epoca ancora non avremmo potuto saperlo – il primo di una fortunata serie di adattamenti cinematografici della «regina del crimine» (come soleva essere appellata Agatha Christie): l’imperituro ed iconico Assassinio sull’Orient Express. A distanza di cinque anni lo segue Assassinio sul Nilo, un film che ha rischiato di far parlare di sé più per l’accesa controversia relativa alle accuse mosse contro Armie Hammer lo scorso anno che per la qualità intrinseca dell’opera stessa – da non sottovalutare per niente, pur trattandosi, pare ovvio, di un convenzionale guilty pleasure.

Assassinio sul Nilo

Il linguaggio idiomatico del mystery

Siamo dinanzi al classico prodotto mystery di impronta corale, che fa del suo punto di forza – nonché spesso marchio di fabbrica – la simultaneità rappresentativa ideale: nel mélange dei personaggi la scrittrice britannica delinea fenotipi standardizzati, come l’uomo umile bramoso di potere e ricchezza, il parente disonesto, la cameriera umiliata e sopraffatta da chi le comanda, la persona virtuosa e desiderabile da chiunque ma non ricambiata da chi ama, la donna seduttrice e quella disperata per amore.

Al contrario del film precedente, qui Branagh si serve di un all-star cast per metà, che amalgama volti iper-noti come quelli di Armie Hammer, Gal Gadot ed Emma Mackey (che ha conquistato la ribalta con la sua splendida Maeve di Sex Education) a quelli un po’ di nicchia – visti sì, ma senza ricordarci precisamente dove – una manovra ben studiata per risollevare parzialmente la dispersione che l’elevato numero di personaggi, ciascuno con un profilo caratteriale completamente singolare e differente da quello degli altri, causa sempre in questi contesti narrativi. Volti nuovi mantengono l’attenzione dello spettatore molto più viva.

Assassinio sul Nilo

Gli elementi del giallo ci sono tutti: la quantità sproporzionata e paradossale di moventi che porteranno all’omicidio di Linnet Ridgeway, il plot twist proprio a metà film, la focalizzazione esterna da parte di un narratore imparziale che in pratica ha lo stesso grado di conoscenza dello spettatore e che acquisisce cognizione dei fatti man mano che Hercule Poirot cerca di sbrogliare il bando della matassa attraverso il suo sguardo vigile e la sua elasticità mentale, la meticolosità con la quale i raccordi soggettivi insistono sul dettaglio, apparentemente privo di significato, ma se valutato retroattivamente, alla fine del film, risulta quasi sempre essere la chiave di volta per la risoluzione dell’arcano.

Se potessimo paragonare Assassinio sul Nilo ad un’attività sportiva, sarebbe di certo una fervida partita di ping pong nella quale laccusa si sposta vertiginosamente da un sospettato all’altro, per poi spesso, con andatura ciclica, ritornare su quello iniziale – nel frattempo abilmente discolpatosi – o ricadere su quello più improbabile, fuori dagli schemi, scevro da ogni papabile colpevolezza. Di sicuro chi lo vede senza averne letto l’opera narrativa d’ispirazione è maggiormente predisposto a restare sul chi va là! perché ben consapevole che la svolta può nascondersi dietro ad ogni piccolo fotogramma, mentre per chi invece ha letto il libro e conosce già la soluzione del mistero, l’attenzione è tutta focalizzata su come i personaggi nati dalla penna di Agatha Christie siano stati riportati sul grande schermo e con quale grado di fedeltà.

Assassinio sul Nilo

L’ineluttabilità dell’amore

Più che di omicidi, Assassinio sul Nilo parla però soprattutto d’amore, delle sue nefaste ed inaspettate conseguenze e dei confini che spesso si è pronti ed anche fattivamente capaci di superare. Racconta di amori perduti, di amori ritrovati, di amori non corrisposti, di amori spezzati, di amori che trovano la ratio del proprio agire in motivazioni che invece non hanno un briciolo di logica; è una casistica, vasta e stralunata, che racchiude la quintessenza della difficoltà di gestire le relazioni, spesso mescolata ad altri sentimenti quali invidia, bramosia, senso di colpa, desiderio di riscatto.

Persino Hercule Poirot, narciso borioso e pieno di sé al quale piace ascoltare le lusinghe di chi lo circonda dopo le sue strabilianti deduzioni intellettive, è stato vittima dell’incantesimo dell’amore anni ed anni prima (come ci mostra il prologo introduttivo) ed anche della inevitabile casualità della vita, come il suo racconto a posteriori mostrerà. Quello di Kenneth Branagh – ma ovviamente, prima di lui, quello di Agatha Christie – è uno spaccato-tipo della società londinese dei primi anni del XX secolo, avida di potere e capace a dissimulare ogni stortura con soldi e sorrisi posticci, che si fa portavoce di una verità amarissima: nulla è, nei fatti, come sembra.


Assassinio sul Nilo
trama: La storia vede Linnet Ridgeway, bella e ricca ereditiera, che ha appena sposato il fidanzato della sua migliore amica Jacqueline de Bellefort. Per la loro luna di miele, gli sposi decidono di fare una crociera sul Nilo. Tra i passeggeri del battello si trova, ovviamente, il celebre detective belga Hercule Poirot. Una sera, Jacqueline fa irruzione sulla barca e spara al suo ex fidanzato, ferendola a una gamba. Scioccata dal suo proprio gesto e in preda a un esaurimento nervoso, la donna viene sedata con una potente dose di morfina che la lascia incosciente tutta la notte. La mattina dopo viene scoperto il corpo senza vita di Linnet Ridgeway. Se Jacqueline non può certamente essere l’autrice dell’omicidio, chi sarà il colpevole del crimine? Indagando, Hercule Poirot scoprirà presto che ciascuno dei passeggeri aveva una buona ragione per ucciderla.
regia: Kenneth Branagh
sceneggiatura: Michael Green
con: Kenneth Branagh, Gal Gadot, Armie Hammer, Annette Bening, Russel Brand, Ali Fazal, Rose Leslie, Emma Mackey, Letitia Wright
durata: 127 minuti

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