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Westworld 4

Recensioni

Westworld 4, la dottrina etica può raggiungere anche l’intelligenza artificiale?

Il quarto capitolo della saga di Westworld cambia di nuovo le carte in tavola, presentando una realtà completamente governata dalle ex attrazioni dei parchi a tema.

Tempo di lettura: 4 minuti

E’ disponibile su Sky Atlantic dal 4 luglio la quarta stagione di Westworld – Dove tutto è concesso, la serie fantascientifica e distopica di Lisa Joy e Jonathan Nolan basata sull’omonimo film del 1973. Inutile dire che, per meglio comprendere la nuova stagione di una serie che getta le basi sostanzialmente su una trama di eventi astrusa e criptica già di per sé, l’ideale sarebbe fare un rewatch serio e pieno della terza stagione, che ci aveva lasciati sospesi a mezz’aria con molti interrogativi, audaci e forse troppo spinti, e che lo aveva fatto, per di più, nella lontana estate del 2020. Riprendere il filo del discorso, per quanto il primo episodio (purtroppo, ingannandoci) lasci presagire una maggiore linearità di eventi e storyline, non sarà impresa da poco.

Westworld 4

Dopo due stagioni ambientate per lo più nel parco a tema di Westworld, gli sceneggiatori giocano tremendamente d’azzardo, spostando d’emblée la narrazione nel mondo reale. La terza stagione, dunque, racconta di un’interazione – che però è ancora fioca e poco intensa – tra gli esseri umani e le poche attrazioni che sono riuscite ad evadere dal parco, tra cui chiaramente Dolores, Bernard e Charlotte, che in corso d’opera si scoprirà essere un’unità sdoppiata di Dolores stessa. Quest’ultima è determinata a vendicarsi del genere umano, ma durante la sua permanenza nel mondo reale scopre l’esistenza di Rehoboam, un algoritmo capace di prevedere ed influenzare la vita di ogni essere umano, e con un’imprevedibile virata si prefigge l’obiettivo di distruggerlo, per consentire all’uomo di poter disporre di quel libero arbitrio che lei e le attrazioni come lei non hanno mai potuto avere. L’operazione si conclude positivamente: Rehoboam è definitivamente perduto, così come, purtroppo, tutte le unità di memoria di Dolores.

La quarta stagione ci protende in avanti di sette anni, o meglio, ci fa inizialmente (ed ingannevolmente) credere questo, ma più in avanti è Charlotte, in uno dei tanti confronti che avrà con Caleb nel corso della stagione, a rivelarci che il salto temporale, in realtà, è di ben ventitré anni. In queste due decadi piene e movimentate Charlotte Hale ha acquisito un controllo totale e definitivo sul genere umano, “infettandolo” ed impartendogli ordini attraverso una torre di controllo che li diffonde mediante specifiche frequenze sonore. In pratica, il mondo esterno e reale si è lentamente trasformato in un parco giochi a tema in cui, a questo giro, le attrazioni sono proprio gli uomini, oggetto di scherno, divertimento e denigrazione da parte degli ex-host dei parchi-giochi, oggi abilmente camuffati tra di loro.

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Dolores, nel frattempo, è ancora viva, o almeno così sembra. Tutto ci fa credere che nulla della figlia del pastore Abernathy sia rimasta nella scatola fisica che le assomiglia (per quanto ora porti i capelli lunghi e castani): si chiama Christina – per gli amici Chrissie – convive con un’amica, Anita (interpretata da Ariana DeBose) e lavora per una società, l’Olympiad Entertainment, che si occupa di inventare storie per i giocatori non partecipanti nei videogiochi interattivi. Basterebbe forse solo questo unico, piccolo – se piccolo lo si può definire – indizio a farci porre in maniera critica nei confronti di questa condizione: come ci è finita Dolores a fare proprio ciò che l’aveva spinta alla rivolta nella seconda stagione, ovvero avere il controllo acritico sulla vita altrui?

Pare proprio che, ancora una volta, Westworld abbia sentito l’esigenza – o forse non poteva essere diversamente – di cambiare tutte le carte in tavola e cominciare una nuova partita daccapo. Sfatato il mito e la suspense ad esso legata relativi alla distopia della Delos prima e della Incite poi, la quarta stagione procede verso una dimensione che potremmo definire più intimista ed emotiva, laddove i grandi interrogativi della vita sembrano essere alla ricerca di una risposta definitiva. L’etica e la morale sono dottrine speculative che hanno fatto un salto generazionale, fagocitando la coscienza delle attrazioni: sono esse capaci di provare senso di colpa, rimorso, empatia?

Westworld 4

A conti fatti sembra che l’intelligenza artificiale, avulsa dalle pulsioni irrazionali dell’essere umano, sia incappata nel suo stesso identico errore: la sete di potere, di controllo, di vendetta. E questo perché essa non è nient’altro che la copia speculare dell’uomo, un ibrido di sentimenti, emotività, impulsività, assenza di raziocinio. La sua superiorità, decantata per gran parte della seconda e quasi tutta la terza stagione, viene rovinosamente smentita, smantellata, e per di più senza intervento alcuno da parte dell’uomo.
Forse sono la fragilità – e le sfumature in cui viene declinata -, la coscienza e la consapevolezza le vere protagoniste di questo ultimo capitolo di Westworld, che ci spingono a toccare con mano una dimensione di cruda concretezza sulla sfondo di una storia che resta, in sostanza, pura fantascienza.

E’ forse proprio l’ultimo episodio ad assurgere ad emblema di questa lettura della stagione: Dolores/Christina comprende il ruolo e il posto che riveste in una realtà che le risulta stretta solo attraverso una profonda presa di coscienza del suo Io e delle sue capacità, da ex-host o da essere umano che sia.
Che il tentativo sia degno di nota, non possiamo sicuramente negarlo, eppure il processo attraverso il quale Jonathan Nolan e Lisa Joy hanno cercato di metterlo in atto non è sicuramente dei migliori. Le storyline dei personaggi si intrecciano tra di loro in maniera davvero molto forzata, cercando di replicare gli ambigui sdoppiamenti temporali dei tempi d’oro, ottenendo però come risultato solo un affastellamento narrativo che porta spesso lo spettatore a perdere attenzione e interesse.

Il finale di stagione lascia comunque spazio ad un capitolo conclusivo (la quinta stagione di Westworld sarà infatti l’ultima) che si giocherà completamente le sorti di quella serie TV che era stata considerata addirittura il legittimo successore, in termini di popolarità e magnificenza, di Game of Thrones.


Westworld 4
ideatore: Lisa Joy, Jonathan Nolan
soggetto: Michael Crichton
con: Evan Rachel Wood, Aaron Paul, Jeffrey Wright, Ed Harris, Thandiwe Newton, James Marsden, Luke Hemsworth, Simon Quarteman, Rodrigo Santoro, Tessa Thompson, Vincent Cassel
durata: 10 episodi
disponibile su: Sky Atlantic e NOWTv dal 04 luglio



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