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Vittorio Gassman, l’attore poliedrico per eccellenza

20 anni senza Vittorio Gassman, il Mattatore del cinema italiano.

Tempo di lettura: 3 minuti

Accostare la figura di Vittorio Gassman semplicisticamente alla commedia all’italiana è operazione che fa torto all’intelligenza di chi la compie e sopratutto alla memoria di questo artista staordinario. A mio insindacabile giudizio, abbiamo avuto tre attori degni di questo nome nel cinema italiano, tre uomini che hanno innalzato il livello della cultura e dell’arte grazie alle loro interpretazioni: Vittorio Gassman era certamente uno dei tre, insieme a Marcello Mastroianni e Gian Maria Volontè.

Di impostazione classica, attore di tecnica e di stile, di perfetta dizione e al tempo stesso perfetto nella riproduzione di pressochè tutte le forme dialettali dello Stivale, Gassman ha saputo attraversare il secolo del Cinema partendo dal teatro e avendo l’ambizione di non abbandonarlo mai.

Certo, per la grande massa del pubblico da botteghino Gassman è e rimarrà per sempre il Mattatore, l’interprete di film ormai entrati nell’immaginario collettivo come I Mostri, L’armata Brancaleone, La Grande Guerra e potrei continuare l’elenco per diversi paragrafi. E lui, Gassman, a questa doppia vita di attore impegnato e di attore popolare è rimasto fedele per tutta la carriera, venendo per questo tacciato di intellettualismo da una parte e di essersi svenduto dall’altra, eterne chiacchiere di sottofondo di un Paese ostaggio di un manicheismo imperante.

In questo senso si possono individuare alcuni titoli all’interno della sterminata filmografia di Gassman che sembrano costituire il giusto punto di equilibrio tra queste due pulsioni, dove esigenze autoriali e ricerca culturale si sono felicemente fuse con il riconoscimento da parte del pubblico: Il Sorpasso ad esempio, di cui ricorrono nel 2020 i 60 anni dalla realizzazione, e sopratutto Profumo di donna, del 1974, per il quale ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes.

È del resto un anno centrale il 1974 per il cinema di Gassman, come lo era stato il 1958, quando, con I soliti ignoti di Monicelli, interpreta per la prima volta un ruolo comico nel film che dà vita alla commedia all’italiana e apre un decennio da protagonista. Sebbene nel 1974 giri solo due film, il già citato Profumo di donna di Dino Risi e C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, due registi importantissimi in tutta la sua produzione cinematografica, è un anno in cui proprio grazie a queste due pellicole si apre la seconda fase della sua carriera, che lo proietta verso gli anni ’80 e ruoli di respiro nuovamente più internazionale, con registi come Altman e Resnais.

Ma Profumo di donna è un film speciale.
Lo è per la malinconia che emerge da ogni singola inquadratura; lo è per l’interpretazione magistrale di Gassman; lo è per l’unicità del suo protagonista rispetto ai canoni del cinema italiano di quegli anni, militare rimasto non vedente che affronta la sua realtà quotidiana a petto in fuori, con cinismo e ostentata sicurezza celando nel profondo le sua disperata voglia di morte; lo è per il modo con cui favorisce l’immedesimazione dello spettatore con il giovane attendente, entrambi sperduti in balìa dei desiderata dello scorbutico militare; lo è perché, sebbene non sia mancata da parte di certa critica imbecille l’accusa di maschilismo nei confronti di un personaggio che “fiuta” le donne (critica ancora più imbecille quando veniva rivolta direttamente a Gassman, come a voler dimostrare di ignorare del tutto la differenza tra attore e personaggio), come spesso accade la salvezza per il personaggio maschile, o la strada verso la salvezza, è simboleggiata dalla figura femminile, in quell’ eterno completamento vicendevole che è poi l’essenza del nostro vivere.

Poteva leggere Dante e poteva predersi gioco di se stesso e di chi lo accusava di tronfi intellettualismi leggendo il menu di un ristorante; poteva recitare una sera Otello e una sera Jago alternandosi con quell’altro gigante della recitazione di Salvo Randone (l’attore più colpevolmente dimenticato del nostro teatro e del nostro cinema, ma questo è un altro discorso); poteva vantare gli inizi nell’alveo del neorealismo, i successi a Hollywood ed essere al tempo stesso particolarmente legato a quella maschera tipicamente italiana di Brancaleone da Norcia.

Da Shakespeare ai classici greci, passando per Miller e Manzoni, non disdegnando la regia teatrale e cinematografica, la scrittura, il doppiaggio e finanche l’impegno politico: tutto convive nella persona di Gassman, uomo e intellettuale poliedrico prima che attore e artista multiforme.

L’attore più completo del cinema italiano.

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