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Una scena di Soul

Cinema

Elogio di Soul, manuale di psicologia della Pixar che adesso sussurra ai “bambini” grandi

Soul è una lezione. Un manuale di psicologia per chi è perduto nelle sue miserie, per chi è travolto dalla quotidianità, per chi sogna la sua occasione dimenticando tutto quello che lo circonda.

Tempo di lettura: 4 minuti

Lo diciamo subito. Soul non è un film per bambini. O meglio, lo è in parte. Lo è per i disegni, le animazioni e gli effetti, e per un certo gusto nel divertimento e nell’emozionare. Non lo è, e non potrà mai esserlo, per i temi trattati e i contenuti. Di certo il nuovo lavoro della Pixar distribuito dalla Walt Disney è l’ennesimo lungometraggio destinato ad entrare nella sezione dei capolavori realizzati dalla casa di produzione californiana, oltre ad essere proficuo come una seduta dallo psicologo, questo perché molto semplicemente i temi trattati al film sono decisamente universali.

Soul è un film che parla a tutti noi

Andiamo per ordine. Il regista Pete Docter aveva già dato prova con Inside Out della capacità di rappresentare e raccontare il complesso delle emozioni umane attraverso gli indimenticabili personaggi Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto, emozioni legate alla crescita di Riley e a quella di ognuno di noi, attraverso i ricordi e le esperienze. Ecco, in Soul il regista unisce la capacità di rappresentare concetti decisamente astratti come quello di Altro Mondo, la nascita delle anime che andranno a popolare la Terra, il loro percorso prima di arrivarci e quello che vivono una volta “pronte a vivere” – ci si perdoni il gioco di parole. E’ un enorme trattato di psicologia, raccontato attraverso concetti e immagini che decisamente possono entrare nell’immaginario di ognuno di noi. Forse non possono non entrarci, perché quello che vive Joe Gardner è quello che inevitabilmente ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita.

Una scena di Soul

Joe, direttore di una banda musicale delle scuole medie, sogna di suonare in un prestigioso locale jazz di New York. Dopo 20 anni di tentativi, finalmente riesce a ottenere una serata che lo vedrà suonare con una delle sue artiste jazz preferite. Ma un colpo di scena rovina i suoi piani: nel pieno della sua euforia per la notizia ricevuta, cade accidentalmente all’interno di un tombino. Muore? Forse sì. O forse no.

Perché vale la pena vederlo

Soul è un film terapeutico, che vale la pena vedere senza altre anticipazioni, se non fosse anche soltanto per il dialogo di Ventidue con i suoi mentori, su tutti Madre Teresa (davvero strepitoso).

Vale la pena vederlo per la rappresentazione dell’Aldilà, che esula da ogni tipo di visione più o meno religiosa e ripropone – visione del tutto soggettiva, meglio specificare – quelle Stairway to Heaven cantate mirabilmente dai Led Zeppelin. Vale la pena vederlo per quelle anime, pure e candide perché molto simili ai bambini, in attesa di trovare il loro posto del mondo, così come per quelle anime che hanno paura di vivere come Ventidue, e per quelle che si sono perse e che sono salvate dal fenomenale Spartivento, un artista, e per questo anche lui nella Bolla, ma anche una sorta di mendicante al di fuori di un negozio di New York.

Una scena di Soul

Vale la pena vedere Soul per tutte le volte che ci lamentiamo della nostra vita, e ci dimentichiamo del profumo dei fiori, delle foglie che si colorano al cambio delle stagioni, delle risate dei bambini, della voce di una mamma o di un papà o di ogni altra cosa bella che ci circonda, travolti da un lavoro che sembra essere una passione e invece di passione ha ben poco, e che invece fa dimenticare il perché si sta vivendo. Vale la pena immergersi in Soul perché ricorda l’importanza di ascoltare gli altri, che sia un barbiere che voleva essere altro e che invece è comunque un ottimo barbiere o la nostra mamma alla quale non abbiamo mai avuto il coraggio di dire certe cose. E’ l’importanza delle piccole cose, quella che intende raccontare – tra le tante cose – la storia di Soul, quelle che stanno in mezzo a quella manciata di giorni che rendono la nostra vita speciale. Quelle che fanno volume, e che rendono dolce anche soltanto uscire di casa senza una meta specifica.

Un manuale di psicologia edito dalla Pixar

Soul è una lezione. Un manuale di psicologia per chi è perduto nelle sue miserie, per chi è travolto dalla quotidianità, per chi ha dimenticato il profumo del pane, per chi sogna la sua occasione dimenticando tutto quello che lo circonda. Per chi, semplicemente, ha paura di vivere, come Ventidue e anche come Joe. Che ha fatto in tempo a redimersi, nonostante tutto. E per questo ha avuto la sua seconda occasione, bloccato e rispedito a terra da quei simpatici ragionieri dell’Aldilà.

Una scena di Soul

“Ci hai ispirato”, hanno detto a Joe mentre saliva al Cielo. Ecco, Soul è anche questo. E’ la possibilità, è l’eventualità di essere ispirazione ed esempio per qualcuno quando spesso pensiamo di non essere degni neanche per noi stessi. Divertimento, lacrime e una serie di riflessioni, su noi stessi e su quello che sta sopra e sotto di noi. Non un film per bambini, basta soltanto ascoltare le prime battute. Forse un film per bambini un po’ cresciuti, che hanno paura di vivere come Ventidue o che vivono una vita bloccata come Joe. Basta soltanto tuffarsi, alla fine. Solo così si impara a nuotare.

Leggi anche: Onward, una magia Pixar per risollevare i cinema

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