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Paolo Villaggio in Fantozzi

Cinema

Rassegna semiseria sul cinema Italiano Medio – Parte 2

Ecco la lista semiseria dei migliori film (per me) del cinema italiano, ormai diventati parte della storia (seconda parte).

Tempo di lettura: 7 minuti

Prosegue, dopo la prima parte di qualche giorno fa, la rassegna semiseria sul cinema Italiano Medio a cura di Yari Riccardi. Ecco la seconda parte!

Borotalco

Non tanto Carlo Verdone, comunque sugli scudi in questo film, con ogni probabilità tra i suoi lavori più divertenti, sulla scia di “Bianco Rosso e Verdone”, ma soprattutto Mario Brega e Angeli Infanti, protagonisti tanto quanto Sergio Benvenuti di questo vero e proprio cult del cinema italiano, prima volta di Verdone in un ruolo unico. Il resto è semplicemente Storia. Sergio vende enciclopedie ed è stretto tra il pressing della fidanzata Nadia (Eleonora Giorgi) e quello del papà di lei, Augusto. In mezzo c’è Nadia, sveglia e intraprendente collega di Sergio, e su tutti troneggia Manuel Fantoni, precursore dell’Edward Bloom di Big Fish (come vedete, non mi sono fermato a De Sica). Le storie di Manuel incantano Sergio, solo che Manuel tanto Manuel non si dimostra: è infatti un ciarlatano, tal Cesare Cuticchia, arrestato proprio davanti al malcapitato Sergio. Che però ne resta affascinato, diventando lui stesso Manuel Fantoni e allo stesso modo schiavo del personaggio. Trionfatore ai David del 1982, colonna sonora di Lucio Dalla e degli Stadio. Notevole, per ovvi motivi, la presenza della splendida Moana Pozzi in una scena difficilmente dimenticabile.  

Carlo Verdone ed Eleonora Giorgi in “Borotalco” (1992)

La Battuta (scelta difficile) –

Mo te vojo riccontà n’fatto che m’è sucesso ieri. M’ha detto: “Papà, che me porti a comprà ‘n pajo de scarpe a Via Veneto?” Capirai a me me s’è allargato er core, io e mi’ fija a Via Veneto, guai a chi me la guardava. Mentre se stava a guardà la vetrina de scarpe, passeno du’ giovanotti e dicheno ‘na frase che a me nun m’è piaciuta, io me giro e dico “A cornuto! Vie’ qua a cornuto!” È venuto tutto spavardo, er più grosso, e m’ha dato un cazzotto in bocca: me lo so’ guardato, ho sputato e j’ho detto: “Manco er sangue me fai usci’, a cornuto! In guardia!”. J’ho dato un destro ‘n bocca m’è cascato per tera come Gesù Cristo, J’ho rotto er setto nasale, j’ho frantumato le mucose, e je dicevo “arzete, arzete, a cornuto arzete!” j’ho detto!… Pieno de sangue per tera, a ettolitri… Nun s’è arzato. Me lo so’ guardato, me so’ girato, me so’ risistemato ‘a giacca. M’ha detto “papà che è successo?” dice mi fija. “Niente, due de passaggio, ‘namo a compra’ le scarpe” j’ho detto.

7 chili in 7 giorni

E’ tutto grasso che…cala, grazie a Verdone e Pozzetto. E benvenuti a Villa Samantha, ridente clinica del benessere dei dottori Alfio Tamburini (dottore in medicina e docente di Scienza dell’Alimentazione a Punta Raisi) e Silvano Baracchi, rappresentante di vibratori che vede nel collega, incontrato per caso anni dopo la laurea (scena memorabile) la via per far soldi senza investirne. Ed ecco che la casa della nonna della moglie di Alfio viene approntata per diventare clinica di riferimento per dimagrire, e una serie di improbabili pazienti cominciano il loro percorso terapeutico, tra allenamenti e cene ipnotiche. Tutto crolla quando Paolone (come mi fa incazzare!) coglie Silvano e la bella signora preda dei morsi della fame in atteggiamenti inequivocabili. Il resto lo fanno tutti gli altri pazienti, il pugile, il monsignore, la coppia che non riesce a fare più l’amore, la cantante lirica. E soprattutto Verdone e Pozzetto in grande spolvero.

Carlo Verdone e Renato Pozzetto in “7 chili in 7 giorni” (1986)

La Battuta (scelta difficilissima) –

Cantante lirica: Cosa ne pensa se io, come la Callas, ingerissi un verme solitario?

Silvano: Mh… che schifo! E poi per lei ci vorrebbe un cobra!

Pompieri e Missione Eroica – Pompieri 2

Impossibile dividere le gesta della gloriosa Squadra 17 o premiare il primo piuttosto che il secondo film. Il filone è il medesimo, i protagonisti quasi: proprio per questo meritano la menzione, perché quello che mettono insieme Andrea Roncato, Lino Banfi, Christian De Sica, Paolo Villaggio, Teo Teocoli, Gigi Sammarchi, Massimo Boldi e Luc Merenda inevitabilmente resta negli annali. Sono tantissimi gli episodi da raccontare del primo e del secondo film, dal terribile incontro di pugilato di Bigotti all’intervento nella casa in fiamme dove troveranno la discinta moglie (Moana Pozzi) di Steve McRuoppolo in flagranza di tradimento (Sua moglie è una busona… e Ruoppolo non lo sa!), dalla demolizione della casa del comandante Pacini all’intervento eroico nella piattaforma petrolifera in fiamme, dopo un viaggio ai confini della realtà con un carico di nitroglicerina.

“I pompieri” (1985)

La Battuta –

Senti ‘mpò, ma se ti dicessero, se non lo fai muori, devi dare un bacio in bocca con la lingua a José Luis Moreno o a Daniele Piombi…tu, onestamente, chi sceglieresti? [pausa] Aò io messo alle strette Daniele Piombi

L’allenatore nel pallone

Già chiamare un calciatore brasiliano Aristoteles, evidente richiamo a Socrates, meriterebbe una menzione d’onore dei manuali cinematografici. Ma è riduttivo soffermarsi al prodigioso centravanti della Longobarda per raccontare quello che è stato un vero e proprio fenomeno di costume, una fenomenale parodia sul mondo del calcio che ha fatto scuola e che continua a far presa nell’immaginario di giovani e meno giovani. Oronzo Canà, allenatore pugliese con il mito di Liedholm ma lontano anni luce dal self control del Barone, fautore del rivoluzionario 5-5-5, viene chiamato dalla Longobarda neopromossa della Serie A. Il calciomercato disastroso – “Canà, indovini chi le ho preso? Ma, Mara, Marado…Maradona” – e il viaggio in Brasile con Bergonzoni, gli approcci con Eder, Junior e Socrates e la scoperta di Aristoteles su un campetto poco lontano dal Maracanà. Che altro dire su questo capolavoro? Le apparizioni di numerosi protagonisti del calcio di quell’epoca, Picchio De Sisti chiamato e usato come frase compiuta, la predizione di Canà verso Ciccio Graziani, e una serie di episodi che rendono l’epopea di Oronzo un vero e proprio cult del cinema italiano. Obrigado, Mister (da dimenticare il seguito).

Lino Banfi in “L’allenatore nel pallone” (1984)

La Battuta –

Canà: M’avete preso per un coglione.

Tifosi: Ma no, sei un eroe!

Canà: Ahhh! Mi avete preso per un coglione.

Tifosi: Ma no, sei un eroe!

Canà: Oh! Mi avete preso per un coglione, sotto la meno, mi fa male!

Fantozzi (ma non tutti)

E’ il 1975 quando arriva nei cinema il primo film della saga del ragionier Ugo Fantozzi, ferocissima satira della società dell’epoca rappresentata da Villaggio nei libri e dal volto dell’attore nei film. Veri e propri affreschi nei quali tutti ci siamo ritrovati, le angherie subite in ufficio, l’organizzatore di eventi, il collega sborone, l’azienda onnipotente e onnipresente, i superiori visti come entità soprannaturali e maligne. Chi di noi non ha mai avuto a che fare con un megadirettore galattico, Ing.Dott. Gran Pezz di Merd? Ecco, Fantozzi è tutto questo e molto di più. Ovviamente non in tutti i film usciti nel corso degli anni. Anzi, a dirla tutta, soltanto in 3, dunque Fantozzi, Il secondo tragico Fantozzi e Fantozzi contro tutti (una menzione va fatta per SuperFantozzi, se non altro per la scena di Excalibur e per quella della risurrezione di Lazzaro). Io non mi fido di chi non ride alle disgrazie del povero ragioniere. Perché obiettivamente non si può non ridere. Perché se uno invita una donna a colazione da Gigi il Troione, se festeggia Capodanno ben prima della mezzanotte, se preso da una botta di orgoglio umilia a biliardo il perfido Catellani, se paventa un passato da azzurro di sci, se si dà alla politica con Folagra (con tanto di capelli cresciuti, da komunista doc), se prende l’autobus al volo…è semplicemente uno di noi. Impossibile menzionare tutti gli episodi da ricordare dei film sopramenzionati, tra i quali comunque non possiamo non ricordare la rassegna cinematografica di Guidobaldo Maria Riccardelli, l’occhio della madre e la carrozzina con il bambino, il varo della nave e il taglio del nastro da parte della Contessa Serbelloni Mazzanti del Vien Dal Mare e la cena di gala, e ovviamente la Coppa organizzata dal Visconte Cobram.

Paolo Villaggio in “Fantozzi” (1975)

La Battuta –

Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare: Che giorno è oggi?

Arcivescovo de Vetanza e Fantozzi [in coro]: Domenica!

Fantozzi: Facciamo Flic e Floc: mi dia il mignolo! (ma il mignolo, ovviamente, l’alto prelato non ce l’aveva più, tagliato dalla contessa durante il varo)

(ma anche)

Contessa Viendalmare: Impiegato, lei conosce il nostro ambasciatore di Germania, il conte Otto von Über Steiner?

Fantozzi [facendo il saluto nazista]: Heil Hitler! …Oh scusi.

Conte Otto von Über Steiber: Può chiamare me solo Otto.

Fantozzi: Almeno nove.

Filini: Dieci.

Fantozzi: Undici.

Filini: Dodici.

Narratore [voce fuori campo]: Alla fine la spuntò Fantozzi.

Fantozzi: Trenta e lode. Tiè!

Meglio fermarsi, potrei andare avanti per ore e ore. Nell’elenco ci sono anche “Bianco Rosso e Verdone” e “Un Sacco Bello”, “Il Marchese del Grillo”, la trilogia di “Smetto quando voglio”. Volutamente non li abbiamo voluti menzionare perché non hanno mai ricevuto le critiche spesso ingiustificate che hanno ricevuto i film di cui sopra (chi più chi meno, ovviamente) e perché fanno parte di quel cinema intelligente e maturo, e rigorosamente italiano, di cui c’è tanto bisogno. E ciononostante fanno anche molto ridere: penso alla saga dei ricercatori universitari spacciatori e vedo quanto di meglio c’è oggi nel cinema nostrano. Quello che è evidente è che non è necessario fare film che “Signore mio abbi pietà” per restare nell’immaginario collettivo. Che poi, sia chiaro, io sono ben felice di avere Oronzo Canà nel mio cuore e non qualche regista del cinema espressionista tedesco, italiano o che ne so io, e non per questo mi sento meno intelligente o meno profondo di altri. E’ che io sto dalla parte di Jerry Calà, di Don Buro, di Cristiano Gardini, del ragionier Filini e di tutti quelli che fanno storcere il naso agli amanti del cinema d’autore e impegnato. E’ perché sono come loro. Siamo come loro, solo che è difficile ammetterlo. Ora, Daniele e Vito, potete condannarmi dalla damnatio memoriae da Ultima Razzia. Lo capirò.

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