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Musica

Pino Daniele, Nero a metà, Mascalzone Latino e Lazzaro Felice

Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Pino Daniele. Che cosa resta del bluesman napoletano? Tutto, perché Pino continua a vivere nell’anima dei napoletani, degli amanti della musica e soprattutto dei giovani che, sempre di più, si avvicinano e scoprono la grandezza di questo cantautore, di questo Masaniello, Nero a Metà e Lazzaro Felice.

Pino Daniele

Sono passati cinque anni da quella fredda mattina di gennaio del 2015 in cui la notizia della morte del bluesman napoletano ha scosso il mondo della musica lasciando ‘orfani’ tutti i suoi fan e i suoi estimatori. Un po’ come quando è un amico a lasciarci, un amico intimo e discreto. Che con le sue parole e il suo modo di far cantare la chitarra, ci ha accompagnato in tutte le tappe della nostra vita.

Parole, chitarra e voce: questi erano gli strumenti di Pino Daniele, usati maniera magistrale e innovativa. Sì, innovativa, perché Pino ha fondato una nuova lingua in cui napoletano, tratti d’italiano e uno sguardo di inglese hanno trovato un ritmo d’espressione che nessuno sarà mai più in grado di replicare. Parole, espressioni che danzano sulle corde della chitarra, estensione del corpo di Pino; parole che partono dai ‘bassi’ napoletani e corrono e viaggiano e raggiungono posti inaspettati. Parole che sono diventate vestito di un’identità, mai sbandierata, ma indossata come tratto indissolubile del proprio essere al mondo. Napoletano.

Pino è Napoli e Napoli sarà Pino

Napoli. Che cos’è Napoli? Fior fiore di intellettuali hanno provato a descriverla gettando autostrade di inchiostro dai loro viadotti settentrionali: e non ci sono riusciti, ça va sans dire. E allora che siano i veri napoletani a raccontare questo centro del mondo inventando una nuova grammatica per farlo. E Pino ci è riuscito in maniera magistrale, non cedendo né all’auto-elogio ma neanche al disincanto gratuito e fine a se stesso. Napule è è molto di più di una canzone dedicata alla città di Napoli. Napule è il ritratto, dolce e ruvido, della propria terra. Il senso di appartenenza dei napoletani alla propria terra è un qualcosa difficile da raccontare. Bisogna viverlo e basta, esserci nati o cercare di farci capolino grazie agli artisti che escono dalle sue viscere. Napule è porta dritto dritto a Terra Mia:

Terra mia terra mia
Comm’è bello a la guardà
Nun è overo nun è sempe ‘o stesso
Tutt’e juornë po’ cagnà’
Ogge è deritto, dimane è stuorto

Terra mia Pino Daniele copertina album

Provate a chiudere gli occhi e l’immagine si impone nitida: colori caldi, terrazze napoletane e il Vesuvio, stella polare di ogni napoletano nel mondo. Padre e madre amorevole e temibile. Prima fonte di luce e calore. Così bello da guardare e così Terra Mia.

Pino ha scritto tutta n’ata storia

Continuando nel nostro viaggio sparso tra le canzoni di Pino Daniele, sicuramente uno dei suoi album più riusciti è Bella Mbriana del 1982, influenze etniche da Napoli e dal mondo. La Bella Mbriana era uno spirito protagonista di antiche leggende popolari napoletane e si diceva aleggiasse nelle case. Pino, giunto al culmine della maturità compositiva, prende questo spirito e si fa accompagnare mentre suona. Bella Mbriana, la canzone omonima, è una canzone popolare ma sofisticata. Poi l’album esplode con Tutta n’ata storia, una canzone impegnativa, bella e dal ritmo fortemente blues. Autobiografia e luce sul quadro della Napoli degli anni ’80. Perché quelli per Napoli sono stati anni difficili eppure Pino è riuscito a cantarli con delicatezza, prendendo i particolari e rendendoli universali. E soprattutto, rendendo i napoletani fieri di esserlo.

Cantando L’Appocundria. Ecco Pino Daniele ha inventato un nuovo termine, tanto che anche la Treccani ha deciso di riconoscerlo (!). La malinconia, il male di vivere che spesso tutti incontriamo. Dandone una definizione irrevocabile: appocundria è nisciuno. O forse siamo tutti. E quel suo pizzicare le corde della chitarra diventa un accarezzare le corde dell’anima che si tendono e tornano indietro, come le onde del mare. E come le onde del mare possono essere tristi. E vibrano di un ritmo lento.

Pino Daniele

Ma tutto questo va inserito all’interno di una cornice. E quella cornice è Napoli. Impossibile astrarre le parole, i temi e le composizioni di Pino Daniele dal centro del mondo, ovvero Napoli.

Napoli, Napoli che non l’ha mai dimenticato

E Napoli non ha mai dimenticato il suo Nerò a metà, il suo Masaniello che l’ha portata orgogliosamente in giro per il mondo. Napoli, Napoli non dimentica, non sa cosa significhi damnatio memoriae. Nel bene e nel male. E Pino è indimenticabile e indimenticato. Un’altra leggenda (metropolitana o meno!) narra che ogni vero napoletano ricordi perfettamente cosa stesse facendo nel momento in cui ha saputo della morte di Massimo Troisi. Senza essere troppo ‘blasfemi’, possiamo dire che ogni vero napoletano adesso ricorderà anche cosa stesse facendo quella mattina di gennaio quando hanno dato la notizia della morte di Pino. E quella Piazza del Plebiscito, calda, fredda e stracolma di anime che cantavano le sue canzoni. Giovani, meno giovani: tutti sono stati accompagnati da una qualche canzone di Pino in un momento della propria vita. Che Maestro di chitarra! Perché sì, chi non ha imparato a suonare questo strumento misurandosi proprio con una canzone di Pino?! Di notte, in spiaggia, pizzicando il vento e imprimendogli una direzione: quella del futuro. Inverosimile e non scritto. Quanti amori avrà fatto nascere la musica di Pino Daniele, quante piccole Anna che verranno (ancora) in suo onore. E sì quando Anna Verrà sarà un giorno pieno di sole. E via con la macchina tra Mergellina, Sorrento e la Costiera. La musica corre verso mare, si fa profumo divenendo sensazione e quindi ricordo.

Massimo Troisi e Pino Daniele

E allora così Napoli non dimenticherà mai il suo Masaniello dei giorni nostri; finché ci saranno araldi, fieri scudieri come l’inimitabile Tullio de Piscopo, il riccioluto James Senese ovvero La Tammuriata Nera che prende forma, Joe Amoruso, Tony Esposito e Rino Zurzolo fino a che c’è stato, a portare avanti tutto quello che è stato Pino. Con loro e senza di loro, ma mai lontano da loro.

Poesia di Massimo Troisi con musiche di Pino Daniele

Mille storie che si intrecciano, nei mille colori di Napoli. Musica di Pino Daniele che riecheggia nei bassi, negli alti, nel centro, nelle viscere, nella testa e nel cuore. E allora ci piace pensare che, dovunque sia adesso Pino, abbia finalmente ritrovato l’amico Massimo Troisi. Ma sì forse sono stati chiamati anzitempo perché ‘lassù’ avevano voglia di uno spettacolo tutto per loro. Poesia di Massimo Troisi con musiche di Pino Daniele.

Massimo, prendi ‘na tazzulella ‘e cafè!

No, grazie Pino. Il caffè mi rende nervoso!

Napoli mille storie.

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