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Note di Viaggio: cantando canzoni che è come cantare… di tutto

Note di viaggio, capitolo primo di e per Francesco Guccini con l’inedito Natale a Pavana, regalo del Maestrone arrangiato da Mauro Pagani. Una dichiarazione d’amore alla sua terra e alla sua vita cantata con dolcezza. Come quando si torna a casa dopo un lungo viaggio.

Murales Francesco Guccini

Venerdì 15 novembre è uscito “Note di Viaggio: Capitolo 1 – Venite avanti…”, un disco tributo curato e arrangiato da Mauro Pagani, una raccolta con alcune delle canzoni più belle di Francesco Guccini cantate da big della musica italiana. Questo articolo non vuole essere una recensione sul disco, anche perché chi sta scrivendo non ha le competenze necessarie per farlo. Questo articolo vuole essere una dichiarazione d’amore, l’ennesima, nei confronti di un’artista che ha raccontato un mondo in un modo che..che nessuno ha mai fatto.

Ho pensato molto a come scrivere questo articolo, ho cancellato altrettante volte le prime parole. Poi ho deciso. Io questo articolo lo devo scrivere in prima persona, non potrei fare altrimenti. Parlare di Francesco Guccini è come parlare di me.

Profumo di Natale a Pavana

Il disco contiene anche un inedito, scritto e cantato da Guccini stesso e musicato da Mauro Pagani. Si intitola Natale a Pavana e dipinge il quadro di una vita che è stata: Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’Appennino, Zio Rico, Pietro, Teresa, il treno a vapore, il Limentra, l’acqua e l’odore della nebbia. Un odore freddo e dolce. Una dolcezza cantata in dialetto pavanese, da un uomo di quasi ottant’anni, con un respiro profondo, quasi sospirato come se ogni lettera portasse con sé il carico di tutta una vita.

Francesco Guccini

Ogni canzone di Francesco Guccini possiede un suo odore. La Canzone delle Osterie di fuori porta ha l’odore del lambrusco, del ragù, del bollito, delle sigarette, dei grappini: l’odore del tempo che è stato, della giovinezza che si è nutrita di sogni, speranze e pappardelle al ragù di cinghiale, innaffiata da litri di Lambrusco per farla crescere robusta e solida. Io l’ho sentito quell’odore da Vito, l’ho sentito scorrermi dentro.

Il Pensionato ha il profumo delle case dei vecchi, sfumature di solitudine di chi ha tanto tempo e anche il lusso di sprecarlo. Lettera è l’odore di gatti per strada e nei vicoli, è il suono dell’ora di pranzo come può essere in qualsiasi città di provincia. Io ho sentito quell’odore e quel suono proprio sotto casa mia. E più li sentivo e più mi sembrava di camminare con Guccini.

La Canzone delle Osterie di fuori porta

E allora la canzone più ‘azzeccata’ di Note di Viaggio non può che essere La Canzone delle Osterie di fuori porta, cantata dal duo Samuele Bersani e Luca Carboni. Certo, giocavano anche in casa. Ma i due sono riusciti a restituire quel quadro che Francesco ha dipinto più di quarant’anni fa. Forse perché in quel quadro ci hanno abitato anche loro e perché le parole con cui si parla delle osterie (che oggi non esistono più..ma sarà vero?) sono così potenti, così contemporanee, così eterne. In quel quadro ci ho abitato anche io per un momento. Era l’ultimo concerto di Guccini e il giorno successivo siamo andati a pranzo da Vito nei pressi di Via Paolo Fabbri. Solito pranzo post concerto con gli amici del fanclub conosciuti in quell’occasione. C’eravamo noi, c’erano gli altri e c’erano gli Ale&Ale direttamente da Via Fondazza. Incontri fortuiti che diventano compagnie per tutta la vita. Non ringrazierò mai abbastanza Francesco per tutto questo. Che freddo! Un freddo che aveva il profumo della nebbia, delle castagne, dei camini e dell’acqua. Un freddo che porto dentro e che è diventato calore del ricordo. Eccole le mie osterie di fuori porta.

Francesco Guccini e Mauro Pagani

Quattro Stracci

“La noia data da uno non pratico, che non ha il polso di un matematico che con i motori non ci sa fare e che non sa neanche guidare, un tipo perso dietro le nuvole e la poesia..ma io sono fiero del mio sognare di questo eterno mio incespicare … “. Quattro stracci in questa raccolta ha la voce di Francesco Gabbani e, in tutta sincerità, l’operazione non ha convinto del tutto. Sembra che il cantante toscano scimmiotti un pochino gli attacchi di Guccini nella canzone. Vero è che un confronto con un mostro sacro è complicato ma il passo tra l’interpretazione e l’imitazione è breve e Gabbani inciampa nel tranello. Sigaretta e penna nella mia mano destra, simboli che ho sempre amato e che mi accompagnano da tutta una vita. Ascolto Quattro stracci e sento il ritratto di me in canzone; la ascolto e mi voglio bene perché le parole che usa Francesco mi piacciono talmente tanto da riuscire a farmi accettare certe parti di me stessa. Quattro Stracci ha l’odore della mia stanza, quello delle sigarette; ha l’odore della finestra della mia stanza e del vento che la accarezza.

Note di Viaggio: aspettando il capitolo secondo

Un secondo capitolo è previsto per il 2020. E cresce l’attesa di sapere quali altre canzoni del Maestrone saranno state scelte e a chi saranno state affidate. Per quanto riguarda questo primo capitolo, una buona interpretazione è stata data da Luciano Ligabue (Incontro), Carmen Consoli (Scirocco), Malika Ayane (Canzone quasi d’amore), Brunori SAS (Vorrei). Sugli altri rimane qualche punto interrogativo.

Copertina di Note di Viaggio

Ma i miei punti interrogativi non fanno testo, sono solo le domande (consuete) di chi ha un amore sconfinato per Guccini. Di chi ha imparato ad amare un pezzo d’Italia grazie a lui e alle sua canzoni; di chi ha dormito tra la Via Emilia e il West in quella notte di luglio. Di chi ha imparato a essere una persona migliore, viaggiando insieme al mondo di Francesco. Scoprendo il senso profondo e il profumo di alcune parole. E più di tutto, apprezzando due cose: la storia corale e i riti che danzano con il ritmo dell’uomo e delle stagioni. Si nutrono di credenze i riti. E Francesco Guccini ce li restituisce come necessari e contemporanei. Mai fuori luogo. Rendendoci dolce la nostalgia.

Grazie Francesco.

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