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Edwige Fenech in L'insegnante viene a casa

Cinema

Perchè la commedia sexy ha rovinato una generazione

Come e perché la commedia sexy italiana ha rovinato una generazione di uomini e di donne

Tempo di lettura: 3 minuti

È il 1978 quando sugli schermi d’Italia arriva L’insegnante viene a casa, uno dei tantissimi titoli di commedia sexy all’italiana in uscita in quegli anni. Una volta uscito al cinema il film veniva poi sfruttato attraverso seconde e terze visioni, e naturalmente con passaggi televisivi. Chi vide il film nei ruggenti anni ‘80, quando questo tipo di lungometraggi passava con una certa frequenza in TV, oggi ha mediamente tra i 40 e i 50 anni, e attraverso questi film si è formato un’idea della sessualità. Per alcuni uomini questa si è poi evoluta nel corso degli anni, per altri, sfortunatamente, è rimasta quella: deviata e schifosamente maschilista.

Un’insegnante di pianoforte (una bellissima Edwige Fenech) si trasferisce a Lucca, in un appartamento adiacente a quello di un professore di chirurgia. La donna è lì per stare più vicino al suo amante, che ha promesso di sposarla. Appena arriva in paese, la donna viene subito notata da tre ragazzi che cominciano a farle la corte e tra questi c’è Marcello, il figlio del suo padrone di casa. A questo punto comincia una serie di situazioni paradossali e assurde. Per prima cosa, la donna viene spiata mentre, in costume, fa ginnastica. Accortasi di essere spiata, se ne va arrabbiata ma senza protestare: accettando passivamente e mettendo in conto che per una donna avvenente sia normale avere gli occhi addosso. Successivamente il gruppo di ragazzi, con un trapano, fa un buco nel muro, per poter spiare la donna.

Renzo Montagnani ed Edwige Fenech in una scena di L'insegnante viene a casa
Renzo Montagnani ed Edwige Fenech in una scena di L’insegnante viene a casa

Il progetto riesce e i tre riescono quindi a vedere la donna mentre fa la doccia e successivamente amoreggia con l’amante. Quando lei si accorge di essere spiata, ha un breve moto di disappunto e copre il buco malamente con un po’ di carta. Marcello lo riapre facilmente poco dopo. Ovviamente non va a denunciare una monumentale violazione della privacy, non affronta il ragazzo, non ne parla con il padrone di casa e non chiude definitivamente il buco. Accetta passivamente la cosa: ancora una volta la donna deve subire le attenzioni indesiderate del maschio che non può resistere alle proprie pulsioni sessuali.

Ma l’apoteosi è nel finale: Marcello, dopo aver litigato con la donna, si sente tradito e decide di affrontarla. Entra con una scusa in casa di lei e la picchia. Ne segue una colluttazione durante la quale lei si divincola come può e lui le strappa di dosso i vestiti. Nonostante lei si opponga con tutta la forza lui insiste e lei si ritrova praticamente nuda. Ma a questo punto lui le dice: “Ti amo”: è sufficiente. Lei allora lo bacia e i due fanno l’amore. Poco importa se fino ad un minuto prima lui aveva nei fatti tentato uno stupro: la donna, davanti all’amore, deve cedere e concedersi all’uomo.

Edwige Fenech in una scena di L'insegnante viene a casa
Edwige Fenech in una scena di L’insegnante viene a casa

Di certo nessuno degli autori e degli attori aveva intenzione di fare un trattato sociologico: l’intenzione, evidentissima, era quella di fare solo un film “comico”. La formazione dei comprimari era quella classica: Renzo Montagnani, Lino Banfi e Alvaro Vitali. Il problema è che di film di questo tipo ne uscirono decine in quegli anni e più o meno contengono tutti le stesse tipologie di scene: lo spiare da un buco (nel muro, dalla serratura, nella parete…), la violenza, la donna oggetto del desiderio che si concede solitamente al corteggiatore più insistente.

La volontà di girare una commedia innocente con l’unica intenzione di mostrare ragazze nude si è trasformata, a causa dell’elevatissimo numero di film, in un modo di pensare e di intendere il rapporto uomo/donna ancora radicatissimo nei maschi che in quegli anni affrontavano la pubertà e che le donne si sono trovate giocoforza ad accettare. L’innocenza e il divertimento si sono persi alla centesima scena di ragazze spiate dal buco della serratura e sono diventati sistema e modus operandi del maschio italiano che oggi, a 50 anni suonati, considera la moglie come un oggetto sessuale da calmare con un “ti amo”, sentendosi autorizzato – senza rendersi conto di commettere un reato – a praticare un foro nel muro per spiare la giovane coppia della porta accanto mentre amoreggia. Nessuno degli autori e degli attori aveva intenzione di fare un trattato sociologico, si diceva: ma involontariamente, tutti insieme, l’hanno fatto.

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3 Comments

3 Comments

  1. Riccardo

    7 Maggio 2020 at 08:10

    Indubbiamente tali film non hanno pretese di educare ad un corretto approccio all’altro genere ma si vede che rispondono ad una richiesta che nella vita reale non trova compimento. E quindi all’epoca tirava questo genere di prodotti di evasione. Trovo che parlare tanto di buchi con riferimento alla violazione della privacy e della legge e’ anche il risultato di una oscillazione sul versante della supervalutazione della donna negli anni attuali anche per mera rivalsa che non rende concreto il punto d’incontro ricercato.

  2. George

    29 Aprile 2021 at 13:58

    Trovo tutto questo un’esagerazione, frutto dei tempi malati che viviamo. Essendo io nato nel 1967, sono parte della generazione che l’Autore assume esser stata rovinata ma, o Dottor Binini udisca udisca, non mi sento per nulla tale: credo di aver ben presente le regole del rispetto e financo del buongusto, malgrado una sana dose di ironia e autoironia mi aiuti, credo, a vivere meglio. Probabilmente lei censurerebbe anche il celeberrimo “… e benvenuti a ‘sti frocioni…”, cantato in “Fracchia e la belva umana”, come transomofòbico. Rifletta, La prego, sul fatto che esagerazioni come la Sua aiutano le vere mancanze di rispetto, non verso deboli e diversi ma semplicemente verso chi esercita la propria libertà. Mi permetto di suggerirle di farsi due risate, ogni tanto. Saluti

    • Francesco Binini

      30 Aprile 2021 at 08:42

      Gentile George,
      come sicuramente avrà notato nell’articolo scrivo “Per alcuni uomini questa si è poi evoluta nel corso degli anni”, se lei non si sente tale, e -soprattutto- se non lo è, ne sono felice. Lungi da me pensare che gli uomini siano tutti maschilisti: mi limito a notare che il maschilismo è estremamente diffuso. Purtroppo leggiamo ogni giorno di donne stuprate, assassinate, molestate, stalkerizzate. Quanto alla censura: non ne ho mai parlato, e “udisca udisca” sono fortemente contrario ad ogni forma di censura. Mi permetto tuttavia di farle notare che “si faccia due risate” è la scusa che spesso viene utilizzata dai molestatori che fanno atti di catcalling e similari: insomma, minimizzare e dare la colpa alla vittima è un grande classico. Proprio come nella commedia all’italiana: “Non sono io che sono un maniaco, è Edvige Fenech che è una gran figa”.

      P.S.: la cosa che faceva ridere nella scena di “benvenuti a ‘sti frocioni”, non era tanto la canzoncina in sé, ma il ribaltamento successivo quando Banfi rivela di essere un commissario “…e ti faccio un culo così”

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