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Cinema

No Exit, un thriller decisamente inaspettato

Da vicino, molto da vicino, No Exit ricorda quei gialli alla Agatha Christie in cui le situazioni casuali sono preparatorie ad un’esplosione narrativa pressoché inaspettata.

Tempo di lettura: 3 minuti

Disponibile dal 25 febbraio su Disney+, No Exit è decisamente un film inaspettato e dai risvolti narrativi e stilistici sorprendenti. I più avranno pensato fosse un’uscita poco interessante tanto da non prestarci chissà quale attenzione, invece c’è da ricredersi. Il film diretto da Damien Power merita una visione e soprattutto tra amici sarà decisamente di ottima compagnia. No Exit è tratto dall’omonimo romanzo di Taylor Scott ed è decisamente un thriller ad alta tensione con un buon ritmo e una regia consapevole sempre sul pezzo che segue in modo brillante i protagonisti. Inoltre, i diversi colpi di scena portano verso un finale anch’esso frenetico seppur con qualche sfumatura decisamente classica. Havana Rose Liu che interpreta la protagonista Darby offre un’ottima performance e chissà se dopo No Exit non la ritroveremo presto sul grande schermo.

Era una notte buia e tempestosa…

Darby è un ex tossicodipendente che, per l’ennesima volta, si trova in un centro di riabilitazione. Una telefonata la informa che la madre è in fin di vita in ospedale e così decide di mettersi in viaggio per andare da lei. Le condizioni meteo durante la strada sono decisamente avverse, una bufera di neve sta per abbattersi senza possibilità di sfuggirle. Darby è costretta a sostare in un centro visitatori fin quando le strade saranno nuovamente percorribili. Con lei vi sono una coppia, Ed e Sandy, e due ragazzi, Ash e Lars. Il clima sin da subito appare teso, ma non sembrano esserci validi motivi per un’atmosfera di così palpabile disagio fin quando Darby scopre una bambina legata e imbavagliata nel retro di un furgone lì parcheggiato. Chi è il proprietario e chi è stato a rapirla? E soprattutto perché? La situazione precipita in fretta dopo questa agghiacciante scoperta.

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In trappola e fuori la neve

Da vicino, molto da vicino, No Exit ricorda quei gialli alla Agatha Christie in cui le situazioni casuali sono preparatorie ad un’esplosione narrativa pressoché inaspettata. Inoltre, si fa sentire anche l’eco di The Hateful Eight di Quentin Tarantino per via della glaciale scenografia esterna e per il ritrovo di fortuna dei malcapitati che da rifugio si trasforma in trappola. No Exit, naturalmente, non raggiunge i livelli dei sopracitati esempi né per eleganza stilistica né per intreccio narrativo, eppure per un’ora e mezza circa intrattiene a dovere mantenendo ad un livello alto l’interesse dello spettatore e a dosare la narrazione preparando ogni singolo plot twist. Il finale è decisamente d’azione con una piacevole quantità di ferocia e sangue.

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No Exit, un titolo e più di una chiave di lettura

Il film di Damien Power ha più di una chiave di lettura espressa dal titolo. Senza via di fuga sono tutti i protagonisti perché bloccati in un luogo isolato, ma il riferimento “nascosto” riflette la condizione di Darby che era senza via d’uscita ben prima di ritrovarsi a condividere forzatamente il centro visitatori con persone sconosciute. E’ una ragazza in riabilitazione dalla droga e ciò le ha causato anche una rottura con la famiglia che non crede più nella sua buona volontà di uscire da questo pericoloso tunnel. Il salvataggio della bambina rapita potrebbe rappresentare una buona azione salvifica e redentrice, ma è così solo in parte. Nel momento della rivalsa vi ricade ritrovandosi al punto di partenza in un finale che dopo l’azione lascia spazio ad una sfumatura psicologica decisamente consolatoria per Darby.

Leggi anche: The Night House, il lutto come motore immobile

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