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Cinema

The Night House, il lutto come motore immobile

Tempo di lettura: 3 minuti

Disponibile dal 27 ottobre su Disney Plus, The Night House-La Casa Oscura è un horror la cui idea originaria è indubbiamente ricercata e raffinata, ben lontano dall’essere un film commerciale. Se il plot principale non brilla in originalità, è il suo sviluppo a renderlo interessante. Il regista David Bruckner sa come costruire un’atmosfera che faccia degnamente da cornice, avendo alle spalle film come Il Rituale e horror antologici come V/H/S e Southbound. Inoltre, una giovane e brava protagonista come Rebecca Hall è ulteriore motivo di vanto per The Night House. L’attrice porta sulle sue spalle l’intero peso del film, trasponendo con naturalezza e credibilità un carattere e un aspetto psicologico particolarmente complesso come quello di Beth. The Night House, però, trova il suo punto debole nella seconda parte della sceneggiatura che risulta assai poco chiara disorientando così lo spettatore.

Il dolore della perdita

Beth (Rebecca Hall) è un giovane insegnante che, improvvisamente, si ritrova a dover fare i conti con l’elaborazione del lutto. Suo marito Owen, infatti, è morto suicida nel lago di fronte la loro casa e lei non sa spiegarsi il perché di questo gesto estremo. La sua vita cade a pezzi, compreso il suo lavoro e le certezze sulla quale aveva costruito un’intera vita. Claire (Sarah Goldberg), amica di Beth, è preoccupata per il suo equilibrio mentale, così come il vicino di casa Mel (Vondie Curtis-Hall). Non passa neanche un giorno dal suo ritorno in quella casa, costruita amorevolmente da Owen, che qualcosa di soprannaturale comincia a manifestarsi nella notte. Passano i giorni e l’intensità di una presenza si fa sempre più forte, minando la lucidità mentale di Beth, già messa a dura prova. La donna comincia ad indagare, convinta che tutto questo abbia a che fare col suicidio del marito.

rebecca hall the night house

Cosa si nasconde dietro la morte?

The Night House sceglie di focalizzarsi non sulla morte in sé, ma sul post-mortem per chi rimane in vita a soffrire e chiedersi perché. Ecco perché la componente drammatica in quest’opera è molto forte, al pari di un aspetto horror che trova il suo sbocco naturale in un’atmosfera cupa e tenebrosa, messa in risalto da una regia che sa perfettamente come muoversi per elevarla. Pochi jumpscares e per nulla fastidiosi, perché la paura in questo film è perlopiù interiore, dettata da un aspetto psicologico ed emotivo che funge da ago della bussola, portandoci verso un finale non esattamente soddisfacente. Perché, come accennato sopra, il punto debole del film è nella risoluzione del mistero, non tanto il cosa ma il come. Quando Beth scopre i segreti di Owen si ha una forte sensazione di poca chiarezza, di superficialità e di una non ben definita direzione che il film, nella sua conclusione, avrebbe voluto intraprendere.

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Una protagonista al centro della scena

Rebecca Hall è assoluta protagonista del film, il resto del cast è un contorno apprezzabile, ma nulla più. Ciò che permette a The Night House di non cadere nel dimenticatoio è proprio la performance dell’attrice inglese. Beth è un personaggio complesso, con uno spettro emotivo difficile da rendere nella sua profondità, eppure Hall riesce perfettamente nell’impresa. Inoltre, il suo status emozionale cambia nel corso del film attraversando diverse fasi, ma ognuna di queste è resa alla perfezione, mai sopra le righe. Dal dolore, alla tristezza, alla rabbia, alla curiosità, Rebecca Hall dimostra d’essere un’attrice versatile, capace di concentrare solo su di sé l’attenzione, facendo quasi dimenticare il resto.

Leggi anche: Midnight Mass, l’egoismo dell’uomo al servizio di Dio

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