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Cinema

Il montaggio come sublimazione dell’illusione cinematografica

Il montaggio è la sublimazione dell’illusione cinematografica: ogni volta che c’è uno stacco non sappiamo cosa accade nel frattempo sul set

Tempo di lettura: 4 minuti

Per una qualche ragione, spesso a molti pare sfuggire il concetto -in realtà semplice- che il cinema è una illusione e che ogni volta che c’è uno stacco di montaggio tra un’inquadratura e l’altra non possiamo essere sicuri di quello che è successo in mezzo. Anzi, il montaggio è la sublimazione dell’illusione cinematografica proprio perché non assicura la continuità -anzi, a ben vedere assicura il contrario: la discontinuità- tra quello che vediamo in due inquadrature successive. Siamo talmente abituati alla grammatica cinematografica che spesso diamo per scontate molte cose: ad esempio quando vediamo un classico dialogo campo/controcampo diamo per scontato che i due attori siano sul set contemporaneamente, ma questa è la percezione che il regista vuole darci: non è detto che sia quello che è accaduto veramente. Per quanto ne sappiamo avrebbero potuto recitare la loro parte direttamente davanti alla macchina da presa (sono attori!) e senza che la controparte fosse presente. O, naturalmente, che dopo aver fatto diverse prove, siano state prese e rimontate parti di dialogo fatte in riprese successive.

Prendiamo, a titolo di esempio l’arrivo di Gandalf a Bag End, casa di Bilbo, all’inizio del Signore degli Anelli.

L’arrivo di Gandalf a Bag End

La scena inizia con un primo piano del cancello di ingresso che regge un cartello. Gandalf entra. Stacco. Per quanto ne sappiamo, potrebbe non essere nemmeno stato Ian McKellen a superare il cancello. Sebbene l’illusione del cinema ci dia la percezione che tra il cancello e la porta ci siano solo pochi passi, potrebbero essere set molto diversi in luoghi molto lontani.

Gandalf bussa con il bastone alla porta di Bilbo e si mette in attesa. Stacco sul volto di McKellen: la macchina da presa è posizionata in basso, in quella che potrebbe essere la soggettiva di Bilbo se fosse in scena (ma non c’è). McKellen pronuncia la sua battuta. Stacco.

Il montaggio -a ben vedere- assicura la discontinuità

Controcampo: il set probabilmente è lo stesso di prima e vediamo Bilbo che apre la porta. Bilbo (Ian Holm) da il benvenuto al suo amico. Stacco sul volto di McKellen, dalla stessa prospettiva di prima (ma questa volta Bilbo è in scena, quindi ha più senso). Da notare che durante il controcampo non abbiamo visto (ovviamente) macchine da presa puntate su McKellen quindi è altamente probabile che le due inquadrature di primo piano siano state girate a parte e il dialogo che vediamo non sia in realtà avvenuto.

A questo punto i due personaggi si avvicinano e si abbracciano: da notare come il dialogo da abbracciati avvenga con il classico schema campo/controcampo e che il personaggio non inquadrato sia completamente di spalle. Tenendo conto della disproporzione tra i due personaggi (Gandalf è molto più alto di Bilbo) è piuttosto probabile che il personaggio di spalle non sia effettivamente l’attore ma un fantoccio creato appositamente per creare l’illusione (il fatto che la mdp sia molto vicina aiuta il lavoro del regista/fotografo).

Peraltro, c’è un momento in cui il braccio di Gandalf si appoggia sulla spalla di Bilbo con un movimento leggermente innaturale.

A questo punto i due si alzano in piedi e Bilbo invita Gandalf ad entrare in casa. Ian Holm entra effettivamente in casa e vediamo l’interno della casa. Stacco.

L'ingresso di Bag End (lo sfondo è un disegno)
L’ingresso di Bag End (lo sfondo è un disegno)

Adesso ci troviamo all’interno della casa di Bilbo e sicuramente c’è stato un cambio di set: osservando attentamente i fotogrammi si notano alcune differenze tra l’interno visto da fuori e quello visto da dentro. Peraltro, quando Bilbo chiude la porta (verrebbe da dire: si affretta a chiudere la porta) è evidente come lo sfondo sia solo un disegno.

Nell’illusione il passaggio tra esterno e interno è continuo ma in quello stacco sta tutto il cinema. Per quanto ne sappiamo, tra una inquadratura e l’altra potrebbero anche essere passati mesi.

Poco dopo Gandalf da una divertente zuccata contro una delle travi di sostegno della casa. Stacco. La mdp ci fa vedere la soggettiva di Gandalf che entra in un altro ambiente, controcampo (ovviamente, come prima, è stato girato a parte) di nuovo soggettiva. Per quanto ne sappiamo, non è detto che questa nuova soggettiva sia lo stesso movimento di macchina della soggettiva precedente. Magari sono state fatte diverse ‘take’ e ne sono state scelte due diverse per le due parti della soggettiva.

La macchina da presa inquadra un tavolo sul quale si trova una mappa. Sopra alla mappa vediamo un foglio aperto, bianco, e ancora sopra due fogli arrotolati. Stacco. Adesso vediamo Gandalf che prende in mano la mappa, ma siccome nella soggettiva vedevamo tutta la stanza (quindi non era possibile che ci fosse una macchina da presa) in quello stacco si deve essere riorganizzato il set per permettere la nuova inquadratura. Ed è stato riorganizzato pesantemente perché Gandalf prende in mano, con la destra, la mappa sul tavolo spostando, con la sinistra i fogli appoggiati sopra. Solo che ora il foglio aperto non è più bianco ma ha un disegno e i fogli arrotolati sono uno solo, non più due. Stacco.

Soggettiva di Gandalf che studia la mappa: ovviamente questa inquadratura è stata girata, ancora una volta, a parte. Stacco.

Comincia adesso un dialogo tra Gandalf e Bilbo dove praticamente non si vedono mai insieme, ma sempre uno alla volta: vale quindi lo stesso discorso fatto prima per l’abbraccio. Stacco.

La cucina di Bag End
La cucina di Bag End

Siamo adesso nella cucina. La macchina da presa compie un movimento all’indietro mentre Bilbo entra nella stanza e Gandalf è seduto sulla sinistra. Il set, potrebbe essere ancora una volta cambiato. Dietro a Gandalf è presente una mensola che regge alcuni oggetti. La macchina da presa inquadra adesso entrambi gli attori contemporaneamente che dialogano. Stacco. Primi piani: ancora una volta, l’inquadratura sarebbe impossibile se il set fosse quello di prima: quindi sono stati necessariamente girati a parte con gli attori istruiti a ripetere gli stessi movimenti che si presume stiano facendo nel totale (o, all’inverso a seconda di quali inquadrature sono state girate prima: nel totale hanno dovuto riprodurre i movimenti fatti nei primi piani)

La scena si conclude poi poco dopo. Quindi, per una scena di pochi minuti, sono stati utilizzati come minimo tre set e un numero notevole di diverse inquadrature e per ognuna sono state effettuate, con ogni probabilità diverse riprese. Interessante però notare come negli stacchi di montaggio sia racchiusa l’essenza dell’illusione cinematografica.

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