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Tom Holland

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Sulla natura del peccato in Le Strade del Male di Antonio Campos

Il tentativo malriuscito di comprendere il male nel nuovo film di Antonio Campos tratto dal romanzo di Donald Ray Pollock.

La bibbia è piena di bravi uomini e donne che hanno sofferto per le illusioni: Eva nel giardino; Noè, nudo e ubriaco, che portò vergogna alla sua famiglia. L’idolo di fronte a cui gli ebrei si inchinarono. Persino il Signore Gesù soffrì di allucinazioni nel deserto e solo attraverso la sua fede e la sua forza le superò. Le illusioni del Signore nel deserto furono opera del cosiddetto “Diavolo”. E ciò che vide il Signore fu un illusione che avrebbe potuto impedirgli di salvarci. Ma lui non si arrese! Sono le nostre illusioni che ci conducono al peccato. Attaccare una madre o una moglie per qualcosa che pensate abbiano detto, oppure non presentarsi alla messa della domenica. Alcune ragazze si innamorano di un uomo concedendogli il sacro dono. Illusioni! Maledire il Signore nella vostra mente e nel vostro cuore per un torto che vi ha fatto un’altra persona.

I due villaggi di Knockemstiff e Coal Creek si trovano rispettivamente in Ohio e in West Virginia, tra boschi, colline, altipiani e fiumi – e il grigiore del cielo rende i paesaggi di una mestizia atavica. Sembra quasi l’inizio di A sangue Freddo di Truman Capote: villaggi sperduti nel middle west, pressoché dimenticati, eppure espressioni dello spirito profondo degli Stati Uniti. Un difficile connubio tra misticismo protestante e ingenuità rurale. La nivea chiesa in legno di Coal Creek si staglia in mezzo ad una radura e il nuovo reverendo, un giovane cereo e longilineo di nome Preston Teagardin (Robert Pattinson), è intento a recitare il suo solito sermone domenicale. L’uditorio ascolta e annuisce all’unisono sottolineando i passaggi salienti di un discorso tutto incentrato sulla natura del male: esiste il peccato? E qual è la sua natura? È possibile vivere senza il male?

Bill Skarsgård ne Le strade del male
Bill Skarsgård in una scena di Le strade del male

La risposta sembra scontata: sono le illusioni che ci conducono al peccato. L’uomo è debole ed è vittima delle sue stesse visioni.

Le strade del male, adattamento di Antonio Campos del romanzo di Donald Ray Pollock (voce narrante dell’intero film) dovrebbe essere un viaggio alla scoperta di ciò che costituisce l’essenza del male. Dal film si evince chiaramente che il peccato è una parte ineliminabile della nostra vita, ci accompagna da quando nasciamo a quando esaliamo l’ultimo respiro. Una sorta di “teodicea” inversa, in cui la giustificazione del male non conduce ad una conciliazione con la razionalità e la bontà dell’onnipotente, bensì alla sua totale elevazione a potenza. Parafrasando un famoso motto di Dostoevskij, sembra quasi che se anche Dio esistesse, comunque tutto sarebbe possibile; allora, ecco una sequela ininterrotta di omicidi ed esecuzioni al limite della sopportazione – e collisioni improbabili di efferata ferocia – che conducono lo spettatore verso una voragine di malvagità senza senso.

In effetti è proprio questo il grosso limite della pellicola Netflix: Le strade del male (titolo originale: The Devil All the Time) appare come un’accozzaglia di persone orribili che fanno cose terribili, per nessun motivo se non per dimostrare quanto possano essere disgraziati gli umani. Qualcosa di simile ad un racconto gotico, ma che difetta in modo rovinoso sul lato del mistero e del terrore. Perché se per terrore prendiamo una pugnalata al collo o l’immagine di un soldato crocifisso o le macabre esecuzioni perpetrate da una stramba coppia di sposini, allora significa che non abbiamo capito nulla sulla natura di questo sentimento umano.

Robert Pattinson
Robert Pattinson in Le strade del male

Nonostante le discrete prove attoriali di Tom Holland (Arvin Russell) e del già ricordato Robert Pattinson (Preston Teagardin), Le strade del male di Campos risulta essere un film piatto, a tratti scialbo; un asettico artificio di pura celluloide (grazie David Foster Wallace per averci donato tale espressione!), troppo banale per attirarci e troppo ripetitivo per impensierirci. Del resto il tentativo di comprendere la natura controversa del male non può essere semplicemente affidata alla scorreria di una ragazzotto del middle west, o no?

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