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Fuori Orario, l’Odissea moderna di Martin Scorsese

35 anni dopo Fuori Orario di Martin Scorsese: Paul Hackett sarà riuscito a tornare a casa?

Vorrei solo riuscire a tornare a casa. Se dovessi raccontarvi tutto quello che mi è successo stanotte mi prendereste per matto; eppure è tutto vero.
Mi fa quasi sorridere pensare che tutto è cominciato a causa di un libro che ho sempre amato moltissimo, Tropico del Cancro, ma in fondo adesso non importa più, vorrei solo tornare a casa.

Il problema è che sembra proprio non mi sia possibile, come se ci fosse una forza più grande di me a spingermi lontano, a tratti sento di avere lo sfavore degli Dei, come un moderno Ulisse.
E allora continuo a vagare, con questa pioggia che pare non smettere mai e senza il becco di un quattrino in tasca. Non che sia uno sprovveduto che esce di casa senza soldi, ma se vi dicessi che i 20 dollari che avevo mi sono volati via dal finestrino di un taxi in corsa ci credereste? Sembra assurdo, forse lo è, ma è solo una delle tante assurdità di questa assurda notte.

Griffin Dunne e Rosanna Arquette in una scena tratta da Fuori Orario
Griffin Dunne e Rosanna Arquette in una scena tratta da Fuori Orario

Tropico del Cancro era il libro preferito di Marcy, fu questo che la spinse verso di me, o forse fu la sua solitudine, la sua tristezza. Era molto bella, minuta, dai modi gentili e dal tono di voce pacato, mi piaceva come vestiva e ho adorato la sua eleganza, ma dietro quegli occhi grandi intravidi sin dall’inizio la sua malinconia. Si trovava a Soho per via della sua amica Kiki, artista che realizzava fermacarte in cartapesta a forma di panini al formaggio, un’idea evidentememente eccezionale…

Quando cerchi un’avventura e invece trovi qualcuno che ti apre il suo cuore confidandoti qualcosa di molto intimo, di segreto, si prova sempre un leggero imbarazzo. Fu per questo che, quando Marcy mi raccontò di suo marito e della sua strana ossessione sessuale per Il Mago di Oz, e dello stupro che aveva subito, proprio lì in quella stanza, decisi di andarmene senza nemmeno salutarla. Fui maleducato lo riconosco, ma in fondo era solo una sconosciuta appena incontrata, pensai che non l’avrei più rivista.
Come un karma, mi cominciò a cadere addosso la pioggia e da lì in poi ogni serie di evento nefasto. Cercai di prendere la metro verso casa ma un bigliettaio pignolo non volle vendermi il biglietto perché mancavano pochi centesimi.

Griffin Dunne in una scena tratta da Fuori Orario
Griffin Dunne in una scena tratta da Fuori Orario

Trovai rifugio in quello che sembrava l’unico bar aperto a quell’ora di notte anche se non potevo permettermi di ordinare niente: anche i marinai più esperti hanno bisogno di un porto sicuro dove ripararsi quando infuria la burrasca. Fu così che Tom, il barista, si offrì di darmi i soldi necessari per tornare a casa; la sentii improvvisamente vicina, mi sentii al sicuro e finalmente salvo. Ma come spesso accade, la felicità di un momento è solo illusoria e passeggera, e Tom non riuscì ad aprire la cassa per darmi i soldi. Mi propose allora, non senza una certa diffidenza dovuta ai tre furti che si erano già verificati quella notte, di andare a casa sua per prendere la chiave per sbloccare la cassa. Gli lasciai le chiavi di casa mia in pegno e fu il più grande errore di quella notte.

Da quel momento in poi è stato un disastro: fui scambiato per il ladro di appartamenti del quartiere dai condomini di Tom, beccai due ladruncoli che cercavano di rubare le scultura in cartapesta di Kiki, il suicidio di Marcy, le stranezze della cameriera Judie presso la quale mi rifugia in attesa che Tom riaprisse il bar. Sono le coincidenze di quella notte ad atterrirmi: Tom il barista, la persona che più si è dimostrata gentile e solidale con la mia situazione, era il fidanzato di Marcy; Judie la cameriera che mi regala un fermacarte in cartapesta a forma di panino al formaggio, il tassista che avevo involontariamente imbrogliato quando non avevo più soldi che si rifà vivo proprio quando riesco a procurarmi i 20 dollari che mi avrebbero portato a casa… sembra un brutto sogno, più sento di essere vicino al mio ritorno a casa e più mi capitano eventi che mi spingono lontano.

Fuori orario
Una scena tratta da Fuori orario

Sto per crollare. Non devo crollare. È ironico come quasi ogni offerta di aiuto si sia trasformata nell’esatto contrario. Mi continuano ad invitare a casa sconosciuti e io continuo ad accettare e ogni volta mi allontano di un passo dal ritorno a casa. Marcy, Julie, la strana signora del taxi… ciascuna a suo modo ha contribuito a complicare il mio ritorno a casa.
Come se non bastasse sono stato scambiato per il ladro d’appartamenti del quartiere e una folla inferocita ha cercato di linciarmi. Quello che sembrava un brutto sogno si è trasformato in un incubo soffocante, non me lo merito, sono solo un programmatore di computer Cristo Santo! Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto???


È una trappola, un abisso che mi sta inghiottendo. E come se non fosse abbastanza, a tutto ciò si aggiunge ora anche la beffa di trovarmi realmente intrappolato dentro una scultura di cartapesta come unico stratagemma per sottrarmi alla folla inferocita. Finii per essere una statua rubata che si infrangeva sull’asfalto cadendo da un furgone lanciato a velocità. La mia armatura andò in frantumi e con essa le mie ultime difese.

Mi ritrovai davanti al mio ufficio, finalmente al sicuro.

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