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La Tregua di Natale: quando Germania-Inghilterra si giocò tra le trincee della Grande Guerra

La Storia che diventa favola e leggenda: gli auguri di Ultima Razzia ai lettori, con la speranza di una tregua dalle nostre miserie quotidiane in questi giorni di festa. C’era qualcuno che guardava con malvagità i commilitoni fraternizzare con il nemico: era un soldato austriaco…

Tregua di Natale

Faceva freddo, tanto. E c’era fango, ghiaccio, gelo. Nervoso e paura. C’era la guerra, nelle Fiandre, fronte di una guerra che quelli con i gradi alti avevano dipinto come lampo, breve e non troppo dolorosa. Faceva freddo, c’era la Grande Guerra in pieno svolgimento. Ed era la Vigilia di Natale del 1914.

Da un lato le truppe tedesche, dall’altro quelle inglesi. Si sparavano, perché la guerra funziona così. Si sparavano tutti i giorni, tutto il giorno, perché gli ordini erano quelli e un buon soldato esegue i comandi che riceve. Si sparavano e scavavano trincee. Tutto il giorno, tutti i giorni. Del resto era una guerra lampo, o meglio così avevano promesso. A Natale sarete a casa, avevano detto gli ufficiali.

E invece no, altro che lampo. Le pallottole, le cannonate, gli insulti, i corpi ammassati, gli amici perduti e quelli salvati. Il freddo, il fango, le trincee sempre più vicine. Corre l’autunno, e irrompe l’inverno. L’inverno quello vero. E arriva il 24 dicembre.

Tregua di Natale

E qui la magia del Natale si prende la scena. E la magia ha la forma, la musica e le parole di Stille Nacht, cantata dai soldati tedeschi alle luci delle candele che illuminavano trincee e notte. E dai mirini dei fucili di precisione non si vedevano più elmetti e mitragliatrici. Due cartelli. “Buon Natale”, “Non sparate, noi non spariamo”. Tutto era osservato da due occhi malevoli di un soldato dell’esercito tedesco, che di pace proprio non ne voleva sentir parlare.

E iniziò così, la Tregua di Natale. Con i soldati che uscirono dalle trincee, con pacche sulle spalle, risate, sigarette in cambio di cioccolata, foto mostrate di un passato e di un presente che in quel momento era più vivo che mai, e che nessuno in quel momento pensava di rischiare di non dover vedere più. Madri, padri, figli, figlie, mogli e fidanzate che erano a casa. E che avevano soltanto nomi diversi, ma stesso ruolo nel cuore di quei soldati divisi da una trincea e da una bandiera. Ma uomini, tutti. E a un certo punto un pallone di stracci, due porte tutto tranne che regolari, un campo impraticabile e due squadre di decine di uomini. Uno stadio nella terra di nessuno, Germania contro Inghilterra in un campo che definire neutro è eufemismo. Finì 3 a 2 per i tedeschi, ma fu una festa, con i soldati che ogni tanto si allontanavano per fumare una sigaretta con l’uomo che pochi minuti prima tenevano sotto tiro, o per bere un bicchiere di birra insieme a quello che pochi istanti prima lo stava per uccidere. Una festa, un cenone di Natale che racchiudeva tutti i valori laici di cui la festa è intrisa. E che tutti, puntualmente, non ricordiamo il resto dell’anno. C’erano sempre quei due occhi cattivi, che proprio non accettavano quel momento di condivisione e di festa. Erano pur sempre nemici.

Il giorno dopo tornò la guerra, perché i superiori, gli ufficiali, quelli con i gradi, non potevano accettare la sola ipotesi di fraternizzare col nemico. E tornarono il freddo, il fango, il ghiaccio, le trincee, l’attesa, l’illusione di una guerra lampo, con un lampo che è durato tantissimi anni e che si è portato dietro morti e distruzione. La guerra tornò a fare la guerra, ma quei soldati restarono nella Storia. La guerra tornò Grande, per la gioia dei superiori e di quegli occhi malevoli che hanno assistito alla Tregua di Natale. Occhi di un soldato austriaco, di stanza nelle Fiandre, che non vedeva l’ora di tornare a sparare e ad uccidere il nemico. Quel soldato si chiamava Adolf. E non ha bisogno, purtroppo, di presentazioni.

Il resto è Storia, favola e leggenda, per numerose trasposizioni cinematografiche, musicali. Dal canto nostro, ci piace ricordare il video delle Vibrazioni “Sono più sereno”, trasposizione splendida a corredo di una canzone sottovalutata. E’ una storia bella, di quelle piene di buoni sentimenti. Una storia di Natale. Gli auguri di Ultima Razzia a tutti i lettori, con la speranza di vivere tutti, e non solo in questi giorni di festa, un momento di tregua dalle miserie quotidiane. Che sia il più duraturo possibile.

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