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Cinema

Figli è il lascito migliore che ci potesse lasciare Mattia Torre

Mattia Torre si congeda con un ultimo gioiello, Figli, portato a termine con passione dai suoi amici più cari.

Figli di Mattia Torre

Sara (Paola Cortellesi) e Nicola (Valerio Mastandrea) compongono, assieme alla figlia Giorgia, un’equilibrata famiglia piccolo-borghese. L’arrivo del secondo figlio, tuttavia, sconvolgerà i loro delicati equilibri e li metterà di fronte a un mondo ostile alla plurifiliazione. La regia, dopo la dolorosissima scomparsa di Mattia nel luglio 2019, è stata affidata a Giuseppe Bonito, noto per Pulce non c’è e storico collaboratore del compianto autore e regista.

Attraverso una struttura a capitoli tematici, Mattia Torre descrive, con il solito umorismo arguto e apparentemente leggero, i conflitti con suoceri, baby-sitter, amici oltre che le fisiologiche crisi di coppia. Lo scopo è illustrare in chiave brillante problemi e tensioni ben noti alle famiglie contemporanee.

Il materiale di partenza è il monologo di Torre I figli ti invecchiano, noto per la sentita declamazione di Mastandrea. Da cui si racconta una dignità possibile per una generazione apparentemente incapace di essere felice e costruirsi un futuro. Nel film si riesce anche a ridere con gusto anche dei conflitti attuali come quello tra quarantenni e i propri genitori (da antologia lo scambio tra Sara e sua madre sulle “malefatte” dei baby-boomers).

Valerio Mastandrea in Figli

L’amore e i colori che tutti gli amici di Mattia hanno riversato per dare al film il maggior valore possibile, si percepisce in ogni singolo fotogramma. Dagli splendidi protagonisti (Mastandrea e Cortellesi perfetti sia come coppia affiatata che nei momenti di conflitto) a tutti i comprimari, funzionali e mai stucchevoli (per gli appassionati di Boris sarà una gioia rivedere anche per pochi secondi moltissimi dei volti della storica serie di Ciarrapico, Torre e Vendruscolo).

Anche le trovate più surreali e spiazzanti, tipiche della penna di Torre, sono ben incasellate e mai eccessivamente fuori contesto. Inoltre, le contaminazioni legate a cinematografie straniere (ad esempio le sequenze su schermo bianco dei diversi tipi genitoriali) non sono mai velleitarie, ma funzionali e adeguate. I registri di commedia e analisi sociale si sposano alla perfezione, sintetizzando al meglio la scrittura dolcemente caustica del suo autore. Sarebbe bello che questo prezioso lascito pervenutoci da Mattia Torre fosse assimilato e riverberato in ogni produzione italiana. Se mai dovesse rivivere una stagione della commedia all’italiana, sarebbe possibile solo grazie a scrittori abili come Mattia nel leggere i nostri umori e desideri.

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