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Covid-19, dramma in Medio Oriente e Africa del Nord: 8 milioni di nuovi poveri, la metà sono bambini

Un dramma che coinvolge Siria, Yemen, Sudan, Palestina, Iraq e Libia. Molte famiglie nella regione sono diventate ancora più povere per la perdita di lavoro, in particolare quello pagato giornalmente, e il virus continua a diffondersi: 105.419 casi e 5.699 morti correlate. In cima a questa amara classifica c’è l’Iran, che ha al suo attivo l’80% del totale dei casi della regione.

Tempo di lettura: 4 minuti

I ricchi sempre più ricchi. E i poveri sempre più poveri. Una ricetta sempre attuale, ancor di più in questi tempi di pandemia. Vale per il nostro Paese, uno di quelli dove gente che guadagna in maniera assolutamente consona fa la domanda per gli ormai celebri 600 euro destinati alle partite IVA nonostante abbia conti in banca importanti ed imponibili dello stesso livello, e vale per il resto del mondo. Vale, naturalmente, per il Medio Oriente e per il Nord Africa e per i loro bambini, spesso ostaggi di guerre e di crisi internazionali. Rischiano di essere loro le vittime presenti e future del covid-19.

I numeri del resto parlano chiaro: il virus continua a diffondersi in quelle zone, lo racconta l’Unicef, con oltre 105.419 casi e 5.699 morti correlate. In cima a questa amara classifica c’è l’Iran, che ha al suo attivo l’80% del totale dei casi della regione.

La regione presenta il più alto numero di bambini nel mondo che hanno bisogno di aiuto a causa dei conflitti e delle guerre in corso – ha dichiarato Ted Chaiban, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa – e il più alto tasso di disoccupazione tra giovani, mentre circa la metà di tutti i bambini nella regione vive in condizioni di povertà multidimensionale, privati dei servizi di base che comprendono istruzione, casa, nutrizione, cure mediche, acqua sicura, servizi igienico-sanitari e accesso alle informazioni”. 

Parliamo, numeri alla mano, di 25 milioni di bambini: tra loro rifugiati e sfollati interni. Sono quelli delle guerre, quelle delle occupazioni, quelle di cui spesso non parla nessuno, quelli della Siria, dello Yemen, del Sudan, della Palestina, dell’Iraq e della Libia.

Disinfestazione in Iran

Un dramma mondiale quello del covid-19, che nelle regioni povere assume proporzioni apolocalittiche: l’UNESCWA (Commissione economica e sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale) parla di 1,7 milioni di posti di lavoro che potrebbero sparire nel 2020 a causa della chiusura della maggior parte delle aziende, della sospensione dei salari e di un lockdown totale o quasi. Povertà alle stelle, nuovi poveri pari a 8 milioni di persone: per l’Unicef la metà con tutta probabilità saranno bambini.

Conseguenze disastrose se non saranno messe in atto opere di solidarietà e di protezione sociale: per l’Unicef il rischio per le famiglie è quello di ricorrere a lavoro minorile, matrimoni precoci e interruzione della scuola per sopravvivere.

Il virus dunque non colpisce i bambini direttamente, lo fa in seconda battuta. Il perché in Medio Oriente ed Africa del Nord è evidente. “Molte famiglie nella regione sono diventate ancora più povere per la perdita di lavoro, in particolare quello pagato giornalmente. Le famiglie stanno lottando – prosegue Chaiban – per portare cibo a tavola a causa delle misure di contenimento. Oltre a questo, i bambini nella regione subiscono le conseguenze psicologiche a causa dello shock per il lockdown, senza andare a scuola, giocare, praticare sport all’aperto o poter incontrare i propri amici”.

Ci sono ovviamente gli interventi dell’Unicef a tamponare questa crisi. Lo sguardo è rivolto soprattutto a Siria e Yemen. Il primo obiettivo è quello della comunicazione, raggiungendo e coinvolgendo bambini, adolescenti, giovani e famiglie con informazioni e comunicazioni aggiornate sulle pratiche per ridurre i rischi di contagio, preservare il benessere e la salute mentale, fisica ed emotiva e prevenire lo stigma su coloro colpiti. “Nelle ultime settimane, abbiamo raggiunto circa 22 milioni di persone attraverso TV, radio, giornali e più di 7 milioni di persone attraverso piattaforme digitali”, fa sapere l’organizzazione sul proprio sito.

Un’opera che non viene fermata neanche dal lockdown. Sono 1,6 milioni le unità di aiuti fornite alla regione attraverso il rifornimento dei mercati locali e il supporto ai Ministeri della Salute e agli operatori sanitari sul campo: parliamo della distribuzione di aiuti medici e sanitari fondamentali, dunque mascherine chirurgiche, camici, guanti e occhiali protettivi, kit per test per il covid-19, prodotti igienici, termometri e formazione per gli operatori sanitari sulla prevenzione.

Attenzione anche all’acqua: l’organizzazione lavora con i propri partner locali per ottimizzare, preservare e riparare gli impianti idrici, fondamentali per fornire acqua sicura alle comunità della regione, ancora di più in un contesto mondiale che vede l’igiene al primo posto per la lotta al contagio. Strutture, ma anche aiuti materiali: acqua potabile, saponi e detergenti per l’igiene personale, taniche, disinfettanti e igienizzanti per le mani (ricordate la psicosi tutta italiana per la mancanza dell’Amuchina nei negozi? Ecco, immaginate la necessità di un igienizzante in Siria, o a Gaza).

Covid 19 in Iran

Capitolo istruzione, un problema anche senza pandemia. Si parla, dati Unicef, di 110 milioni di bambini che non sono a scuola nella regione, con tutte le difficoltà del caso anche soltanto per ipotizzare alternative. L’organizzazione sta supportando ogni Ministero dell’Istruzione per la didattica a distanza, con i materiali da erogare attraverso ogni tipo di media e di strumento disponibile, anche ovviamente copie stampate per le popolazioni più a rischio di altre. Non mancano ovviamente strumenti forniti a genitori e a chi resta a casa con i bambini per fornire attività ricreative, necessarie anche per un supporto psicologico allo stress di queste settimane.

Infine, problematica mondiale anche questa, la lotta alle fake news e alla condivisione – ormai quasi patologica a livello mondiale – di contenuti non accurati e non attendibili. L’assistenza umanitaria dell’Unicef propone supporto anche sul tema, aggiungendo ai materiali necessari con ulteriori informazioni anche via radio e TV, e attraverso una campagna di massa sui social media con informazioni in arabo e altre lingue locali.

Leggi anche: Quando torneremo alla normalità?

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