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Elio Germano

Cinema

America Latina o dell’amore per il cinema dei Fratelli D’Innocenzo

I Fratelli D’Innocenzo presentano il loro ultimo film al Festival del Cinema di Venezia dopo il grande successo di “Favolacce” a Berlino.

Tempo di lettura: 4 minuti

I Fratelli D’Innocenzo presentano il loro nuovo film, America Latina, a nel Concorso di Venezia 78. Per la prima volta i registi sono in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia dopo lo straordinario successo dello scorso anno con Favolacce a Berlino. Reduci dunque dal premio alla miglior sceneggiatura per il loro film precedente, arrivano a Venezia con la loro terza pellicola e con tante aspettative. C’è da dirlo, questa edizione del Festival di Venezia è l’edizione degli italiani. I D’Innocenzo sono gli ultimi a presentare il loro lavoro dopo Paolo Sorrentino (qui la recensione di E’ stata la mano di Dio), Michelangelo Frammartino (qui la recensione de Il Buco), Mario Martone e Gabriele Mainetti. 

Come loro stessi hanno dichiarato durante la conferenza stampa, la scrittura di America Latina è iniziata proprio a Berlino prima di scoprire l’esito delle premiazioni. Nonostante questo, hanno cercato di spezzare il legame con le scelte di regia fatte per Favolacce a favore di nuove sperimentazioni, di un vero e proprio nuovo esordio. Lo è davvero?

I Fratelli D'Innocenzo
I Fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo

“Viaggio al termine di un uomo”

Elio Germano veste i panni di Massimo, dentista di Latina, marito innamorato e devoto di Alessandra, interpretata da Astrid Casali, e padre di due giovani ragazze adolescenti, Sara Ciocca e Carlotta Gamba. Trascorre la sua vita tra lo studio, la famiglia e i locali di provincia che sembrano essere l’unico modo per dimenticare l’assoluta mediocrità della sua esistenza. È un uomo pacato, tranquillo e capace di emozionarsi. Fino al giorno in cui, per caso, scendendo in cantina scopre un segreto di cui si fa unico portatore, un segreto che lo conduce ad un continuo e necessario esame di coscienza. La cantina, dopotutto, è la sua coscienza. 

Il racconto si svolge in prima persona, il film risulta per questa ragione fortemente immersivo. Come lo ha definito Damiano D’Innocenzo, il film è un viaggio al termine di un uomo

Dramma e passione

Lo spettatore questo uomo lo vede spesso da molto vicino. I registi dedicano tempo e spazio al volto di Germano, sempre cuore della scena. Con lo svolgimento del film il pubblico impara a conoscere i dettagli del viso del protagonista, lo conosce da vicino, così vicino che forse Massimo siamo noi che lo guardiamo. Noi siamo gli unici insieme a lui a conoscere ciò che si nasconde in cantina e senza sceglierlo ne siamo custodi. Elio Germano ha dichiarato che il lavoro che è stato fatto sul personaggio è un lavoro di divaricazione, un lavoro di accoglienza della macchina da presa. Lo spettatore ne è necessariamente spiazzato e perturbato. Siamo davvero in grado di farci carico del dramma di Massimo?

America Latina
America Latina (2021)

C’è un po’ di Corea in questa America Latina

Vincitore della Palma d’oro nel 2019 e dell’Oscar al miglior film nel 2020, Parasite racconta la storia di una famiglia di modeste origini, i Kim, che si introduce nella vita di una famiglia abbiente, i Park, per sfruttare le comodità di un’esistenza privilegiata. C’è la cantina nella bellissima tenuta dei Park dove vive nascosto da anni il marito della governante. L’uomo entra casualmente in contatto con i Kim facendosi così guardiano del bunker e del segreto della famiglia. 

Quest’anno a Venezia è proprio Bong Joon-ho ad essere presidente di giuria per la selezione ufficiale in lizza per il Leone d’Oro. Forse non è una scelta casuale quella dei Fratelli D’Innocenzo di usare la cantina come metafora del doppio, dell’ambiguità, del nascosto, del segreto e delle più inconfessabili pulsioni. Oggi più che mai la casa è il luogo dove tutto accade e dove tutto può accadere. La casa è specchio e riflesso dell’uomo che ci vive, delle sue emozioni e delle sue più mascherate paure. 

Se in Parasite il piano sottoterra cerca e riesce a comunicare con il piano terra, in America Latina ciò che si nasconde nei sotterranei della villa non può essere svelato ed ecco che allora il protagonista non può far altro che farsene carico da solo, impazzendone. 

Perché è amore

C’è tanto di Favolacce in questo nuovo lavoro dei Fratelli D’Innocenzo. C’è di nuovo Elio Germano in una delle interpretazioni più intense e convincenti degli ultimi anni. Senza di lui il film sarebbe decisamente meno valido. Elio Germano è per America Latina ciò che Cate Blanchett è stata per Blue Jasmine di Woody Allen, fondamentale. C’è ancora la provincia romana e i suoi sobborghi così tremendamente tragici e malinconici. 

Fratelli d'Innocenzo
Fabio e Damiano D’Innocenzo a Venezia 78

Forse dunque non si tratta di un nuovo esordio. America Latina deve tanto a Favolacce e al suo successo. Questo terzo film dei fratelli forse non ne è che il controcampo. Un controcampo sicuramente interessante da conoscere, ma meno completo, ricco e riuscito

I D’Innocenzo sono stati capaci di costruire un film sincero e libero a partire dai titoli di testa che scorrono da destra a sinistra lanciando subito allo spettatore il messaggio che ciò che sta per vedere non è ciò che si aspetta. Forse alla fine il film non è in grado di sconvolgere come avrebbe dovuto, come era riuscito a fare invece Favolacce; d’altro canto però conferma la capacità dei registi romani di definire un nuovo modo di raccontare, possibile solo grazie all’amore sconfinato per il cinema. 

America Latina in effetti è amore. 

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