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Una scena di Lunana

Cinema

Lunana: Il villaggio alla fine del mondo: tra natura e cultura

Un viaggio sul confine tra natura e cultura, dove le immagini parlano per accumulo e sedimentazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Lunana: Il villaggio alla fine del mondo è un film del 2019 del regista buthanese – nato a Dzongka, in India, nel 1983 – Pawo Choyning Dorji. È stato candidato all’Oscar come miglior film internazionale nel 2022.

Si potrebbe, volendo, guardare Lunana con gli occhi iniziali del protagonista, il maestro Ugyen Dorji. Uno sguardo, il suo, capace di enfatizzarne gli aspetti forse eccessivamente schematici, la trama scarna e in qualche misura didascalica, tutti elementi che riecheggiano come all’interno di un film già visto. Ma poi la magia accade, per noi come per Ugyen. Il nostro sguardo va incontro ad un processo di purificazione in grado di rendere immediatamente chiaro, a chi lo esperisce, perché questo sia invece un film bello e importante.

Un'immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo
Un’immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo

È proprio dal basso di ciò che il linguaggio filmico ci offre, dalla sua sedimentazione implicita situata al di là del plot messo in scena, della recitazione dei personaggi che in larga parte rappresentano se stessi (i bambini sono realmente di Lunana), che avviene questa sorta di riconoscimento dell’importanza e della pregnanza di questo film. Cercando di descrivere quanto accade sulla scena, potremmo accennare al fatto che esso agisca nell’ottica di preservare con cura e lasciare in qualche misura puri proprio questi sedimenti della propria narrazione: “il fondo” della storia, appunto, come se essa fosse ciò che si accumula sul fondo delle bottiglie d’olio non filtrato. Forse, infatti, la concezione generale della narrazione potrebbe essere descritta nella sua essenza (se un’essenza esiste davvero) come questo accumulo di “tracce”, a un tempo disseminate sul terreno della storia ma in qualche modo da essa anche avulse.

Un'immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo
Un’immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo

Se ne ha un esempio già nell’inquadratura iniziale, che forse già da sola vale quasi mezzo film. Ci viene mostrato attraverso un potente processo di accumulazione una larga parte della carne al fuoco che il film intende affrontare. Tutto ci viene sbattuto in faccia già all’inizio, in una sola immagine, come se il regista, avendone piena consapevolezza, volesse restituirci l’idea che il cinema bello e importante, quello che, aggiungiamo, non può affatto (per ora?) essere sostituito da un video di Instagram o di Tik Tok , è quel cinema in grado di farci fare esperienza di “fumanti schegge impazzite della nostra verità”. È questo che fa Lunana. Attraverso gli sguardi impagabili della capitana della classe Pen Zam. Attraverso la vastità degli scenari naturali incrociati con la pregnanza dei gesti fisici che i protagonisti incarnano per entrare in relazione con quella potenza soverchiante (ci si sposta a piedi per giorni, si raccoglie lo sterco degli yak per fare il fuoco). E ancora, attraverso la voce che facendosi canto è uno straordinario vettore di relazione tra personaggi e ambiente e allo stesso tempo tra significato e vita.

Un'immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo
Un’immagine tratta da Lunana: Il villaggio alla fine del mondo

Forse quindi, nonostante probabilmente non ci si trovi con Lunana al cospetto di un capolavoro, pure la sua visione rimane importante. E così anche il suo linguaggio, poiché esso è in grado di dirci qualcosa della nostra verità, del nostro significato situato in un luogo misterioso all’intersezione di natura e cultura, e che quindi, come ogni vero mistero, non può essere raggiunto se non attraverso un riconoscimento/disvelamento che ci porti a purificare il nostro sguardo. Parte di ciò che l’arte può sicuramente aiutarci a fare.

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Lunana: il villaggio alla fine del mondo

trama: Ugyen Dorji è un giovane maestro di scuola di Thimphu, capitale del Buthan, un piccolo stato incastonato tra India e Tibet che al posto del famigerato PIL – che misura la sola ricchezza prodotta dal paese – ha introdotto il GNH, ovvero il livello globale della felicità della popolazione. Ugyen, stanco di insegnare, vorrebbe abbandonare la propria professione per inseguire il suo sogno di andare in Australia e diventare un cantante. Quando però gli arriva una convocazione per Lunana, uno sperduto villaggio di montagna raggiungibile solo dopo molti giorni di cammino, il maestro non può rifiutare pena la violazione del contratto che ha stipulato col proprio governo.
regia: Pawo Choyning Dorji
sceneggiatura: Pawo Choyning Dorji
con: Sherab Dorji, Kelden Lhamo Gurung, Ugyen Norbu Lhendup, Pem Zam, Sangay Lham e Chimi Dem
durata: 110 minuti
uscita: 31 marzo 2022

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