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Zendaya e Hunter Schafer in Euphoria

Serie Tv

Euphoria è il grido di dolore di una generazione che non sa quale strada prendere

Euphoria è il racconto, crudo e a tratti spietato, di una generazione confusa, smarrita, schiacciata dalle aspettative troppo grandi di una società che fatica a comprenderli. La prima stagione è su SkyOnDemand dal 26 settembre.

Secondo la Treccani con il termine euforia si intende la “sensazione, reale o illusoria, di benessere somatico e psichico che si traduce in un più vivace fervore ideativo, maggiore recettività per gli aspetti belli e favorevoli dell’ambiente, tendenza a interpretazioni ottimistiche“. Spesso, però, questa sensazione di benessere è dovuta all’uso di sostanze stupefacenti che alterano la percezione della realtà. E allora è qui che l’euforia si traduce in disagio, un disagio profondo, radicato nel corpo e nella mente di chi la prova.

Ne sa qualcosa Rue, un’adolescente dipendente da i più svariati tipi di droghe. Ha il volto scavato, smunto, triste, malinconico. Il volto di chi è andato troppo oltre e non sa più come fermarsi. Rue combatte anche con i fantasmi di un’infanzia difficile. Fantasmi che cerca di ingoiare insieme a pillole colorate. Solo quando si trova ad un passo dalla morte Rue decide di farsi aiutare. Ma la strada davanti a lei è ancora tutta in salita.

Rue è la protagonista di Euphoria, la serie che ha fatto più parlare e discutere nel corso dell’estate appena giunta al capolinea. E’ una serie (trasmessa negli Stati Uniti dalla HBO, sinonimo di garanzia di qualità) che ha scosso – e non poco, stando a certi commenti che si trovano su alcuni blog e forum d’oltreoceano – le coscienze degli americani. Li ha fatti riflettere, pensare, meditare, indignare. Perché tutto questo? Per le forti tematiche trattate con un occhio che si limita soltanto a fotografare un disagio, quello adolescenziale, senza mai giudicare o colpevolizzare nessuno.

Jacob Elordi, attore di Euphoria

Euphoria, infatti, inizia raccontando proprio la storia di Rue (la interpreta la bravissima Zendaya, già vista negli ultimi due Spider-Man e in The Greatest Showman) e del suo ritorno alla vita dopo un periodo passato in un centro di recupero di tossicodipendenti. Nel liceo che torna a frequentare trova una situazione non tanto diversa dalla sua. Chi per un motivo, chi per un altro, i compagni di scuola di Rue hanno lo sguardo smarrito, sono spesso preda di attacchi d’ansia, faticano a costruire relazioni sociali. E’ una generazione incapace di trovare la giusta strada per la felicità, e per questo si sfoga su droghe, cibo, alcool, bullismo, violenza.

E i genitori? I genitori ci sono, sono presenti, ma sono perlopiù figure sbiadite, che stanno lì sullo sfondo senza acccorgersi del profondo disagio provato dai figli. Euphoria è una serie che si rivolge principalmente a chi genitore lo è già. Li mette in guardia e li avverte di cosa può accadere nelle quattro mura delle camere da letto dei propri figli. Per questo Euphoria è una serie che, sovente, può in qualche modo disturbare.

Zendaya e Hunter Schafer

Sia chiaro: è profondamente sbagliato dire che tutti gli adolescenti di oggi sono come quelli descritti in Euphoria. No, per fortuna non è così. Ma è altrettanto sbagliato minimazzare, prendere sottogamba certe cose, fare finta di niente. Certe tematiche trattate dalla serie, anche facendo ricorso all’uso di immagini crude e forti, sono necessarie e urgenti. Giarare la testa dall’altra parte dicendo che tanto non riguarda i miei figli può essere un’ingenuità. La serie stessa invita a parlare, a confrontarsi, a costruire un dialogo con i giovani. A capire quali sono i mostri che gli si muovono dentro e aiutarli a tirarli fuori.

Euphoria arriva, finalmente, anche in Italia. Su Sky OnDemand dal 26 settembre alle ore 23:15 si troveranno disponibili tutti gli episodi della prima stagione della serie creata, scritta e diretta da Sam Levinson.

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