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Elezioni Regionali in Emilia-Romagna: tanto rumore per nulla

L’Emilia Romagna non si è Legata e Salvini torna a Roma con la seconda sconfitta in pochi mesi, dopo quella estiva. La spallata al Governo non c’è stata e la roccaforte rossa non è caduta. Tutto come prima?

Matteo Salvini

Non mi sento sconfitto, si vince e si perde. Ma se perdo sono ugualmente felice, anzi: lavoro il doppio”. Se un marziano arrivasse tra di noi improvvisamente e ascoltasse questa dichiarazione di Matteo Salvini, rilasciata a risultati non ancora definitivi ma già indirizzati, penserebbe che si tratti della dichiarazione lucida, dignitosa, del candidato sconfitto di fronte alla fredda realtà dei numeri. Si vince, si perde, non è successo niente, domani è un altro giorno. No, no, un momento: abbiamo forse scherzato in questi ultimi 50 giorni? Era uno scherzo aver trasformato una elezioni locale nella madre di tutte le elezioni, in un test nazionale, in un plebiscito contro il Governo e sulla tua persona, in una presa di posizione il cui sottotesto implicava una presa di posizione su una diversa visione del mondo, come se da questa scelta dipendessero i futuri destini degli esseri viventi?

Era uno scherzo aver battuto il territorio comune per comune in un infinito effluvio di parole e in una infinita estasi enogastronomica, inscenato bagni di folla, sbandierato sondaggi, dichiarato con la protervia del conquistatore più che con l’ambizione dell’aspirante vincitore che in Emilia Romagna non avrebbe vinto, ma stravinto?

Era uno scherzo aver violato, come al solito, il silenzio elettorale, aver continuato la campagna elettorale sui social a urne aperte, strumentalizzato finanche il messaggio di cordoglio per la scomparsa di un gigante del Basket mondiale?

Stefano Bonaccini vince le elezioni in Emilia Romagna

Andiamo con ordine. La sconfitta in Emilia Romagna della Lega e sopratutto di Matteo Salvini è netta e senza infingimenti. La scelta di un candidato debole e senza esperienza amministrativa ha probabilmente avuto un peso enorme al cospetto di un Presidente uscente che, ricandidandosi, poteva vantare legittimamente i risultati ottenuti. Il Capitano non potrà a questo punto chiedere elezioni anticipate, il Governo tira avanti, l’Emilia Romagna non è caduta: tutto ok? Non proprio.

Innanzitutto c’è la questione Cinque Stelle che non può più essere ignorata. Il partito di maggioranza relativa che sostiene questo Governo esce a pezzi da queste elezioni: se il centrodestra può giustamente rivendicare con orgoglio la vittoria in Calabria, per i M5s il trend sembra più nazionale e sembra venire da più lontano. Con un capo politico dimissionario, si sono fermati intorno al 5% nella regione dove tutto per loro era cominciato.

C’è chi già grida al ritorno del buon vecchio bipolarismo, e forse erano inevitabile che la politica avrebbe ripreso il suo corso prima o poi, con buona pace di chi continua a farneticare l’idiozia della fine delle categorie “destra e sinistra”. No, puoi sostenere che non esistano più se vuoi razziare voti da un lato e dall’altro per mischiarli in un contenitore indistinto che possa stare un po’ di qua e un po’ di là, ma poi la Politica con il suo segno finisce per imporsi.

Quali saranno gli effetti sul Governo di un partito che governa con un 33% di consensi ormai solo virtuale? Dipenderà anche, molto, dalle prossime mosse del Partito Democratico.

Lucia Borgonzoni

Se Bonaccini è il vincitore indiscusso, il Pd è il vincitore indiretto. Nelle dichiarazioni post voto, Zingaretti si è affrettato, dopo aver ringraziato le Sardine (le quali sicuramente hanno influito positivamente sull’affluenza), a dichiarare che il Governo andrà avanti rafforzato. Peccato che non abbia specificato il come. Perché è questa la domanda, sopratutto per il Pd: come andare avanti con un alleato forte numericamente in Parlamento ma debolissimo politicamente nel Paese? Occorrerà una rimodulazione delle forze all’interno del Governo, un rimpasto? Zingaretti andrà avanti sulla legge elettorale proporzionale o sarà tentato da idee maggioritarie? Un eventuale legge maggioritaria, un moderno Mattarellum, potrebbe indurre il segretario del Pd a chiedere di andare addirittura al voto (sebbene l’ultimo che ha avuto l’ambizione di provarci non ha riscosso molto successo…)?

Marzo sarà il mese forse cruciale per capire i prossimi scenari; molto infatti passerà dagli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle e dal Raduno Nazionale delle Sardine. Chissà che stavolta non sia un bipolarismo di fatto a creare le coalizioni e non viceversa.

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