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La Serie A ad un bivio: ripartire o fermarsi?

Analizziamo i pro e i contro della ripresa del campionato di Serie A di calcio. Una questione che sta dividendo il nostro paese.

Tempo di lettura: 3 minuti

Nella conferenza stampa di domenica sera il premier Giuseppe Conte ha annunciato quali attività ripartiranno dal 4 maggio dando inizio alla “Fase 2”. Tra queste non vi è il calcio, con gli allenamenti che ripartiranno il 18 maggio a porte chiuse. In queste ore la Lega di Serie A sta studiano le ipotesi per la ripartenza del campionato e della Coppa Italia. Secondo quando trapela, l’intenzione ad oggi sarebbe quella di ripartire il 10 giugno o domenica 14 giugno. La questione però è ancora aperta e divide presidenti, medici, giocatori e tifosi. E’ anche piuttosto complicata e le pressioni (come ha affermato il ministro dello sport Vincenzo Spadafora) sono parecchie, sia da un lato che dall’altro.

Perché è giusto ripartire?

  • La ripresa del campionato, seppure a porte chiuse, limiterebbe le perdite dei club di A. Prima dello stop, solo 3 club del massimo campionato (Cagliari, Napoli e Torino) non avevano debiti bancari. L’annullamento del campionato sarebbe un duro colpo per tante nostre società e quasi una mannaia per le piccole, che già senza gli introiti dei biglietti venduti, dovrebbero rinunciare a parte dei diritti televisivi delle partite non trasmesse, e potrebbero avere evidenti problemi di gestione dei passivi. Anche i top club, soprattutto quelli impegnati nelle coppe europee, risentirebbero molto dello stop definitivo e anticipato del campionato.
  • Il calcio in Italia è senza ombra di dubbio lo sport che porta più soldi allo Stato. La Serie A lo scorso anno ha avuto un fatturato di 3,5 miliardi di euro, figurando tra le prime cinque industrie italiane. La mancata ripresa del massimo campionato andrebbe a pesare non solo sui club ma anche sul mondo del calcio, dello sport e di conseguenza anche sull’economia del paese, già profondamente colpita.
  • Cosa potrebbe succedere se gli altri campionati maggiori riprendessero mentre quello italiano no? Mentre in Spagna ed in Inghilterra la situazione è complicata, in Germania i club hanno già ripreso ad allenarsi (a piccoli gruppi) e la ripartenza del campionato potrebbe avvenire già nel mese di maggio. Se la Serie A non ripartisse mentre gli altri grandi campionati si creerebbe una concorrenza sleale. Nell’immediato i club esteri partirebbero avvantaggiati nelle coppe europee che si dovrebbero disputare nel mese di agosto. Inoltre il prodotto Serie A si troverebbe parecchio danneggiato con i club che potrebbero aver bisogno di molto tempo per ricucire il gap con le squadre estere. Questo potrebbe portare i migliori talenti del nostro campionato a decidere di trasferirsi in leghe più competitive e ricche.
  • Il calcio è da sempre fonte di intrattenimento e svago per i suoi tifosi e, fatto non banale in questo periodo, potrebbe aiutare, dal punto di vista sociale, al ritorno verso la normalità, nel lasciarci alle spalle questi periodi bui.
  • Giuseppe Conte ha annunciato che dal 18 maggio ripartiranno gli allenamenti degli sport collettivi e perciò del calcio. Se venisse confermato vorrebbe dire via libera alla ripresa del campionato. A quel punto che senso avrebbe far ripartire gli allenamenti delle square senza far (ri)iniziare campionato? 
  • La ripresa del campionato servirebbe a scacciare le polemiche scaturite dal mancato assegnamento di titoli, promozioni, retrocessioni etc. (come accaduto in Olanda), oppure dal congelamento delle classifica.
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Perché è giusto annullare o sospendere la stagione?

  • Attualmente sono quasi 106 mila i casi di covid-19 in Italia, ancora troppi per poter considerare di riprendere il campionato tra circa un mese. Sarebbe clamoroso se dopo tutti i sacrifici chiesti agli italiani, la ripresa della Serie A cancellasse quanto buono ha fatto per contenere il virus.
  • Oltre che per evitare una possibile risalita dei contagiati, la sospensione del campionato sarebbe utile per tutelare i giocatori, i membri dello staff ma anche gli addetti al campo, gli stewart, i giornalisti e molti altri. Ovvero i tanti che lavorano all’ombra di questi eventi.
  • Uno dei problemi scaturiti dal prolungamento della stagione è la necessità di modificare le date di termine dei prestiti (come per esempio quello di Nainggolan), di scadenza dei contratti e del calciomercato.
  • In questi giorni il dibattito sulla ripartenza o meno del campionato di A sta oscurando completamente anche gli altri sport, talvolta meno a rischio del calcio (come ha sbottato Federica Pellegrini). Inoltre la ripresa del mondo del pallone è affidata quasi ed esclusivamente alla Serie A perché difficilmente club di B, di C o addirittura dilettantistici, possono mettere in pratica il protocollo per permettere la sicura ripresa dei campionati. Avrebbe senso far ripartire solamente il massimo campionato?
  • Come possiamo dare validità ad un campionato intervallato da una pausa lunga almeno tre mesi?
  • Non sarebbe meglio sospendere tutti i campionati per tutelare la salute di tutti ed iniziare a programmare con calma ed attenzione per lo svolgimento della prossima stagione?
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