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A Chiara

Cinema

A Chiara, che ha tutta la vita davanti

“A Chiara” di Jonas Carpignano conferma il talento del regista italo-americano nel fotografare il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Tempo di lettura: 3 minuti

Jonas Carpignano continua il suo percorso esplorativo nel racconto di formazione. Dopo A Ciambra, incentrato sulla comunità dei Rom di Gioia Tauro, ora è il momento di A Chiara. Protagonista è una ragazza, ancora minorenne, che si trova a indagare tra le mura domestiche – e non solo – sulla scomparsa improvvisa dell’adorato padre.

Per Chiara suo padre è il migliore del mondo. Lo stima, lo venera, gli vuole semplicemente bene, persino quando a una gara di karaoke le preferisce l’altra figlia, poco più grande di lei. Chiara a 16 anni, però è già matura. E’ intelligente e non ci resta male per quanto accaduto. Quando il padre dall’oggi al domani sparisce di casa, lei cerca di capirne i motivi. Dov’è andato? Perché è fuggito senza dire niente? Chiede spiegazioni alla madre, alla sorella. “Non puoi capire”, le rispondono. Allora Chiara comincia a cercare la verità per i fatti propri. Casualmente, una sera, s’imbatte in un servizio di un tg locale – siamo a Gioia Tauro, come nel precedente film – che racconta la latitanza di un uomo affiliato a un importante cosca dell’ndrangheta. Quell’uomo è suo padre. Da quel momento tutte le sue certezze sulla figura paterna sembrano crollare improvvisamente.

Swamy Rotolo in A Chiara

Come già successo nei precedenti Mediterranea e A Ciambra, anche nel suo nuovo film – vincitore di un prestigioso premio alla Quinzaine di Cannes, dove è stato presentato – Carpignano adotta uno stile di ripresa molto vicino al documentario. Il suo sguardo sulla storia e sui personaggi non è mai distaccato. Al contrario, è partecipe e coinvolto. La telecamera entra in tutto e per tutto all’interno del nucleo familiare dove vive Chiara, fotografandone la vita domestica, i momenti ricreativi e quelli di tensione. Anche se il più delle volte la macchina da presa di Carpignano sta addosso a Chiara. Dietro, davanti, di lato. Non la lascia mai nel suo percorso alla scoperta della verità. Un percorso che è anche soprattutto un tragitto che porta Chiara dall’adolescenza all’età adulta. Un racconto di formazione, insomma. Tema che Carpignano, al suo terzo lungometraggio, sa maneggiare con grande intensità e, soprattutto, con una precisa cifra stilistica.

A Chiara è anche un film di scelte. Giuste o sbagliate che siano. Decidere da che parte stare significa anche diventare adulti, aver compiuto quel passo definitivo verso la maturità. Chiara capisce da che parte stare quando esplora anche il mondo fin lì sconosciuto in cui il padre fa affari. Bianco o nero. Non ci sono sfumature quando da una parte il nero rappresenta il più delle volte un punto di non ritorno. Chiara riuscirà a salvarsi prima che sia troppo tardi?

Il cinema di Carpignano è un cinema senza uno schema ben preciso, fuori dalle regole, apparentemente caotico. Ma è anche un cinema vitale, corposo, reale. Lo si deve anche alla precisa scelta di far recitare attori non professionisti, come in una sorta di neo-neorealismo. Protagonista del film è una vera (intera) famiglia, i Rotolo. Straordinaria Swamy Rotolo che riesce a dare credibilità ai mille tormenti che affliggono la mente di Chiara.

Una scena di A Chiara

E infine Gioia Tauro, che per la terza volta consecutiva fa da sfondo alle vicende del film. Una città che non si limita soltanto a guardare o a prestare i propri spazi alle storie dei protagonisti del film. Gioia Tauro nei film di Carpignano non è mai una città silente. Parla Goia Tauro, con i suoi luoghi stritolati tra povertà, immigrazione, assenza dello Stato ma anche con la sua voglia di riscatto e di vita.

Jonas Carpignano si conferma un regista interessante, da continuare a tenere d’occhio e che continua ad essere premiato nei principali festival internazionali. A Chiara è il suo sigillo su un carriera che adesso è ufficialmente esplosa.

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