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Vasco Brondi e Le Luci di questo decennio indie

Secondo il sondaggio promosso da Corriere.it, la canzone di questo decennio è Eh…già di Vasco Rossi. Ma la classifica ha riservato una graditissima sorpresa: al quinto posto troviamo Coprifuoco delle Luci della Centrale Elettrica.
Questo di sicuro è stato il decennio dell’indie. E noi abbiamo cercato di raccontare questa canzone di Vasco Brondi, A modo nostro.
E la vostra canzone del decennio che sta per concludersi qual è?

Vasco Brondi Le luci della città elettrica

Siamo ormai giunti agli sgoccioli del 2019 e alle ultime battute di questo secondo decennio degli anni 2000. Da più parti si lanciano sondaggi e si stilano elenchi delle canzoni più belle dei dieci anni che stiamo per lasciarci alle spalle. Ogni canzone, un’istantanea su un arco di tempo.

Il sondaggio di Corriere.it

Uno dei sondaggi più interessanti è stato quello lanciato dal Corriere della Sera tramite il suo sito internet. E i risultati hanno riservato qualche sorpresa. La canzone più bella di questo decennio è Eh…già di Vasco Rossi. Il Komandante l’ha spuntata un’altra volta in barba a tutti i detrattori. Al secondo posto si piazza Marco Mengoni con la sua L’essenziale con cui ha vinto il Festival di Sanremo nel 2013. Medaglia di bronzo per Lorenzo Jovanotti per Il più grande spettacolo dopo il Big Bang. Sorprese per le ultime due canzoni inserite nella top five del decennio: al quarto posto si posiziona Achille Lauro con la sua Rolls Royce, mentre quinto è Vasco Brondi (già Le Luci della Centrale Elettrica) con Coprifuoco.

Vasco Brondi

La notizia della presenza di Coprifuoco è stata accolta con grida e manifestazioni di giubilo da chi sta scrivendo questo articolo. Dopo lo shock iniziale, qualche riflessione.

Questo è stato il decennio dell’indie e di Vasco Brondi

Questo è stato senza alcun dubbio il decennio in cui la musica cosiddetta indie si è imposta nel mercato discografico, almeno italiano. Merito della diffusione di nuove modalità di fruizione della musica: questo è il decennio della musica in streaming, di Spotify, di YouTube, dell’ascolto frammentato e compulsivo. I piccoli negozi di CD faticano e mantenere la saracinesca alzata e le librerie, come diceva una persona che mi faceva ridere perché aveva la mia stessa ironia, sono diventate dei bazar: vendono di tutto, poster, cd, libri, biglietti, borracce, borse, creme solari. Cosa si fa per non morire. E allora ben vengano le novità, a patto che abbiano qualcosa da dire. E Vasco Brondi è stato il primo. Dieci anni fa ha aperto un varco, tracciato un percorso, segnato una strada. Nei limiti di leopardiana osservanza, Vasco Brondi ha inventato “la poetica degli anni 0”, un nuovo modo, un nuovo lessico, una nuova sintassi per raccontare questo decennio. Se si parla di fotografie, l’istantanea migliore l’ha scattata lui. Cieli logori come pennarelli scarichi, una versione 2.0 dell’Emilia post-industriale. Non più osterie di fuori porta di gucciniana memoria ma bar sulla Via Lattea (o era la Via Emilia?). La Via Emilia che può benissimo essere la Via Ostiense o qualsiasi via delle nostre periferie esistenziali. Difficili i primi testi delle Luci della Centrale Elettrica, Canzoni da spiaggia deturpata era tutta una metafora. Eppure erano i segni di quella poetica. Una poetica che poi, come tutte le cose, si è evoluta fino a giungere alla completa maturazione nell’album Terra da cui è tratta Coprifuoco, la canzone di cui sopra.

I personalismi di tutti in Coprifuoco

Cadeva la sera / su una bella e malandata Europa multiculturale / su un altro bar che cambia gestione / su un altro eroe da dimenticare / il giorno degli attentati hai scritto / per tranquillizzare tutti / che come sempre eri da quelle parti / ma non eri tra i feriti o tra i morti /

Questo l’incipit della canzone. E il cuore corre di corsa a quelle sere in cui tutti i canali televisivi erano sintonizzati sui luoghi dove era successo un attentato. Alle dita che, nervose e sincopate più di una balbuzie, tremano nel digitare sul telefono “Ale, stai bene? Manda un segno quando leggi.”, all’impazienza nell’attendere la risposta. Ai nostri piccoli microcosmi di sentimenti e mancanze che entrano prepotentemente nelle pieghe della cronaca e della storia.

Su questo pianeta chiamato Terra / anche se come noi è quasi soltanto acqua / come noi tra un amore e una guerra / assediati da quello che manca / era per andare via da me da te / dalla piazza della cattedrale / hai scoperto che Toronto è una Varese più grande / ma a parte il freddo non si sta poi così male

Cos’è questo se non un ritratto della nostra generazione? Precaria, appoggiata su un filo sottile e trasparente, dispensatrice di un equilibrio che neanche immagina di avere, dilaniata da guerre e amori più grandi di lei. Qui manca tutto, non ci serve niente” si legge in un murales bellissimo che domina l’ingresso della stazione metro di Rebibbia a Roma. Forse è vero. Quando manca tutto. Ma tutto cosa? Tutto quello che credevamo fosse necessario. Noi credevamo un sacco di cose. E per crederle qualcuno è dovuto andare via, con la chitarra il computer, un po’ come ha fatto Tiziano. E allora Den Haag è forse una Genova più ordinata. Ma sono tutte supposizioni, binari di parole che portano a nessun dove. E dappertutto.

Vasco Brondi ha abitato e respirato tutte queste storie e ne ha fatto una poetica che si è evoluta: dalla Via Emilia all’Universo Mondo della Terra. L’esperimento è più che riuscito: è stato un percorso di maturazione suo e nostro. Per questo Le Luci della Centrale Elettrica sono state necessarie per fotografare questi anni. E quella canzone merita di diritto il posto tra le più belle del decennio. Anche se non verrà mai passata in radio e anche se Vasco Brondi è meno sexy di Tommaso Paradiso.

Le Luci del nostro decennio

Ora Vasco Brondi ha spento definitivamente Le Luci. E anche su questo decennio sta per calare il sipario. E non ce ne vogliano Marco Mengoni o Jovanotti ma la nostra piccola rivoluzione l’abbiamo vinta perché vedere “uno dei nostri” in cima a quella classifica ci riempie di orgoglio. Perché superare gli steccati è qualcosa di bellissimo e liberatorio. Perché non è vero che ci piace starcene in disparte tristi e taciturni. Non è vero. Ci piace raccontare le nostre storie a quante più persone possibile, perché quando si condivide si moltiplica. Questa è molto più di una legge matematica: è la legge degli anni 0, è la legge in controtendenza all’individualismo che ci scorre dentro. La legge che fa poggiare le mani sulla web cam del nostro PC per simulare un abbraccio notturno ed elettronico. Anche noi condividiamo: condividiamo birre e confidenze via Skype e cerchiamo di metterci dentro tutta l’umanità di cui siamo capaci. Illudendoci di cancellare le distanze, aggrappandoci ai fili elettrici per non cadere. Come quando si sta per annegare in mare aperto. Vedo terra all’orizzonte, vedo un amico per ogni porto. Un amico per ogni hotspot. E i pensieri dello stesso colore del cielo di Milano.

Vasco Brondi

Questo è stato il nostro decennio. Ve l’abbiamo raccontato con Coprifuoco delle Luci della Centrali Elettrica. Ascoltatelo.

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