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Una scena tratta da Utopia

Amazon Prime Video

Utopia ci ricorda di quanto stia diventando difficile, oggi, raccontare l’Apocalisse

In piena pandemia arriva Utopia su Amazon Prime, una serie black comedy che parla proprio di epidemie rivisitando una celebre serie inglese.

Una coppia di sposini ritrova nel garage della nuova casa le tavole originali di un fumetto alquanto inquietante. Si tratta di Utopia, testo di culto introvabile e venerato da appassionati in tutto il mondo. Il comic book narra le disturbanti disavventure della piccola Jessica Hyde e del suo seviziatore, il mostruoso Mister Rabbit. La celebrità underground del fumetto è generata dai disegni ricchi di messaggi subliminali, in particolare di rimandi ad epidemie, passate e forse future (argomento che capita proprio a fagiolo in questo periodo). Utopia, praticamente, è un codice per decifrare l’Apocalisse. Perché, quindi, non indire un’asta pubblica aperta a tutti gli appassionati per vendere il manoscritto? Torme di nerd da tutto il mondo si ammassano all’evento indetto in un albergo, e tra loro si ritrovano i quattro protagonisti della vicenda. Si tratta di Samantha (Jessica Rothe), Becky (Ashleigh LaThrop), Wilson Wilson (Desmin Borges) e Ian (Dan Byrd), persone comuni unite dall’ossessione per Utopia. Il fumetto, a quanto pare, interessa anche a personaggi incredibilmente sinistri, come il taciturno Arby (Christopher Denham). Nel frattempo, un’epidemia di una misteriosa influenza sta falcidiando i giovani di una cittadina americana, e dietro sembra esserci la Christie’s, azienda farmaceutica guidata dall’ambiguo dottor Kevin Christie (John Cusack).

Utopia, una serie dalla matrice paranoica

Gillian Flynn (autrice di Gone Girl, Widows e della serie Sharp Objects) esordisce come showrunner per Amazon Prime Video ed Endemol in questo remake dell’omonima serie britannica di Dennis Kelly, andata in onda su Channel 4 dal 2013 al 2014. L’autrice afferma di aver attinto dal thriller paranoico e cospirazionista anni ’70 (La Conversazione, ad esempio) nella stesura di Utopia, allontanandosi dall’impronta più vicino allo spirito humour dell’originale.

Una scena tratta da Utopia

La matrice paranoica è ben evidente nell’intreccio che si dipana intorno a un fumetto capace di predire le epidemie. I protagonisti loro malgrado diventano vittime di macchinazioni sofisticate non provenienti da governo o servizi segreti deviati. Come in gran parte del racconto cospirativo attuale, i veri antagonisti sono organismi privati, come accade anche in Homecoming, altra serie targata Amazon. Abbastanza significativo che una delle aziende più influenti del pianeta produca serie televisive dove lo spettatore è messo in guardia sulle azioni immorali e senza controllo delle multinazionali.

Un ruolo centrale nella storia è coperto dal personaggio di Sasha Lane (meglio non identificare il suo ruolo) e quello Arby, villain imprevedibile interpretato con lucida crudeltà da Christopher Denham. I quattro protagonisti sono sì impersonati da ottimi interpreti, ma la scrittura fatica a renderli dei caratteri strutturati. Assolutamente, inoltre, di prim’ordine l’esordio di John Cusack nella serialità, che in scena divora qualsiasi attore gli si affianchi. A Utopia, quindi, non mancano sicuramente le buone interpretazioni, uno dei punti di forza di questa rivisitazione.

Una serie poco equilibrata

Tuttavia, ciò che salta all’occhio è la mancanza di equilibrio nel dosare tensione e ribaltamenti. Infatti, gran parte delle svolte sono ampiamente telefonate, cosa che sorprende in un prodotto che dovrebbe fare delle rivelazioni spiazzanti un suo punto di forza. Invece, lo spettatore rimane sì spiazzato, ma soltanto per facili choc legati a esplosioni di violenza inaspettata. Questa scelta alla lunga appare pigra e la grande reveal finale, inoltre, affronta tematiche lungamente e meglio trattate da più recenti produzioni di genere. Del tutto fuori luogo anche i momenti più grotteschi che cercano di accostare maggiormente Utopia all’originale serie black comedy; tuttavia, le scene più nere generano ribrezzo prima ancora che risate amare.

Una scena tratta da Utopia

Gillian Flynn mette in moto con Utopia un rollercoaster cospirativo sui binari di epidemia e apocalisse in un momento quanto mai appropriato (o per niente, dipende dai punti di vista), ma lo fa in un modo decisamente poco avvincente. Pur avendo del succoso materiale di partenza, gli autori (tra cui Kelly della serie originali) partoriscono una serie visivamente educata e ben fatta, ma senza particolari acuti – se non interpretativi. Il finale apertissimo rende necessario un prosieguo che dovrebbe essere presto ordinato dalla piattaforma, nonostante una tiepida accoglienza. Per i fan dell’originale sicuramente sarà interessante apprezzare la nuova veste di questa proprietà intellettuale, seppur con esiti decisamente inferiori alle attese.

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