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The Witcher, un inconsueto fantasy puro, nudo e crudo

Un analisi dell’universo di The Witcher, a partire dalla serie di romanzi, proseguendo con la serie Netflix e arrivando ai videogiochi.

Henry Cavill in The Witcher

Parto con un avviso importante al lettore: in questo articolo non ci saranno anticipazioni o rivelazioni che potrebbero inficiare la visione della serie, sebbene ci siano inevitabilmente sparse informazioni che rivelano alcuni dettagli che nella serie vengono saggiamente dosati.

La saga di The Witcher nasce dalla fantasia dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski con una serie di pubblicazioni in forma di raccolte di racconti all’inizio degli anni Novanta. Queste storie narrano di uno strigo, un non-umano mutante, dai capelli bianchi, di nome Geralt di Rivia, detto anche Lupo Bianco, che di professione fa l’ammazza-mostri a pagamento: lo witcher. Il mondo in cui si ambientano le vicende è un territorio abitato da tutte le razze classiche fantasy, denominate “Razze Antiche”, ossia elfi, umani, nani e gnomi. A impreziosire questo classico quadretto imposto dal genere, si unisce la Congiunzione delle Sfere che ha fatto unire due universi paralleli portando nel mondo la magia e mostri selvaggi e orrendi. Ecco perché vi è l’esigenza di avere una figura che possa combattere efficacemente questi abomini. La struttura portante del mondo si regge molto bene e pian piano si entra quasi naturalmente nell’ambientazione, tanto che ad un certo punto vi sembrerà normale leggere di un cadavere a cui è stato mangiato il cuore e pensare che è, senza alcun dubbio, una strige.

Il cast di The Witcher

La prima stesura che portò a delineare il personaggio di Geralt e l’ambientazione avvenne per puro caso, come racconta lo stesso Sapkowski in un’intervista a cura di Cutali su Sugarpulp: partecipò ad un concorso letterario indetto dalla rivista Fantastyka, nell’inverno 1985, con il racconto “Lo strigo”. La storia non convinse totalmente la redazione, si classificò terzo, ma venne accolta molto bene dai lettori, tanto che lo scrittore decise di continuare. Tutte le date di seguito indicate fanno riferimento alla pubblicazione in Polonia. I primi due libri, La spada del destino (1992) e Il guardiano degli innocenti (1993), sono una serie di racconti più o meno legati, sparsi cronologicamente, che raccontano perlopiù avventure singole di contratti accettati dal Lupo Bianco. In questa prima fase lo scrittore volle soddisfare la fame dei lettori e consolidare il mondo da lui creato: gradualmente vengono inseriti dettagli fondamentali volti a precisare e particolareggiare questi territori, come ad esempio la descrizione dell’arrivo traumatico degli uomini dalla costa che ha determinato la rovina delle altre “Razze Antiche”. Dal terzo libro invece si ha una storia uniforme portata avanti di romanzo in romanzo, prendendone le basi da alcuni personaggi creati precedentemente nei racconti, in particolare Yennefer e Ciri che, per ragioni di spoiler, eviterò di darne una descrizione più accurata. Essi sono così cronologicamente pubblicati: Il sangue degli elfi (1994), Il tempo della guerra (1995), Il battesimo del fuoco (1996), La Torre della Rondine (1997), La Signora del Lago (1999). Recentemente è stato pubblicata un’altra raccolta di racconti con il titolo La stagione delle tempeste (2013).

Credo che a livello di scrittura, la serie Netflix sia coerente e ben intrecciata. La vicenda si snoda su tre piani cronologicamente separati e ad ogni piano temporale è dedicato un personaggio differente. Il primo ostacolo, per alcuni, potrebbe essere il genere: The Witcher è un fantasy puro ma decisamente fruibile per chiunque. Sia che tu sia un appassionato o meno, qui stiamo parlando di un prodotto che trae forza dal fantasy e ne porta avanti alcune tematiche come la discriminazione razziale, l’intreccio fanta-politico, le scelte morali e il sesso che spesso non vengono trattate dai “puristi”. Il secondo ostacolo, secondo me, per un consumatore che non si è mai avvicinato a ciò che è stato già pubblicato, sta proprio nel superare i primi episodi che cercano, in una durata media di un’ora, di concentrare ambientazione, protagonisti e mordente di trama. È evidente che se ad un’introduzione concentrata, si aggiungono tre linee temporali distinte fin da subito uno spettatore si perda ed abbandoni il supporto video prima del tempo.

The Witcher

Probabilmente, chi ha già un’infarinatura generale, anche blanda, riguardo al titolo sarà sicuramente aiutato nel superamento di questi ostacoli, gli altri faranno più fatica, ma se avranno un po’ di pazienza riusciranno sicuramente a godersi la serie e ne saranno ripagati. Per i fan sarà un continuo rimando a eventi e personaggi già conosciuti, oltre ad approfondimenti davvero molto interessanti, come ad esempio il passato di Yennefer. Sebbene gli sceneggiatori abbiano dichiarato la loro fedeltà ai libri vi è un episodio “effetto nostalgia” dedicato ai videogiocatori, il terzo, intitolato “Luna Maledetta”, dove le scene riprendono la falsa riga del trailer di lancio, nonché del video di presentazione all’interno del gioco stesso, del primo videogioco prodotto da CD PROJEKT RED, ossia “The Witcher”.

Piccolo excursus storico che mi dà l’occasione di parlare di altri prodotti sul nostro Geralt. Torniamo negli anni Novanta, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Polonia stava vivendo un periodo di assestamento politico ed economico. Il mercato videoludico, sempre più crescente nei mercati Occidentali, faceva molta fatica a inserirsi per due ostacoli principali: la lingua, nelle scuole veniva insegnata come secondo idioma il russo rendendo quasi impossibile la fruizione di contenuti in inglese, e la politica che non aveva idea di come gestire l’importazione di prodotti Occidentali nel paese. In questo clima di transizione economica, i bazaar e le strade offrivano i primi accessi alle merci tra cui i videogiochi. Se la dissoluzione dell’economia centralizzata aveva aperto le frontiere, rimaneva insoluto il problema della lingua. Marcin Iwiński e Michał Kiciński, due amici polacchi, fondano una software house, la CD PROJEKT, che in un primo momento servì da centro di distribuzione ufficiale di videogiochi americani, collaborando con importanti gruppi, ad esempio Blizzard, poi inizia a tradurli, da principio solo nelle copertine e nei manuali di gioco dal ’96, successivamente localizzando interamente il prodotto importato, come è avvenuto per Baldur’s Gate nel ’99, diventando una delle più dinamiche aziende polacche del settore. “We had always wanted to make our own game” dichiara Iwiński in un’intervista rilasciata sul sito ufficiale di CD PROJEKT e nel 2002 nasce la CD PROJEKT RED, divisione della società dedita alla creazione di prodotti videoludici che si cimenta, un anno dopo, alla composizione di un gioco che non poteva non ispirarsi ai racconti di uno dei romanzieri più noti in Polonia in quel periodo, ossia Sapkowski. Lo sviluppo durò quattro anni e dette alla luce nel 2007 il primo “The Witcher”, ormai un caposaldo dei videogiochi di quel periodo.

Henry Cavill in The Witcher

Ritornando a parlare della serie di The Witcher, non tutte le ciambelle escono col buco! Il prodotto Netflix, preso nella sua interezza, è molto buono, sia a livello di trama, come già detto, sia a livello recitativo con un Henry Cavill nei panni di Gerald molto più espressivo e coinvolto del solito, la splendida Anya Chalotra, nel personaggio di Yennefer, e Freya Allan, nelle vesti di Cirilla, per la prima volta in un ruolo da protagonista. Peccato per alcune scene poco fortunate realizzate in computer-grafica che lasciano perplessi, ma non turbati. Non ho apprezzato molto alcune scene di nudo con poca motivazione, comunque non eccessivamente presenti. Alcuni hanno criticato la troppa differenza anagrafica tra Cavill e Chalotra la quale non rispetterebbe l’originale descritta da Sapkowski. Se questo dislivello può effettivamente non rispettare i libri è vero anche che non disturba e anzi questa critica rivela le aspettative che i molti conoscitori si erano fatti: a quale Yennefer il giornalista o lo spettatore fa riferimento per il paragone? Con quella dei libri? Quella dei videogiochi? Troppe le immagini precedenti alla serie per dimenticare, troppi i pregiudizi e le aspettative create in questi mesi. Questa serie ha soddisfatto i critici di settore e i più scettici, come me. In conclusione, il mio consiglio è di darle una possibilità anche se non rientra nelle vostre corde.   

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