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Mackenzie Davis The Turning

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The Turning, rilettura moderna ma indecisa di “Giro di vite” di Henry James

Disponibile dal 19 maggio 2021 su Prime Video, The Turning è l’ultima trasposizione cinematografica del libro “Giro di vite” di Henry James.

Tempo di lettura: 3 minuti

Disponibile dal 19 Maggio 2021 su Amazon Prime Video, The Turning – La casa del male è il secondo film della regista Floria Sigismondi dopo il biopic The Runaways. Ultimo adattamento del famoso romanzo breve di Henry James Giro di vite ne riprende solo il plot principale, traendone spunto per inserirsi nell’attualità di certi temi. Preso come un film horror a sé ha parecchi elementi che lasciano presagire che avesse un ottimo potenziale, ma di contro la forzata rilettura moderna del romanzo a cui si ispira ne impedisce uno sviluppo convincente. Il cast vede in prima linea Mackenzie Davis e la star di Stranger Things Finn Wolfhard, oltre alla piccola Brooklynn Prince. Una prova attoriale assolutamente meritevole per un film dalla sceneggiatura che avrebbe potuto prendersi qualche rischio in più.

Una lugubre magione di campagna

Kate è una tutrice chiamata a prendersi cura della piccola Flora, rimasta orfana. Si trasferisce quindi nell’enorme tenuta di campagna dove la bambina vive accudita dall’anziana governante, Mrs. Grose. La piccola si dimostra accogliente e felice della sua presenza, atteggiamento che cambierà quando il fratello maggiore Miles tornerà a casa dal collegio. Kate, nonostante i bambini si prendano gioco di lei, continuerà ad essere propositiva, ma ben presto la situazione precipita. Nella tenuta continua ad aleggiare la presenza dell’ex tutrice, Miss Jessel, andata via all’improvviso, e di Quint, lo stalliere morto poco tempo prima. Le due figure sembrano influenzare il comportamento dei bambini e Kate ne sarà vittima, perdendo il controllo della realtà e di se stessa.

Una scena di The Turning

Una ghost story, ma solo di nome

Giro di vite di Henry James è forse la più popolare tra le ghost story. Ancora oggi l’adattamento perfetto del romanzo resta The Innocents del 1961 con protagonista Deborah Kerr. Viene naturale, quindi, drizzare le orecchie alla notizia di una nuova trasposizione cinematografica. The Turning è basato sul romanzo, sceglie di seguire la linea narrativa della tutrice prendendo qua e là degli spunti dal resto della trama e svilupparli in chiave moderna e attuale. Inserisce temi quale il femminismo e la violenza sulle donne, rischiando però di snaturare lo stesso concetto di “ghost story”. Se, come detto in precedenza, si guarda a The Turning come un horror tra i tanti è un prodotto di genere buono, ma l’eredità che ha alle spalle è troppo grande ed importante per ignorarla. Pesa anche la scelta di non aver raggiunto pienamente l’obiettivo e quindi aver osato per poi tirarsi indietro, soprattutto nel finale.

Scena tratta da The Turning

Uno specchietto per le allodole

E’ un orrore umano quello che punta a mostrare The Turning. Pecca un po’ quindi del soprannaturale che ci si aspetta, nonostante la costruzione egregia dell’atmosfera, inquietante e ambigua. Il punto di vista della storia è prettamente psicologico, che non è un malus; tuttavia si ha l’impressione che qualche aspetto sia stato trascurato e avrebbe potuto dare un apporto notevole al risultato finale, se curato a dovere. Mackenzie Davis è colei che traina il film verso una spiegazione più “terrena”: la sua interpretazione è assolutamente credibile, restituisce con naturalezza la fragilità del personaggio e la sua lenta discesa nella follia. Altrettanto riescono a fare i giovani attori, in particolar modo Finn Wolfhard, un giovane talento della sua generazione, particolarmente bravo nel gioco di sguardi.

Scena tratta da The Turning

Una svolta si, ma solo nel titolo

Curioso che il titolo del film, tradotto, significhi “La svolta”, perché è proprio ciò che succede. A pochi minuti dalla fine la pellicola prende una piega inaspettata e sorprendente che si rivela essere l’elemento più di qualità dell’intera opera. Peccato che il film non trasmetta la stessa sensazione di stupore lungo la visione. Resta, così, l’amaro in bocca d’aver assistito ad un film che, per la voglia di essere appetibile al pubblico d’oggi, cade rovinosamente su se stesso, nonostante gli ottimi presupposti.

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