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Jesse Eisenberg in una scena di The Social Network

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The Social Network, lo spietato affresco della società americana compie 10 anni (ed è ancora un capolavoro)

Moralità, desiderio, trionfo e tradimento. The Social Network, 10 anni dopo.

Che The Social Network fosse un film destinato a far parlare di sé e ad essere ricordato anche negli anni a venire, lo si intuisce fin dalla prima scena. Dura 9 minuti ed è un fiume incessante di parole tra un ragazzo, Mark, e una ragazza, Erica. Ci fosse stato qualcun’altro a scrivere la sceneggiatura di questo film e non Aaron Sorkin, forse la scena sarebbe durata non più di 2 o 3 minuti. In fondo il messaggio che si vuol far arrivare è chiaro fin dalle prime battute: lui è un nerd stronzo, arrogante, molto strambo e per questo lei lo pianta, vomitandogli in faccia tutto quello che ha sempre pensato di lui ma che forse non ha mai avuto il coraggio di dirgli.

La scena – con frequenti tagli di montaggio e girata ben 99 volte – termina con parole inequivocabili da parte di Erica (la interpreta l’attrice Rooney Mara, all’epoca semisconosciuta), che non lasciano scampo né tanto meno diritto di replica a Mark:

«Probabilmente diventerai un vero mago dei computer, non mi stupirebbe, ma passerai la vita a pensare che non piaci alle ragazze, perché sei un nerd, ma io posso dirti, dal profondo del cuore, che non sarà per questo, non piacerai perché sei un grande stronzo».

Jesse Eisenberg e Rooney Mara

Quello che succede dopo lo racconta alla perfezione il film di David Fincher, uscito 10 anni fa nelle sale americane in questo periodo. Un film che molti, erroneamente, hanno bollato, fin dall’uscita del titolo e della scarna sinossi, come “il film su Facebook”. Niente di più falso. O meglio, è anche un “film su Facebook” – su come nasce, come si sviluppa, come arriva al successo globale. Quello che a Sorkin premeva raccontare è la storia di un giovane, Mark Zuckerberg, che si sente costantemente escluso dai circuiti che contano e che per questo cerca un riscatto, un qualcosa di cui vantarsi con chi in quel momento lo tiene fuori. “Ehi, guarda di cosa sono capace, alla faccia vostra“. Quel riscatto comincia a prendere forma nella camera di un dormitorio di Harvard in una notte, quella che segue la rottura con la fidanzata.

Ma raccontando di Mark Zuckerberg, Sorkin racconta anche una larga parte di società classista americana, quella dove la linea che separa l’ambizione dall’arrivismo è molto labile e sottile; quella dove l’American Dream prende pieghe a volte ambigue; quella dove la competizione per raggiungere un obiettivo si fa spietata e non guarda in faccia nessuno; quella dove i protagonisti restano sempre gli stessi e non imparano mai dai propri cocenti errori (basti pensare all’eloquente scena finale del film).

The Social Network non sente affatto il peso dei dieci anni. E’ un capolavoro avvincente del cinema contemporaneo – per Quentin Tarantino è il miglior film in assoluto del decennio appena trascorso e chi scrive è perfettamente d’accordo con lui. E’ un dramma sull’amicizia, sulla rivalità, sull’invidia, sul come e sul perché i social media, in pochissimo tempo, sono riusciti a sedurre (o a rendere dipendenti, a seconda di come la si vede) un’intera generazione (per approfondire il tema buttate un occhio al tanto chiacchierato The Social Dilemma, documentario firmato Netflix).

Jesse Eisenberg

La pellicola di Fincher, tra i tanti aspetti, funziona perfettamente anche quando assume l’identità di film sul mondo degli affari. La guerra alla proprietà di Facebook fa vacillare totalmente la moralità di Mark Zuckerberg, che si trovi davanti ai gemelli Winklevoss o all’amico Eduardo Saverin. E parlando d’affari, che differenza c’è, in fondo, tra Mark Zuckerberg e il Gordon Gekko di Wall Street? Entrambi sono alienati dai valori umani più basici a causa del loro arrivismo. Hanno anche caratteristiche diverse, certo – Gekko è un maestro nell’arte della persuasione orale, Zuckerberg è invece molto più introverso – ma la cosa che li accomuna di più è la loro (simbolica) vendetta nei confronti dei poteri forti. Il successo li ha resi soli, forse tristi. In fondo vorrebbero essere come tutti gli altri, ma più vanno avanti nel loro percorso e più si accorgono che è quasi impossibile esserlo.

Su The Social Network si potrebbero dire tante altre cose. Si potrebbe dire che la scelta di scritturare Jesse Eisenberg per il ruolo di Zuckerberg si è rivelata azzeccata: l’attore lavora quasi sempre di sottrazione, dà il meglio di sé nei personaggi più ambigui (vedi il Lex Luthor di Superman) e restituisce uno Zuckerberg spigoloso, a tratti irritante. Che i 3 Oscar vinti sono tutti meritati (sceneggiatura, montaggio e colonna sonora). Che David Fincher raramente sbaglia un film – e questo lo ha azzeccato in pieno.

Chissà se il Mark di oggi è rimasto uguale al Mark del 2003. Chissà se qualche lezione l’ha imparata, se qualche amicizia è riuscito a recuperarla, se ha davvero trovato la felicità. Noi, nel frattempo, aggiorniamo Facebook per vedere se è arrivata una nuova notifica.

Ti potrebbe interessare anche: i 7 film di David Fincher da vedere in streaming

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