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The New Pope e l’insostenibile leggerezza dell’essere Papa secondo Sorrentino

Torna con un secondo capitolo il ricco affresco satirico raffigurato dall’estro di Paolo Sorrentino e dedicato all’insondabile vita segreta tra le mura vaticane

Jude Law e John Malkovich in The New Pope

Nell’ultimo episodio, andato in onda nel 2016, The Young Pope si concludeva con il giovane Papa Pio XIII – Lenny Belardo (Jude Law) colpito da un evento mistico tale da non escludere un nuovo conclave per sostituire la sua controversa quanto amata figura. Nei primi due episodi del secondo volume (The New Pope è il nuovo titolo) della surreale dramedy papale congegnata da Paolo Sorrentino (coadiuvato in sceneggiatura da Stefano Bises e Umberto Contarello) emerge da subito, quindi, la necessità di ricostituire una leadership tra le mura vaticane.

Per l’ascesa al soglio pontificio si innesca un’esilarante guerra di bande tra due fronti di cardinali, capeggiati rispettivamente da Voiello e Hernandez (doppio ruolo per un superbo Silvio Orlando), i cui esiti saranno del tutto imprevedibili e dissacranti, con rievocazione del pontificato di Papa Luciani. Toccando vette di altissima ironia, infatti, vengono estremizzate le diverse anime della curia, facendo scontrare il pauperismo più radicale con un conservatorismo dorato volto a proteggere privilegi e appannaggi dello Stato Vaticano. Dopo un primo episodio dall’elettricità quasi da screwball comedy, si ritorno sui terreni narrativi più vicini al timbro solenne di Sorrentino, con l’introduzione del nuovo coprotagonista eponimo, il dolente Sir John Brannox (John Malkovich). Si tratta di un porporato anglicano dotato di spiccate caratteristiche morali e intellettuali, compatibilissime con il ruolo di pontefice, ma segnato da profonde ferite interiori, prima tra tutte la morte del fratello in giovane età.

John Malkovich in The New Pope

Dall’assolata Roma vaticana, quindi, l’azione si sposta sotto i plumbei cieli della campagna inglese, dove si estende lo sterminato maniero della famiglia Brannox, abitato dal cardinale, gli anziani genitori e la servitù. Come Lenny Belardo, anche Sir Brannox è, quindi, assillato da un senso di di perdita che lo affligge da tempo immemore, portandolo a uno stato perpetuo di apatia depressiva. Lo stato di assoluto distacco è tale da lasciarlo totalmente indifferente ai genitori attaccati ai respiratori in un indecoroso stato di semiabbandono. Voiello, tuttavia, vede nel baronetto inglese il perfetto erede di Pio XIII, in quanto privo di pulsioni e avulso da qualsiasi moto di divismo: un normalizzatore della Chiesa cattolica.

Malkovich in The New Pope incarna con l’innato carisma un dandy sensibile e indolente, misurandone la gestualità e le battute con una posatezza ultraterrena. Questo “nuovo Papa” si incasella, quindi, perfettamente nella galleria di personaggi scolpiti da Sorrentino, figure letterarie e astratte più adatte a un testo romanzesco che al racconto per immagini. A ciò si aggiunge la continua ricerca estetica di Sorrentino, volta a costruire immagini tanto apparentemente provocatorie quanto innocue, il tutto condito dalla consueta playlist “profana” in colonna sonora. Tuttavia, è la dimensione più introspettiva a indebolire la forza della serie, mostrando ancora fragilità e idiosincrasie di uomini di Dio soli al potere, divisi tra ricerca della spiritualità e fardelli della vita terrena. La carica papale diventa quasi un sollievo liberatorio per chi deve confrontarsi con tali pesi dello spirito, sebbene tale potere non vada sottovalutato come ci illustra il primo episodio. Per lo spettatore, però, è difficile aderire o sentirsi coinvolto ai patemi spirituali del pur magnetico Brannox di John Malkovich, mentre la furia creativa degli autori è ben più efficace nel mostrare il lato più cinico e demenziale dei meccanismi vaticani.

Mai come nel primo episodio di The New Pope, infatti, è evidente come Sorrentino riesca a trovare la verità del suo racconto in modo scintillante con il filtro della commedia pura. Il racconto delle trame e dei conflitti che si susseguono ai vertici del Vaticano sono del tutto incisivi con la leggiadria e la velocità ritmica della commedia. Per Sorrentino sembra quindi giunto il momento propizio per spostare la sua sensibilità più drammatica in altri lidi espressivi, dato che i suoi protagonisti e le loro vicende più dolorose sono sempre più letterari e astratti e ben più adatti ad essere ospitati tra carta e inchiostro. 

The New Pope serie tv con Silvio Orlando

Anche nel dittico Loro dedicato alla galassia berlusconiana, infatti, era già emersa la potenza sopita di Sorrentino nel raccontare il dramma del potere attraverso la farsa e la commedia pura. Sul piano produttivo, infine, è doveroso riconoscere i risultati dello sforzo realizzativo e della messinscena impeccabile, a ribadire il fiorentissimo momento che sta attraversando la serialità televisiva italiana, in grado di incubare prodotti sempre più opulenti e competitivi. 

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