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The New Pope: il Cardinal Voiello, fenomenologia dell’ultima vera sacralità

Angelo Voiello, interpretato da Silvio Orlando, è uno dei personaggi più carismatici creati da Paolo Sorrentino. L’ultima vera rappresentazione del sacro che diventa vita quotidiana. Della terra che sale verso il Cielo. A modo suo.

Silvio Orlando

Potere, trascendenza, abissi e solitudini. Forse sono poche queste parole per inquadrare, come in un campo lungo cinematografico, tutto ciò che Paolo Sorrentino ha voluto raccontare con The Young Pope e che cercherà di fare con The New Pope. Non una seconda stagione di una fortunata serie televisiva ma un altro affresco, intimo e a tratti smodato, della sua personale visione del mondo. Che, piaccia o meno, è un qualcosa con cui fare i conti. Paolo Sorrentino nel suo mondo non vede solo trenini, suore bizzarre che fumano, artiste della dubbia consapevolezza, giovani miss custodi del tempo e della bellezza, uomini che non hanno ancora trovato il proprio posto nel mondo. Paolo Sorrentino vede tutto questo e ne fa una cornice dove ambientare storie senza tempo.

“Il potere logora chi non ce l’ha” diceva quel Giulio Andreotti di cui Paolo Sorrentino ha tratteggiato un ritratto cinico e ironico. I personaggi che popolano le stanze del Vaticano in cui Lenny Belardo è solito camminare, quasi staccato da terra, hanno tutti un rapporto logorante con il concetto e la prassi del potere.

Come è normale che sia, nessuno può identificarsi in toto con i personaggi di un racconto sia esso di letteratura o di cinema. Ci si può ritrovare in alcuni aspetti, condividere qualche idiosincrasia o bruciare della stessa iridescente passione.

Una figura su tutte: il Cardinal Angelo Voiello, interpretato da uno strepitoso Silvio Orlando cinico e appassionato, e la sua personalissima Trinità. Una Trinità che non è composta da Padre, Figlio e Spirito Santo ma da Insigne, Higuain e Hamsik. Una Trinità ‘laica’ in cui Callejon non ha trovato spazio. Chissà, forse il calciatore spagnolo è davvero troppo ‘laico’ per questa rappresentazione. Una Trinità che, seppur macchiata dal tradimento del Pipita, conserva la sua aura di sacralità. Il calcio è veramente l’ultima vera liturgia in cui siamo immersi, dove sacro e profano camminano insieme mano per mano mentre Gonzalo Higuain strizza l’occhio a Sant’Agostino.

Silvio Orlando in The New Pope

Il Cardinal Voiello, dove dentro c’è più di un pizzico di Paolo Sorrentino, che palleggia per gli appartamenti vaticani vestito di tutto punto come se dovesse andare allo stadio (altro che abito cardinalizio!) mentre da un improbabile YouTube parte un video di Diego Armando Maradona con Live is Life degli Opus in sottofondo. Diego, l’altro Dio pagano. Diego che continua a palleggiare nel cuore di tutti i napoletani, Diego che palleggiava nel cuore di Paolo la notte degli Oscar. Diego, immaginato e trasfigurato in Youth.

C’è un’iconica scena che non vedremo mai in The New Pope in cui Voiello è ritratto al centro di una fontana nei Giardini Vaticani, bagnato dalla testa ai piedi, mentre festeggia un ipotetico scudetto del Napoli. Sorrentino, tramite il suo profilo Instagram, ha raccontato di aver tagliato quella scena per scaramanzia e per amore. Perché l’amore si nutre di questi riti sacri, liturgici e scaramantici e non sia mai che il Napoli non vinca non lo scudetto proprio per questa scena che lo anticipava.

Angelo Voiello con il suo mix di italiano, inglese e napoletano restituito da un Silvio Orlando in stato di grazia che da sempre muove le fila del potere in Vaticano, conoscendone tutti i segreti. Forse il potere è anche questo: è consapevolezza. Consapevolezza delle persone che si hanno di fronte, delle loro debolezze, dei punti di forza, dei nervi scoperti da toccare e su cui fare leva per ottenere quello che si vuole. Una consapevolezza, una conoscenza che si fortifica attraverso sofferenze indicibili e dolcezze inaudite, concesse non come abbellimento per l’anima, ma come miele necessario allo scorrere dell’esistenza.

Silvio Orlando

Forse per tutti questi motivi Angelo Voiello è uno dei personaggi più amati a cui Paolo Sorrentino è riuscito a donare la vita: perché sotto sotto è come noi. O come vorremmo essere noi.

Scaramantici, liturgici, potenti, ironici, calcolatori. Personaggi carismatici e immersi nelle viscere del mondo. Come quando un giorno all’improvviso il San Paolo di Napoli gli ha detto “Cardinal Voiello uno di noi”.

Questo è immedesimarsi in una storia. Non ripercorrere pedissequamente ogni particolare narrato ma cogliere in quella storia una scintilla di universalità. Come fa la poesia.

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