fbpx
Connect with us
The Crown 4

Netflix

The Crown 4 e il fil rouge tutto al femminile

I dieci episodi della quarta stagione sono un’operazione a nervi scoperti che fotografa una fauna reale colpita da una scissione intestina.

Nell’annus horribilis carico di caos e di perplessità, Netflix ci regala una certezza: The Crown 4. Il terzo capitolo aveva già messo in atto un cambio della guardia con il cast delle prime due stagioni, consentendo a Claire Foy di vincere un Emmy da leading actress prima di lasciare in eredità il ruolo della regina. Giocando d’anticipo sulla tremarella che questo corposo recasting, per quanto inevitabile, potesse seccare anche se solo inizialmente, i produttori hanno dovuto compiere un lavoro di cesellatura accuratissima per la scelta dei sostituti, sacrificando la somiglianza con il re, la regina & co. – che invece nelle prime due stagioni carezzava l’impeccabilità – a favore della rinomata bravura di ‘pezzi da novanta’ quali Olivia Colman e la Helena Bonham-Carter – giusto per citarne due – che, somiglianza o meno, avrebbero trovato il modo di far funzionare i loro personaggi (ed infatti così è stato).

The Crown 4
La famiglia reale in una scena di The Crown 4

La quarta stagione di The Crown addiziona ex-novo due personalità deflagranti: l’indimenticata e indimenticabile principessa di Galles, Diana Spencer, e un altra Lady – quella di ferro -, il Primo Ministro Margaret Tatcher. A questo giro di boa si sceglie di insistere nuovamente sulla similarità fisica delle attrici: Emma Corrin è la scansione perfetta di Lady D – nell’ingenuità bambinesca dei gesti, negli occhi cristallini e curiosi, nel sorriso tenero – e si farà costantemente fatica a catalogarla come una copia; la Tatcher di Gillian Anderson parte già da una buona base, ma è arricchita così tanto dei più minuti dettagli espressivi, mimici e posturali da mantenere una costante corrispondenza con il personaggio che interpreta.

E’ un triangolo tutto al femminile quello di The Crown 4, che ha spigoli ispidi e che vede alternarsi due controparti che, decorosamente e con dignità, macinano scontri al vetriolo con la Regina, suppurando fiele.
Diana cade indecentemente vittima della storia d’amore con un principe, storia che di fiabesco non ha che l’incipit. Il suo matrimonio è solo il frutto di un atto di benevola coazione finalizzato a stroncare la relazione adulterina tra Carlo e Camilla, come se bastasse un colpo di spugna a cancellare gli inestetismi della famiglia reale. Sono connivenze tacitamente accettate che, per quanto sofisticatamente calcolate, continuano a ignorare la variabile sentimentale, quella che capovolge le circostanze, le annichilisce, le decostruisce e con processo inverso le tramuta nuovamente in larve prive di identità. Una mattanza che continua ad essere perpetrata nonostante ogni volta si palesi la sua inefficacia e il cui riverbero colpisce con un’acuta intensità tutte le pedine della scacchiera.

A causa del matrimonio infelice, Diana ricorre sempre più spesso a quella bambina perduta che senza pensarci troppo ha scambiato per giocare a fare la principessa, con lo scopo di quasi mendicare da suo marito quelle attenzioni da lei tanto desiderate. La serie ripropone alcuni degli eventi più significativi della relazione tra Carlo e Diana che, pur seguendo una consecutio temporum, sono distanti anche molti anni gli uni dagli altri. Questo perché l’obiettivo della serie – che non si atteggia mai a documentario, ma resta coi piedi ben piantati a terra sul fronte telefilmico – non è certo quello di ripercorrere per intero il loro matrimonio, ampiamente chiacchierato dai tabloid, ma fornirci un reportage da dietro le quinte che ci spinga a credere che la verità stia sempre nel mezzo.

The Crown 4
Lady Diana (Emma Corrin) e Carlo (Josh O’ Connor) alla vigilia del loro matrimonio

Il capitolo Tatcher consente alla quarta stagione di fare un salto di qualità e sbucare dalle quattro mura di Buckingham Palace sul mondo di fuori, quello tangibile e vegeto, attraverso un caleidoscopio di eventi politico-sociali quali i conflitti con l’IRA, la guerra delle Falkland, l’Apartheid e la guerra del Golfo. Un listino episodico che vede nell’approccio naïf alla risoluzione di queste questioni l’incapacità della monarchia di mantenere il passo coi tempi. Il progressismo degli anni a cavallo tra l’80 ed il ’90 non ammette più che la famiglia reale viva in una bolla rosa che cristallizza il tempo, sconnette dalla realtà e la fa viaggiare controcorrente. Quel senso di inarrivabilità che sino ad allora aveva esercitato fascino e devozione sul popolo, inizia a stancare i più che invece avrebbero bisogno di una compartecipazione attiva della controparte reale.

Lady D e Margaret Tatcher sono due personaggi-chiave che continuano nell’impresa di scopertura dei meccanismi interattivi della corona: la prima tenta, goffa e inesperta, di fare breccia nel suo mondo faraonico ma non ne sarà mai capace per davvero; la seconda, del tutto nolente, è costretta a ruotare nell’orbita di una micro-società che serra i ranghi agli estranei, promuovendo esclusivamente la perpetuazione della specie reale.

The Crown 4
Il Primo Ministro Margaret Tatcher (interpretata da Gillian Anderson) durante un incontro con la Regina

Nonostante questo maccartismo stile british, i dieci episodi della quarta stagione sono un’operazione a nervi scoperti che fotografa una fauna umana colpita da una scissione intestina: i Windsor cascano rovinosamente sul principio di unità familiare, l’asso vincente che ancora oggi dà linfa vitale all’immagine esemplare che il popolo ha di loro. Vige una sotto-gerarchia interna che spinge a guerriglie fraterne e a malcelate preferenze e che ci ricorda, come ha già fatto di quando in quando nel corso delle stagioni precedenti, che al contrario di ciò che la famiglia decide di (di)mostrare, la perfezione esiste solo alla sua voce sul dizionario.

Se il leitmotiv della terza stagione è stato come affrontare il cambiamento, The Crown 4 ci istruisce via negationis su ciò che non vogliamo essere, e cioè dei testimoni mendaci riguardo alle nostre personali bacature.
Posato, sublime e sottile – come del resto il tema che tratta – la quarta stagione di The Crown fa centro nuovamente, pizzicando in numerose occasioni le corde della nostra coscienza e portandosi a casa, questa volta, anche il merito di alleggerire le menti dalle incombenze spinose di questo nefasto periodo.

Ti potrebbe interessare anche: Utopia ci ricorda di quanto stia diventando difficile, oggi, raccontare l’Apocalisse

Lascia il tuo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Sostieni Ultima Razzia

Donazioni sidebar

Informazioni Personali

Totale Donazione: €100,00

Seguici su Facebook

Iscriviti ad Amazon Prime Video

Scarica l’app Immuni

Immuni

Leggi anche...

David Lynch David Lynch

David Lynch a lavoro su una miniserie Netflix dal titolo “Wisteria”

Netflix

L'age d'or L'age d'or

L’âge d’or: l’inno alla libertà di Luis Buñuel

Anniversari

Poetry Poetry

Poetry: la vita poetica declamata da Lee Chang-dong

Anniversari

Netflix Oscar Netflix Oscar

Netflix ai prossimi Oscar potrebbe fare la storia

Netflix

Connect