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Una scena di Suburra 3

Recensioni

Suburra 3, fuoco e sangue per la conquista definitiva di Roma

Nella terza stagione di Suburra la lotta per il controllo di Roma si fa più dura. In ballo c’è il Giubileo. Chi riuscirà a metterci le mani?

Suburra si è affacciata sul mondo della serialità italiana con un doppio peso sulle spalle: riuscire a bissare il successo del film omonimo di Stefano Sollima, dando seguito alle vicende di alcuni personaggi lì presenti, ed essere la prima serie tv italiana a trovare ospitalità su Netflix, ormai 4 anni fa. Tre stagioni e 24 episodi dopo si possono tirare le fila di un’operazione rischiosa e delicata – considerato che prima ancora del film c’è un bellissimo libro del 2013 scritto a quattro mani da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini – volta a portare a galla il marcio che si annida nei rapporti che intercorrono tra diverse sfere di potere: la politica, la Chiesa e la criminalità organizzata. Con un unico e ben preciso sfondo, che diventa anche l’obiettivo da conquistare: Roma.

Suburra 3: cosa succede nella terza stagione

Nella terza stagione di Suburra, in arrivo su Netflix in 6 episodi a partire da venerdì 30 ottobre, è attesa la resa dei conti finale: chi riuscirà a mettere definitivamente le mani su Roma una volta per tutte?
Ormai gli schemi e le alleanze sono saltati. Si va avanti a colpa di ricatti e doppiogiochismi, che a dire il vero sono stati un po’ il leit motiv della serie fin dalla sua prima stagione. La posta in palio si fa ancora più alta, a questo giro, perché all’orizzonte sembra intravedersi un evento che fa gola a molti: il Giubileo. Tradotto: possibilità di gareggiare in appalti, soldi a raffica e ancora più potere. Chi ci mette le mani sopra deve però essere disposto a pagare un prezzo molto alto.

Giacomo Ferrara e Alessandro Borghi in Suburra 3

Aureliano Adami (Alessandro Borghi) e Spadino (Giacomo Ferrara) sembrano aver aumentato ancora di più la loro intesa dopo la scioccante morte, sul finire della seconda stagione, di Lele. Il loro obiettivo è quello di sempre: espandere il loro dominio sulla città, senza guardare in faccia nessuno. Per farlo, però, devono ancora una volta fare i conti con la potenza di Samurai (Francesco Acquaroli) e con l’inaspettato risveglio di Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi). In tutto questo si muove la solita variabile impazzita e manipolabile: il consigliere comunale della città capitolina Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), che i due devono tenere di conto per i suoi stretti rapporti con le alte sfere del Vaticano.

Aria di buddy movie

Prima che tutto precipiti e si arrivi a una serrata e sanguinosa resa dei conti, sembra che Suburra 3, in particolare nei primi episodi, adotti un po’ quello che è il classico canovaccio dei buddy movie. La coppia formata da Aureliano e Spadino dà l’impressione di avere davanti a sé la strada spianata e che per loro tutto giri per il verso giusto. Per questo motivo gli autori, prima di ripiombare in atmosfere più seriose, tentano di dare alla serie un ritmo di sano cazzeggio, con i due che scorrazzano tra Ostia e Roma a bordo di un pick up tra una sparatoria e un’esplosione.
La chimica tra i due è palpabile, con uno Spadino che sappiamo essere anche attratto intellettivamente e fisicamente da Aureliano. Ma questi momenti, con il passare degli episodi, vanno via via a scomparire, poiché il palcoscenico nel quale i due si muovono diventa molto incandescente. Troppi attori ambiscono alla parte di protagonista, quella di Re di Roma. E Roma, come dice un personaggio chiave di questa stagione, la ragioniera della malavita, non si conquista con le pistole: si conquista con il potere.

Donne alla riscossa

In questa terza stagione di Suburra rivestono un ruolo strategico e fondamentale le rispettive compagne di Aureliano e Spadino. Le due vengono mandate a operare sul campo, a sporcarsi le mani quando necessario con fare freddo e risoluto. Una scelta, quella degli autori, molto simile a quella fatta da Gomorra nelle sue ultime stagioni (si pensi ad esempio all’evoluzione a cui è andata incontro il personaggio di Patrizia).
Le donne non più all’ombra dei propri compagni, ma pedine di un gioco al massacro dove il finale appare già scritto.

L’appena citata serie tratta dal libro di Saviano ha riecheggiato più volte nell’arco di queste tre stagioni, e per ovvi motivi. Vuoi la vicinanza con il tema trattato, vuoi la messa in scena di protagonisti disposti a commettere qualsiasi cosa per conquistare quel potere da loro tanto ambito. Peccato però che Suburra non abbia saputo tenere il passo della sua serie “gemella”. In tre stagioni non ha saputo acquisire una sua precisa identità, cadendo spesso nella reiterazione di dinamiche troppo abusate (io mi alleo con te, tu fai il doppio gioco, io ti scopro e ti ammazzo, per dirne una). Anche il lavoro sui personaggi, specialmente i secondari, ha risentito spesso di troppa approssimazione (il personaggio di Claudia Gerini sparisce nel niente dopo un paio di pose nella terza stagione). Non si respira mai quell’aria di epicità che dovrebbe appartenere a storie di questo racconto.

Roma, intanto, continua a bruciare.

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