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Una scena di Sorry we missed you

Cinema

Sorry We Missed You svela il lato disumano della tecnologia

Sorry We Missed You appartiene ad un cinema che potremmo definire necessario, come lo sguardo affilato come un rasoio sulla realtà che propone, duro e indigesto, filtrato dalle categorie marxiste rintracciabili in Ken Loach, al quale interessa, come nel precedente Io, Daniel Blake, mettere in luce l’influsso dei rapporti economici esercitati dalle forze sociali sulle persone in carne ed ossa.

Ancora una volta è la tecnologia a svelare tutto il suo potenziale disumanizzante quando viene elevata a paradigma cui l’uomo deve adeguarsi. Daniel Blake doveva inserire il proprio curriculum sul computer o non sarebbe più esistito per il sistema, sarebbe stato annichilito da un meccanismo ormai incapace di valutarlo sia come essere umano che come lavoratore, e in Sorry we missed you la stessa dinamica si ripete: il personaggio interpretato da Kriss Hitchen è un corriere il cui destino lavorativo dipende dal palmare che ha in dotazione in grado di registrare i suoi tempi e i suoi spostamenti finalizzandoli al solo fine di produrre valore per gli azionisti. Le sue necessità di padre e di uomo non hanno più alcuna importanza, come gli dice il suo datore di lavoro in una scena quanto mai dura e significativa. E oltretutto deve subire pure la mistificazione di essere considerato un lavoratore autonomo quando non è che uno schiavo, come la moglie Debbie, esasperata, riesce a dire per telefono allo stesso datore di lavoro in una delle scene più belle del film.

Una scena di Sorry we missed you

Insieme è ancora possibile farcela, ci mostra Loach. Dal tessuto delle relazioni può ancora arrivare lo stimolo per neutralizzare la gabbia che un sistema ormai disumanizzato ha costruito per i lavoratori svuotando di senso ogni loro bisogno e diritto sull’altare dell’economia. Splendido e toccante è infatti il modo con cui il regista inglese si accosta a questa famiglia e in filigrana, senza mai forzare una scena, ne svela la forza dei legami. Profondamente sano appare il modo con cui il figlio lancia un grido dall’allarme con i suoi comportamenti antisociali per poi dimostrare tutto il suo amore verso il padre in seguito. Da brividi l’espressione impaurita della figlia che cerca di richiamare l’attenzione dei genitori sul pericolo di sgretolamento della famiglia cui, a causa della tensione e della mancanza di tempo che i lavori dei genitori producono, tutti sono esposti.

Una scena di Sorry we missed you

A questo livello infatti si gioca la sfida di Sorry We Missed You, caratterizzata da toni drammatici che sono lasciati deflagrare con maestria da Loach dall’interno, lavorando per sottrazione, rendendone l’effetto a tratti lacerante per lo spettatore: da un lato l’economia ormai assurta a giudice onnipotente sulle vite degli individui, dall’altra i rapporti umani, ultimo barlume di resistenza all’assillo della tecnica in quanto giocati su un terreno che si ribella ad essa, rappresentato ad esempio dalla madre Debbie che si sforza di trattare con umanità i propri pazienti a prescindere se venga pagata o meno per i servizi che offre. Rispetto al precedente Io, Daniel Blake, pur molto bello, il risultato sembra essere stavolta superiore, come la lotta fra l’uomo e il meccanismo sociale che lo opprime mettendo sotto attacco le sue concrete possibilità di vita ancora più aspra e potente, così come la dolcezza umanissima che ancora, nonostante tutto, ci fa osservare Loach, alberga nelle persone. Trattasi di un film splendido dall’elevato valore civile.

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