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Cinema

Sessant’anni dopo Psyco di Alfred Hitchock è ancora un capolavoro

Il 16 giugno del 1960 in una sala cinematografica di New York venne proiettato per la prima volta Psyco di Alfred Hitchock, un film destinato a diventare una pietra miliare della storia del cinema.

Janet Leigh in Psyco

Devi vedere Psyco sin dall’inizio. A nessuno, nemmeno al Presidente degli Stati Uniti, né al fratello del direttore del cinema, nemmeno alla Regina d’Inghilterra (che Dio la benedica) sarà permesso entrare in sala dopo l’inizio di ogni proiezione di Psyco. Questo per permetterti di goderti di più Psyco. A proposito, dopo aver visto il film, per favore non rivelare il finale. È l’unico che abbiamo.

Già da queste parole si capiva quanto Alfred Hitchcock ci tenesse alla buona riuscita di Psyco. Quanto ci tenesse, soprattutto, alla risposta del pubblico, che accorse in massa a vederlo, tanto da diventare il più grande successo della sua carriera in termini economici.
Le cronache di quel periodo parlavano di una totale devozione da parte del regista inglese alla lavorazione del film, come mai successo prima. Hitchcock era rimasto molto colpito dall’omonimo romanzo di Robert Bloch, che si basava sulle reali vicende del serial killer americano Ed Gein. Quel libro doveva diventare assolutamente il suo prossimo lavoro, e per girarlo sovrappose le riprese del film a quelle della serie per la tv Alfred Hitchcock presenta, chiedendo alla troupe che stava lavorando a un episodio di trasferirsi sul set del film agli Universal Studio di Los Angeles.

Psyco, un lungo e prolungato urlo da parte del pubblico

Come spesso succede quando si ha un’ammirazione per un regista, si passa molto tempo a documentarsi sulle sue opere, a leggere interviste, vedere – ove esistono – documentari a esso o essa dedicati. A capire insomma cosa si nasconde dietro l’idea di cinema che tale regista desidera portare avanti. Accadde così che, nel corso della mia vita da giovane cinefilo, in cui cercavo di penetrare il più possibile nei meandri del magico mondo della settima arte, cominciai a interessarmi al maestro della suspense. Di Hitchcock, su tutte, ho sempre reputato interessanti le opinioni che aveva sul pubblico dei suoi film. Pubblico che non reputava affatto stupido ma da cui però esigeva una sorta di lealtà nei suoi confronti. Come a dire: “Io vi propongo un qualcosa che so che vi potrà piacere, ma voi non traditemi”. Una posizione che, per la prima volta, applicò nero su bianco diffondendo quella locandina promozionale di Psyco che “vietava” al pubblico di entare in sala a film iniziato (fatto unico per quell’epoca) e con le cui parole ho aperto questo articolo.

Alfred Hitchock e Janet Leigh sul set di Psyco
Alfred Hitchock e Janet Leigh sul set di Psyco

Quando ho ascoltato Alfred Hitchcock parlare di Psyco, non ho potuto fare a meno di notare quanto il regista fosse davvero soddisfatto del risultato finale. Addirittura parlò di essersi molto divertito a girarlo, nonostate il film fosse tutt’altro che una commedia. A distanza di 60 anni, Psyco continua a essere un gioiello dove scrittura, regia e recitazione si fondono per restituire al pubblico un qualcosa che mai nessuno – a detta di chi scrive, neanche il regista stesso – è riuscito a eguagliare nel suo genere: l’horror. Basta citare uno dei tanti commenti arrivati al termine della prima newyorkese del film per rendere l’idea. Il regista Peter Bogdanovich era tra i presenti. Una volta uscito dalla sala, commentò così: “Il pubblico non urlava di tanto in tanto. E’ stato un lungo e prolungato grido per tutta la durata del film“.

Antony Perkins, una performance da brividi… come la colonna sonora

Come per ogni grande film che ha segnato la storia del cinema, tutto è già stato detto, scritto e analizzato. Così vale anche per Psyco, a cui anche Ultima Razzia ha dedicato un articolo sull’arte dell’imbroglio di Hitchcock nei confronti del pubblico, soffermandosi sul colpo di scena finale che rivela la doppia personalità di Norman Bates. Non starò quindi a dilungarmi su cose che trovate già da altri parti o di cui siete perfettamente a conoscenza, come la trama del film e i suoi risvolti.

Ogni volta che guardo Psyco resto sempre più impressionato dalla performance di Anthony Perkins nel ruolo di Norman Bates. Un esempio della sua straordinaria bravura lo si ha nel corso della conversazione iniziale che Norman ha con Marion. Quando quest’ultima mangia un sandwich nell’ufficio del motel, Perkins si trova davanti a lei e passa con estrema naturalezza dal sembrare un giovane innocente ai primi segnali da psicopatico, e viceversa.

A Perkins venne affiancata l’attrice Janet Leigh nel ruolo di Marion. Nel 1960 la Leigh era una delle attrici più in vista di tutta Hollywood e decise di lavorare con Hitchock nonostante il suo personaggio scompaia dopo i primi 45 minuti di film. La sua uscita di scena è uno dei momenti che hanno segnato inevitabilmente la storia del cinema: l’omicido nella doccia. Anche qui, fiumi di inchiostro e di parole sono stati spesi su questa scena, soprattutto sull’abile lavoro di regia di Hitchock che non ci mostra mai né il volto del killer (appare sempre in penombra nonostante il bagno sia perfettamente illuminato) né il corpo ferito di Marion, nonostante le ripetute coltellate inflitte sul suo corpo nudo. Il tutto condito dalla inqueitante e traumatica sequenza sonora di archi composta da Bernard Herrmann.

Un film apripista per molti altri

Psyco è stato l’ultimo film che Alfred Hitchock girò per la Paramount, che gli concesse pochissimo budget poiché il famoso studio hollywoodiano non credeva per niente al progetto. Quello che il regista riuscì a fare con due spicci è entrato nella storia del cinema, segno che non sono tanto i soldi impiegati a rendere un film vincente ma le buone idee e l’ottima realizzazione.

Psyco si è posizionato quattordicesimo nella classifica stilata dall’American Film Institute sui film più belli di tutti i tempi. Per la rivista specializzata Entertainment Weekly è il settimo film più spaventoso di sempre, primo per il sito watchmojo.com. Inoltre, Psyco è presente in tantissime altre classifiche mondiali, nelle liste di film da vedere prima di morire e, cosa ancora più significativa, ha influenzato una moltitudine di film a seguire. Senza Psyco non ci sarebbero stati, ad esempio, Che fine ha fatto Baby Jane?, così come Rosemary’s Baby e L’esorcista. Anche la nuova modalità di narrazione ha influenzato registi come Michelangelo Antonioni (pensiamo a L’Avventura, dove la protagonista esce dalle scene a metà film come succede con Janet Leigh nel film di Hitchcock) o Jean-Luc Godard.

Norman Bates
Il killer di Marion Crane

Forse non tutti ricordano l’omaggio che Martin Scorsese fece a Psyco nel 1980 in Toro scatenato. Nel documentario del 2015 Hitchcock/Truffaut – incentrato sullo storico libro di conversazioni tra i due registi – Martin Scorsese descrive in maniera minuziosa come ha progettato e filmato la terza scena di combattimento sul ring tra Jake La Motta e Sugar Ray Robinson, ripresa come se stesse girando la scena dell’omicidio nella doccia in Psyco. Scorsese equiparò i colpi di coltello ai pugni tirati e modificò poi la sequenza sfruttando i colpi dei pugili come dei punti di vista, esattamente come le coltellate del killer di Marion Crane.

Mi piace chiudere con una nota di colore. Effettuando delle ricerche per l’articolo, mi sono imbattuto in una dichiarazione di Hitchock in risposta a un giornalista che gli chiedeva cosa ne pensava dell’opinione di alcuni che collegavano il crescente aumento dei delitti negli Stati Uniti al successo del film. La sua risposta fu alquanto particolare:

Un uomo è stato arrestato a Los Angeles per omicidio. Ha confessato di aver ucciso tre donne. L’ultimo omicido lo ha commesso perché aveva appena visto Psyco. Naturalmente i giornali mi hanno chiamato e hanno chiesto il mio commento a riguardo. Quello che ho detto è stato “beh, quale film aveva visto prima del secondo omicidio?

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