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Se i 300.000 euro a Benigni per Sanremo vi sembrano troppi

Ha creato subito polemica il compenso riservato a Roberto Benigni, ospite del Festival di Sanremo 2020. Ma il compenso è davvero congruo?

Roberto Benigni

Appena è uscita la notizia del (possibile) compenso a Roberto Benigni -si parla di 300.000 euro- per la sua comparsata a Sanremo si sono subito levati i peana di alcuni politici che si sono messi a gridare allo scandaloso spreco di soldi pubblici, e quindi, dei contribuenti. Ma come stanno davvero le cose? Facciamo dunque due conti e cerchiamo di capire se il compenso per Benigni è davvero così esagerato come sembra a prima vista.

Il dato da cui dobbiamo partire è il ricavo che la Rai ha dal canone (che, ricordiamo, è di 90 euro annui): si aggira attorno ai 2 miliardi di euro. Il festival di Sanremo ha un costo per le casse Rai che si aggira attorno ai 18 milioni di euro, quindi circa lo 0,9% e il compenso di Benigni si aggira di conseguenza attorno allo 0,015% dei ricavi Rai dati dal canone. Il costo per il contribuente si aggira quindi attorno al centesimo di euro. Va altresì notato come il compenso di Benigni sia circa la metà di quello di Amadeus che però ha un impegno molto superiore.

Posto quindi che il costo per l’artista toscano non è così esoso come potrebbe sembrare a prima vista, il compenso è davvero congruo? Ha senso pagare un artista 300.000 euro per una comparsata di circa 20 minuti? Anche qui, sono necessarie alcune considerazioni prima di rispondere: Benigni è, in questo momento, il comico più internazionale che abbiamo. È pur sempre un comico con in bacheca due Oscar (non è certo l’unico italiano che può vantare questo primato: anche Sophia Loren ha due Oscar a casa così come Ennio Morricone. Milena Canonero ne ha addirittura quattro, ma nessuno di questi è un attore in grado di intrattenere il pubblico per 20 minuti) e sicuramente uno dei pochi personaggi italiani che possono salire su un palco e fare il mattatore per una ventina di minuti, ottenendo ascolti altissimi. Ed è proprio questo l’altro elemento centrale che dobbiamo considerare: gli ascolti. Benigni a Sanremo non ha mai deluso e ha sempre ottenuto ascolti altissimi. Come sappiamo, il Festival di Sanremo ha diversi stacchi pubblicitari che naturalmente vengono venduti “promettendo” una certa “audience”, e Benigni è uno che, appunto, ha sempre fatto ottimi ascolti. Tanto per fare una cifra, il secondo stacco di Sanremo, previsto per le 21.45 viene offerto a 323.000 euro. È ovvio che se si acquistano più spazi pubblicitari si ottengono forti sconti, ma è altrettanto evidente come il compenso di Benigni venga tranquillamente ripianato dallo stacco pubblicitario che ci sarà prima del suo ingresso sul palco dell’Ariston.

Benigni e Baudo

Questo piccolo calcolo sulle cifre ci porta a guardare il festival da un’altra prospettiva: quanto incassa il festival di Sanremo? Negli ultimi anni, parecchio. Tant’è vero che nelle ultime due edizioni la Rai ci ha pure guadagnato qualche milione, il che dovrebbe spazzare via tutte le polemiche sui “soldi dei contribuenti”: Sanremo è uno di quei programmi che si ripaga con gli spot pubblicitari, di conseguenza ha senso che si paghi Benigni una cifra che sia alla Rai che all’artista sembra congrua.

Rimane quindi solo una questione etica: è giusto pagare un artista 300.000 euro per una comparsata di una ventina di minuti? Anche qui ci sono da fare un po’ di premesse. Benigni ha un manager (Lucio Presta, che ha in squadra anche Amadeus e la Clerici…) che naturalmente si prenderà una fetta del compenso, come è giusto. Inoltre Benigni non fa tutto da solo: sebbene salga sul palco da solo e scriva parte dei testi, ha certamente dei collaboratori che lo aiutano a preparare lo spettacolo, ad inventarsi le battute e via dicendo. Com’è ovvio questi collaboratori vanno pagati e rientrano nel compenso generale dato all’artista. Infine, su quel compenso, Benigni pagherà le tasse. Di quei 300.000 euro ne rimarranno, nelle tasche dell’artista, meno della metà. Va inoltre detto che sebbene lo spettacolo di Benigni durerà all’incirca 20 minuti, la preparazione sarà certamente molto più lunga e comprenderà diverse prove e diverse riscritture, oltre al fatto che un certo numero di battute andranno poi scritte all’ultimo minuto: insomma, in quel compenso non c’è solo il “cachet” dell’artista ma anche il lavoro del suo manager e dei suoi collaboratori.

Roberto Benigni

Certamente, il guadagno dell’artista non sarà irrisorio, ma sarà ben lontano da quei 300.000 euro sbandierati, senza parlare del fatto che stiamo parlando di un artista conosciuto a livello internazionale e che permetterà alla Tv pubblica di ottenere un guadagno. Insomma: quei 300.000 euro dovrebbero essere visti più come un investimento che come una spesa.

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