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Una scena di scompartimento n.6

Cinema

Scompartimento n.6, un viaggio allo scoperta di se stessi

Le atmosfere notturne, oppure gli spazi nevosi e desolati mostrati dal film, concorrono a delineare per i i protagonisti del film di Juho Kuosmanen un punto di approdo fuori dal mondo.

Tempo di lettura: 3 minuti

Scompartimento n.6 – In viaggio con il destino, del regista finlandese Juho Kuosmanen, ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria all’ultima edizione del Festival di Cannes, dove il premio come Miglior Regia è andato a Leos Carax per Annette. Il film si dipana, potremmo dire, a partire dal concetto di epifania – certo, laicamente intesa – e di concerto dal mistero; un crocevia di opzioni del possibile che si snoda senza offrirsi ad una vera spiegazione in grado di renderne ragione delle cause. Ciò che viene offerto all’esperienza può solo essere vissuto, incarnato dai protagonisti Laura e Ljoka (gli ottimi Seidi HaarlaYuriy Borisov), i quale sentono fiorire la loro vicinanza in modo paradossale, a partire da un incipit brutale e traumatico, un condensato di ciò che avrebbe dovuto portare uomo e donna a respingersi in modo assoluto e definitivo. Invece la realtà è complessa e multiforme, ci dice Kuosmanen, non si lascia ingabbiare in definizioni univoche, e può capitare appunto che l’epifania si cali su di essa mischiando le carte in un modo che alla ragione può sfuggire.

Contro le etichette e i nominalismi

Dopotutto forse non è nelle etichette, nei nominalismi didascalici che il regista finnico ci mostra nella prima parte, sotto forma di una gara di citazioni colte che gli avventori di una festa intraprendono, che l’umanità prende forma, ma casomai è nella vicinanza, del corpo prima ancora che della psiche. Ljoka e Laura non potrebbero essere più diversi e alieni l’uno dall’altro all’inizio del loro incontro che è solo la formale – e come si è già descritto radicalmente problematica – vicinanza di due passeggeri dello stesso scompartimento durante un viaggio lunghissimo.

Una scena di scompartimento n.6

Eppure qualcosa di ineffabile trai due prende ugualmente forma. L’uomo è di una goffaggine lunare di lui, starebbe bene anche in un film del conterraneo di Kuosmanen, il regista Aki Kurismaki, tanto è rozzo e poco avvezzo alla mentalizzazione. Al tempo stesso è capace di slanci di apertura totale, di dedizione assoluta e in grado di farsi toccare da un sentimento talmente puro da far pensare ai bambini e ai santi. Laura, scena dopo scena, messa di fronte all’atteggiamento della sua compagna, Irina, che dall’alto del suo savoir faire e della sua cultura la tratta come se fosse ovvio che ad ogni distacco fisico corrispondesse in automatico un distacco reale, non può che cedere di fronte a quella nuova vicinanza problematica e imperfetta che invece diventa la grammatica per un’unione fortissima.

Il mistero di un’unione fuori dal mondo

Ed è qui che Scompartimento n.6 offre gran parte della sua bellezza, nel momento in cui svela il mistero di questa unione, scandito da pochissime parole, gesti goffi e silenzi, mentre il treno va e le immagini svelano scampoli notturni della taiga russa che i nostri attraversano per giungere nella remota Murmansk: Laura vuole vedere i petroglifi di cui ha letto, mentre Ljoka ci sta andando per lavorare. Oppure ci viene offerto l’incedere delle rotaie, sempre di notte, mentre i due si scambiano qualche battuta, che non saranno molte come detto: lo stile di Kuosmanen è in punta di penna, non abbandona mai il minimalismo, sembra correre sempre innanzi come il suo treno per Murmansk, ed è forse proprio attraverso questi sospesi che la storia acquista forza.

La protagonista di Scompartimento n.6

Le atmosfere notturne, oppure gli spazi nevosi e desolati mostrati dal film, concorrono a delineare per i nostri protagonisti un punto di approdo fuori dal mondo, collocato nell’alterità del far dono di sé stessi agli altri prescindendo proprio da sé stessi: secondo il filosofo Emmanuel Levinas sarebbe l’esperienza radicale del volto dell’altro, in quanto alterità irriducibile, a spingerci a questo processo di “immolazione”, di cui probabilmente l’amore è costituito (il filosofo lituano trae da questo la fondazione etica dell’esperienza umana). A ciò arriva Ljoka, che si dona, ci sembra, nello stesso modo, perpetuando il mistero che l’amore, crediamo, è. Da contrappunto a questa profondità, seppur come detto tratteggiata, percorsa come di sfuggita, interviene l’ironia, di cui Scompartimento n.6 è ammantato (la perla del finale, per esempio), altro elemento che Kuosmanen ha in comune con il suo più famoso compatriota Kaurismaki.

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Scompartimento n.6 – In viaggio con il destino

Trama: Laura è legata sentimentalmente a Irina, che però non la segue nel suo viaggio verso la remota Murmansk, per vedere i petroglifi che lei, studentessa di archeologia, ha studiato. Durante il viaggio il suo compagno di viaggio è Ljoka, un minatore russo.
Regia: Juho Kuosmanen
Cast: Seidi Haarla, Jurij Borisov
Durata: 107 minuti


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