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Una scena di SanPa

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SanPa, quanto male si può fare a fin di bene?

SanPa è una storia italiana sul potere, sulla fede, sulla politica, sull’ambiguità morale.

Tempo di lettura: 5 minuti

Vincenzo Muccioli era una persona che non passava inosservata. La sua stazza fisica composta da 1,90 metri d’altezza e da oltre 120kg di peso l’hanno resa una presenza riconoscibile anche da molto lontano. Muccioli il modo per farsi notare agli occhi delle persone lo ha trovato anche nell’altro senso, quello figurativo, più o meno da quando alla fine degli anni ’70 eredita dei terreni agricoli dalla famiglia di sua moglie sulle colline di Coriano, un comune di pochi abitanti vicino Rimini, per costruirci una comunità di recupero per giovani tossicodipendenti, San Patrignano.

Luci e tenebre di San Patrignano

E’ da queste premesse che ha inizio SanPa, la prima docuserie italiana di Netflix diretta da Cosima Spender e ideata e scritta da Gianluca Neri insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli. 5 episodi della durata di un’ora – “Nascita”, “Crescita”, “Fama”, “Declino” e “Caduta” – che raccontano la parabola ascendente di un luogo, San Patrignano, unitamente a quella di un uomo, Vincenzo Muccioli, che monopolizza per oltre un decennio l’attenzione dei media, spaccando in due l’opinione pubblica tra chi lo reputa una persona soltanto da lodare per il suo impegno a favore degli emarginati e chi invece lo accusa per certi metodi riabilitativi che sconfinano nell’illegalità.

Una scena di SanPa

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 l’Italia viene invasa da fiumi di droga a basso costo. I giovani sono la parte della popolazione che ne abusa di più. Lo Stato, però, sembra non volersi preoccupare più di tanto di questa piaga sociale, voltandosi il più delle volte dall’altra parte. Eppure le tv trasmettono le immagini di veri e propri zombie che vagano per le città sotto gli effetti di stupefacenti. Difficile, se non impossibile fare finta di niente. Ecco allora che entra in scena Vincenzo Muccioli, che inizia ad accogliere nella sua proprietà decine e decine di ragazzi tossicodipendenti prendendoli sotto la sua ala protettiva – anche letteralmente: sono tante le immagini di lui che stringe e abbraccia questi giovani.

Questi ragazzi vedono in Muccioli un padre, una persona di fiducia che li accoglie, gli dà un tetto, un letto, un pasto caldo e delle motivazioni per uscire dall’incubo delle droga. Le famiglie di questi ragazzi lo ringraziano, arrivano a frotte ai piedi di San Patrignano per chiedere di ospitare i loro figli diventati ingestibili e abbandonati (rifiutati?) dallo Stato. La comunità, nel corso degli anni, inizia a espandersi, a conquistare altri ettari di terreno: sorgono un gigantesco refettorio, appartamenti, stalle per i cavalli, persino un ospedale che viene costruito quando inizia a diffondersi l’epidemia di AIDS.

Una scena di SanPa

San Patrignano finisce sotto i riflettori dei media anche per via di accuse avanzate nei confronti del suo fondatore da alcuni ospiti della comunità. Un’ispezione dei carabinieri trova dei ragazzi incatenati in una struttura fatiscente, in condizioni igieniche precarie. Inizia di lì a poco il così detto “processo delle catene” che vede Muccioli alla sbarra degli imputati, accusato di sequestro di persona. Condannato in primo grado, assolto in secondo, la popolarità di Vincenzo Muccioli sale alle stelle. I telegiornali si occupano di lui quasi ogni giorno. Persino i programmi di intrattenimento condotti da Baudo e Bongiorno lo citano come una delle persone più amate dagli italiani, battendo personalità del calibro di Gianni Versace e Giorgio Armani. Red Ronnie diventa una presenza fissa con la sua telecamera dalle parti di San Patrignano, quasi come se fosse la tv ufficiale della comunità.

Vincenzo Muccioli: uno, nessuno, centomila

Ma in una parte dell’opinione pubblica, della medicina e del giornalismo inizia a sollevarsi un forte dissenso nei confronti di Muccioli per via dei suoi metodi riabilitativi (o punitivi, a seconda di come la si vede) considerati poco ortodossi. Per Muccioli lo scopo ultimo è il bene della persona. E se per raggiungere quel bene si deve attraversare qualche zona d’ombra, lo si fa. Muccioli, parole sue, si prende cura di questi ragazzi “con iniezioni d’amore ed erbe omeopatiche”. Dichiarazioni forti, che la scienza e la medicina di certo non possono ignorare. Come non si può ignorare quello che succede a San Patrignano negli anni a venire, tra suicidi e addirittura un omicidio che vede nuovamente Muccioli a processo.

Una scena di SanPa

SanPa mette bene in evidenzia, sottraendosi da qualsiasi tipo di giudizio (tradotto: non lo incensa e non lo condanna), le luci e le tenebre che hanno avvolto per quasi vent’anni le trasformazioni della figura di Vincenzo Muccioli. Filantropo, santone, padre-padrone, benefattore, misogino, Messia. Chi è veramente Vincenzo Muccioli? Con un lavoro minuzioso e attento a ogni minima sfumatura, SanPa prova a chiederselo nell’arco delle 5 ore della docuserie. Ma la risposta sembra non arrivare mai, perché Muccioli è il tutto il contrario di tutto.

SanPa è una serie di domande, più che di risposte. Domande che portano ad altri interrogativi, a spostare di continuo la propria opinione circa il “metodo San Patrignano”: giusto o sbagliato? Efficace o controproducente? Cos’è peggio, la catena invisibile della droga che tiene legati i ragazzi a una dipendenza il più delle volte mortale o le catene reali di Muccioli con le quali proibiva ai ragazzi di tornare alla loro realtà fatta di buchi e pippate? Siamo sempre dalle parti dell’annosa domanda: il fine giustifica i mezzi?

Sanpa, una storia italiana

SanPa è anche e soprattutto una serie di racconti e di testimonianze provenienti da chi a San Patrignano c’è stato come ospite, tra chi ha condiviso i metodi di Muccioli e chi invece è rimasto segnato da certe esperienze intraprendendo un percorso di vita totalmente diverso. Per molti di loro il racconto di quella che è stata la loro esperienza a San Patrignano è una catarsi, in particolare per Vincenzo Cantelli, entrato come tossicodipendente e diventato nel corso del tempo il portavoce di Muccioli. Cantelli, la voce più tormentata e provata tra tutte le testimonianze, spiega con grande lucidità ciò che la docuserie ha voluto mettere in risalto, ovvero come la vita e la morte siano così intrecciate nel corso dell’esistenza umana che “concetti come libertà, volontà, male, bene vanno rivisti e bisogna avere il coraggio di non usarli come assoluti.”

Vincenzo Muccioli

Quella di San Patrignano resta ancora una storia attuale. Una storia italiana sul potere, sulla fede, sulla politica, sull’ambiguità morale. Resta però anche una storia che non ha e non avrà mai una narrazione certa, unica. Le verità, come spesso accade, sono molteplici. Ognuno continuerà a raccontare la sua, di verità. E ognuno si farà la sua idea.

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