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Romulus

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Romulus, le origini dell’eterna Roma

Romulus è un ibrido tra mito e fantasia che scorre spedito e spontaneo, avulso dai virtuosismi esibizionistici dei prodotti americani

Brutale. Sconvolgente. Cruda nella rappresentazione di una civiltà primitiva e vandalica, eppure così maledettamente vicina a una realtà – la nostra – in cui vige ancora la legge per la quale il pesce più grande mangia il pesce più piccolo. Stiamo parlando di Romulus – reso graficamente ROMVLVUS –, la serie tv Sky Original in 10 episodi che segna l’iniziazione per Matteo Rovere sul piccolo schermo e in onda su Sky Atlantic dal 6 novembre.

LA GENESI DEL MITO DI ROMA

VIII secolo a.C. La storia è quella dei 30 popoli che hanno istituito la Lega Latina, ciascuno dei quali guidato da un re che, a sua volta, fa riferimento a Numitor, quello della città di Alba. Una siccità che persiste da mesi costringe a una vita disagevole e a una ricerca convulsa della sua causa scatenante, fino a quando il classico rituale degli auspici non la identifica nella cattiva reggenza di Numitor. Punito ed esiliato in un batter di ciglia, gli subentrano, impreparati, i due nipoti Enitos e Iemos, costretti sin da subito a lottare contro la gelosia e il livore del fratello minore di Numitor, Amulius, il quale ambisce al trono da ben prima dell’esilio del re.

Contemporaneamente, il re della città di Velia invia nei boschi circostanti un gruppo di schiavi i quali, per diventare parte integrante della società, devono dare prova di grandezza e spirito di sopravvivenza. In questo filone narrativo l’attenzione si concentra sulla figura di Wiros, ripudiato da sempre e considerato come un reietto a causa della sua orfanità e la cui storia si intreccia ben presto con quella di Enitos.

Romulus
Lo schiavo Wiros (Francesco Di Napoli) nei boschi che circondano la città di Velia

LA DIMENSIONE UMANA DI UN POPOLO PRIMITIVO

Con Romulus Matteo Rovere fa centro in pieno perché ci ruba e fa suo un desiderio latente ed incantatore che accomuna un po’ tutti noi, ovvero quello di scoprire le nostre origini. A distanza di millenni siamo ancora qui a ripeterci, alla prima occasione, che ‘Roma caput mundi est’, segno di quanto radicata in noi sia questa cultura, per quanto evanescente e spesso in incognito nella nostra quotidianità.
Nel corso del tempo possono essere mutati i costumi, le abitudini, le leggi, ma se c’è una cosa che sa come restare inalterata, quelle sono le emozioni. Allo stile di vita dell’epoca rude e impulsivo, Rovere affianca affettuosamente la visione di una civiltà che dispone comunque di una dimensione umana e la cui unica colpa è, forse, quella di non saperla palesare come si deve.

Ciò che manca ai popoli romani è, banalmente, il libero arbitrio. La sua assenza li tiene vincolati a una volontà divina eterea la cui impalpabilità è mortificante. Gli omertosi e i vili, che non hanno il coraggio di dare un senso alla vita attraverso le proprie azioni, si nascondono dietro a un abbandono totale al volere degli dei, sempre pronti così a giustificarsi, nel bene e nel male. C’è chi tuttavia riesce a distinguersi dalla massa sfuggendo a imposizioni non concrete e soprattutto contrarie al proprio volere, scambiando la frustrazione di non poter decidere per sé con una consapevolezza e una forza che appartengono solo a chi sa prendere in mano le redini della propria vita.

Romulus
Ilia, (Marianna Fontana) una delle Vestali della città di Alba

GLI ESPEDIENTI SQUISITI DI ROMULUS

La sensibilità di Romulus risiede nel fatto che Matteo Rovere mette in scena la storia nel modo più semplice possibile, perché semplici ed elementari sono le vicende dei suoi protagonisti. Non c’è da inorridire per la pratica della sepoltura da vivi né per gli incontri erotici e perversi, poiché all’epoca erano visti come rituali del tutto normali e l’occhio imparziale del narratore ce li fa arrivare come tali, senza il filtro dello scandalo.

La vera grande scommessa – di cui aveva già fatto pratica ne Il primo Re – resta la scelta di una lingua astrusa ed estranea quale il protolatino che gli attori riescono a caricare di una valenza emotiva fortissima e la cui esperienza uditiva ci fa immergere ancora di più in una realtà che dobbiamo e vogliamo credere il più fedele possibile alla Storia.
Questa fedeltà centellinata la assaporiamo meglio grazie anche a una certosina riproduzione di armi, costumi, riti, villaggi e la cui riuscita la si deve allo zelo di (ancora una volta) Rovere di richiedere consultazioni agli archeologi, specialisti del settore.

Romulus si libera anche di una post-produzione oggigiorno sempre più macchiata dall’onta della grafica computerizzata per la realizzazione di ambienti reali, scegliendo invece di ricostruirli veri e vivi e di girare completamente en plein air, con una luce naturale che fornisce immancabilmente autenticità al prodotto e gioca a risaltare le sfumature della palette del rosso su cui gran parte della fotografia è impostata – colore che sappiamo diverrà, di lì a poco, l’emblema di una leggenda senza pari.

Il trailer di Romulus, in onda su Sky Atlantic dal 6 novembre

Romulus è un ibrido tra mito e fantasia che scorre spedito e spontaneo, avulso dai virtuosismi esibizionistici dei prodotti americani, e che si concede con la cover di Shout di Elisa un’unica ingenua amenità. Matteo Rovere, partendo da un tema feticcio – quello della nascita di Roma – ripercorre le origini nostrane, riuscendo laddove nessuno mai è riuscito.

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