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Ripresa Serie A, i favorevoli e i contrari

La ripartenza della Serie A continua a dividere il mondo del pallone. Scopriamo come la pensano i vari protagonisti del calcio italiano.

Serie A

Riprende o non riprendere, questo è il dilemma! Oggi alle 18.30 in conference-call il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, incontrerà le componenti federali del calcio italiano per decidere i tempi e le modalità dell’eventuale ripartenza della Serie A. Un tema che continua ancora a dividere il mondo del pallone.

Chi è a favore?

GABRIELE GRAVINA (presidente della FIGC). Il presidente della Federcalcio non si è mai nascosto, è sempre stato uno dei promotori della ripartenza della Serie A. In questi giorni ha annunciato che in caso di mancata ripresa in tempi immediati, il calcio italiano potrebbe subire dei danni irreparabili. “Se non si riparte subito sarà un danno irreparabile al calcio italiano, abbiamo già perso 500 milioni. Occorre difendere 100 mila lavoratori, 1,4 milioni di tesserati, 4,7 miliardi di fatturato. Ripartire vuol dire giocare.

CLAUDIO LOTITO (presidente Lazio). La Lazio e in primis il suo presidente hanno, sin dall’inizio, spinto per riprendere quanto prima il campionato. La paura di non potersi giocare lo scudetto sul campo è troppo grossa. I biancocelesti, prima dello stop a causa del Covid-19, si trovavano in seconda posizione a un solo punto di distanza dalla Juventus. Nel tentativo di mantenere alta la concentrazione, Lotito ha portato avanti una campagna di dichiarazioni pubbliche, azioni politiche, oltre che la promessa di un premio di 10 milioni per suoi calciatori in caso di vittoria del campionato.

Claudio Lotito
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

GIAN PIERO GASPERINI (allenatore Atalanta).Bergamo ha sofferto molto e questo è il momento in cui noi dobbiamo farla sorridere di nuovo. L’Atalanta non vuole riprendere solo per continuare a stupire e per conquistarsi il quarto posto in campionato, ma vuole diventare il simbolo della sua città, così tanto colpita durante l’emergenza. Per questo motivo “Gasp” e i suoi ragazzi sono determinati più che mai a portare a termina una stagione fantastica, che li vede sempre in corsa in Champions League.

ROCCO COMMISSO (presidente Fiorentina). Il patron italo-americano, come da suo solito, non si è risparmiato nelle sue dichiariazioni, dimostrando di essere favorevole alla ripresa della stagione di Serie A: “Ci sono troppi poteri e troppa burocrazia sulla questione della ripresa del campionato. La salute viene prima di tutto ma cerchiamo di trovare un accordo per ricominciare. In America non abbiamo il Ministro dello Sport, il mio auspicio è che si arrivi ad una decisione che ci permetta di giocare.

URBANO CAIRO (presidente Torino). Il presidente del Torino inizialmente si era detto contrario alla possibile ripartenza della Serie A. Il suo pensiero però è cambiato negli ultimi tempi. L’imprenditore lombardo ha confermato di aver votato per la ripresa anche se con qualche dubbio. “Con le premesse attuali noi ci dedicheremo a questo campionato fino al 20 agosto, ma poi come faremo per il prossimo? Ricordiamo che ai calciatori vanno concesse due o tre settimane di vacanza, e in più avranno bisogno di un altro mese per la preparazione atletica. Questo vuol dire che se si finisce il 20 agosto, si ripartirà il 20 ottobre.

Chi è contrario?

GIOVANNI MALAGÒ (presidente del CONI). Il presidente del CONI non è del tutto sfavorevole alla ripresa della Serie A. Ma non sono passate inosservate le sue dichiarazioni riguardo alla decisione di tutti i 20 presidenti di A di ripartire: “C’è egoismo da parte di tutti i presidenti sul fatto di voler giocare o no? Si, tutti hanno in qualche modo un condizionamento da una posizione di classifica e non mi sento di dire che ci sono buoni e cattivi. Questo forse è nella natura umana che ci possono essere delle spinte, in virtù anche del fatto che nel momento in cui si è fermato tutto uno era ad un punto dalla retrocessione o dallo scudetto.”

Giovanni Malagò

MASSIMO CELLINO (presidente Brescia). Il presidente dei lombardi è stato uno dei pochi a dichiararsi sin da subito contrario alla ripresa del campionato. Aveva più volte attaccato la Lega e le altre società che spingevano per ricominciare. Nelle ultime settimane, però, anche lui ha aperto alla possibilità di ripresa della stagione di Serie A, che vede la sua squadra all’ultimo posto in classifica.

DANIELE GASTALDELLO (capitano Brescia). Uno dei pochi calciatori che ha fatto sentire la sua voce è stato il capitano del Brescia. Il 36enne si è detto critico riguardo alle prospettive di ripresa del campionato: “Nel resto dell’Italia non si percepisce quello che è successo in Lombardia, molti mi chiedono per strada perché il calcio debba ripartire, molti hanno perso i loro cari. Secondo me questo campionato riparte in modo forzato e non sarà mai quello che si concluso a marzo“. Inoltre l’esperto difensore ha parlato del tema ingaggi:”l’opinione pubblica crede che siamo dei privilegiati, ma ricordo a tutti quanti che ci sono giocatori di Serie A che guadagnano tanto ma ci sono anche tanti giocatori che guadagnano stipendi al minimo federale e devono mantenere una famiglia. Anche questi sono calciatori, non possono prendere soldi con mesi di ritardo. Non sono tutti uguali a Cristiano Ronaldo”.

GIAMPAOLO POZZO (presidente Udinese). Anche il presidente dei friulani ha, sin da subito, mostrato il suo scetticismo riguardo alla ripartenza del mondo del calcio. “Non sono io a chiedere di non ripartire il 13 giugno, ma più tardi. Lo chiedono i preparatori atletici. Io non ho inventato nulla, ho semplicemente dato voce a un’esigenza fisiologica dei calciatori e di chi deve prepararli. La ripresa del campionato sarà molto insidiosa, soprattutto per l’aspetto infortuni. Ma adesso non resta che aspettare l’ufficialità della cosa”. 

C’è un anche un grossa parte che si dice contraria ma che non ha il coraggio di esporsi. Tuttavia il malumore serpeggia e le grandi manovre sotterranee continueranno. Molti allenatori temono questo finale di stagione complicato. I calciatori, in polemica sul mancato pagamento degli stipendi e sulle licenze nazionali, aspettano di vedere il protocollo sulle partite prima di uscire definitivamente allo scoperto, ma intanto hanno bocciato (come i club) l’ipotesi di lunghi ritiri. Anche i medici sono incerti e vogliono capire come finirà la storia, specialmente adesso che bisognerà discutere di trasferte e partite. 

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