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Fargo 4-Le famiglie Fadda e Cannon

Recensioni

Fargo 4 e il gangsterismo indisciplinato degli anni ’50

In Fargo 4 produttori e sceneggiatori pescano dal cappello magico una nerboruta faida tra due famiglie di gangster in una Kansas City la cui realtà mignon si presta comodamente a un racconto intimo e corale.

Tempo di lettura: 4 minuti

Ci sono voluti quasi quattro anni, ma alla fine Fargo 4 si è fatto spazio a gomitate ed è riuscito a bucare lo schermo americano il 27 settembre -mentre in Italia la attendiamo a braccia aperte su SkyAtlantic questo autunno. E’ pur vero che l’emergenza sanitaria in corso ha portato ad uno slittamento feroce di numerosi prodotti televisivi – la serie avrebbe infatti dovuto debuttare ad aprile scorso – ma già da prima si respirava aria di incertezza e nessuno di noi, pochi ma intramontabili sostenitori, aveva la certezza di poter parlare di un quarto capitolo.

L’ideatore Noah Hawley, fanatico veneratore di “storie realmente accadute”, si mantiene coerente con l’operato delle prime tre stagioni dando ancora una volta spazio all’effettività e non alla fantasia. Alla prima stagione era toccato seguire l’eredità del glorioso omonimo film dei fratelli Coen – che nel 1997 fruttò alla McDormand la sua prima statuetta dorata; nella seconda la goffaggine di un umile macellaio e sua moglie, alle prese con omicidi preterintenzionali, la fa da padrona; la terza, invece, dà fiato alle trombe raccontando di una disputa tra due fratelli interpretati entrambi da un maiuscolo Ewan McGregor.
In Fargo 4 produttori e sceneggiatori pescano dal cappello magico una nerboruta faida tra due famiglie di gangster negli anni ’50 in una Kansas City (MO) la cui realtà mignon si presta comodamente a un racconto intimo e corale.

Fargo 4 - La famiglia Fadda

Nel corso dei primi anni del ‘900 la città di Kansas City ha visto l’alternarsi e, raramente, il coesistere di numerose famiglie di gangster: ebrei, irlandesi, italiani. Questi ultimi, con la discendenza Fadda, sono riusciti a marcare definitivamente il territorio e a imporsi fino all’arrivo nel 1950 di un’altra famiglia di gangster, i Cannon. Si cerca di mantenere l’armonia almeno in apparenza praticando lo “scambio” di uno dei loro figli più piccoli come garanzia al fine di stroncare sul nascere anche il più remoto barlume di desiderio di dissidi.
Questa tregua tuttavia indispone più di un membro di entrambe le famiglie: i patriottici italiani, orgogliosi delle loro conquiste in terra straniera, non vogliono spartire il loro potere in città con nessun’altro; i Cannon, testardi fino al midollo, sono convinti di poter fornire alla società quel cambiamento e quell’innovazione di cui necessita, un ricambio generazionale il cui potenziale non è ancora visibile e quindi sgradito.
Tuttavia il vero problema alla base dell’insofferenza dei Fadda è sostanzialmente il colore della pelle dei Cannon: per quanto di religioni o nazionalità diverse, Kansas City aveva sempre fatto riferimento ad un boss bianco. Negli anni ’50, la golden age delle discriminazioni razziali, essere prevaricati da una famiglia di “negri” rappresentava dunque uno scorno indicibile.

La differenza tra le due famiglie non la fa tuttavia solo la nazionalità o il colore della pelle: i Cannon sanno fare coscienziosamente gruppo tra di loro e hanno ben intuito l’importanza della lealtà familiare, mentre sin da subito, a seguito della morte del boss anziano Donatello Fadda (Tommaso Ragno), l’inidoneità di suo figlio Josto (Jason Schwartzman) subentratogli alla guida degli affari genera sfiducia nei kapo della famiglia.
La situazione si inasprisce ulteriormente con l’arrivo direttamente dallo stivale dell’altro fratello di Josto, Gaetano (Salvatore Esposito), un fiero e fomentino italiano che sa essere deciso e risoluto e che combatte ferocemente suo fratello a suon di provocazioni passivo-aggressive.

Fargo 4 - l'infermiera Oraetta Mayflower

Le asprezze tra i Fadda e i Cannon sono il collante per le vicende di altri protagonisti i quali, in una misura o in un’altra, saranno risucchiati nel vortice infernale della faida. Tra i tanti spiccano Oraetta Mayflower (Jessie Buckley), un’infermiera dell’ospedale St. Bartholomew e convinta cristiana che si impegna attivamente (e in un modo del tutto singolare, come avrete modo di vedere) a curare i suoi pazienti e la famiglia Smutney che incapace di mandare avanti l’attività di pompe funebri, chiede un prestito al boss Loy Cannon (Chris Rock) difficilmente restituibile a causa degli interessi molto alti.

Il gangsterismo di Fargo 4 è indisciplinato e ricalcitrante e non ha niente a che vedere con l’austerità dell’iconico ruolo pennellato da Marlon Brando, con la svergognata crudezza dei mafiosi di Scorsese o – se vogliamo rimanere in tema serie TV – con la determinazione e l’avidità dei Peaky Blinders. I personaggi sono legnosi e goffi, delle macchiette in preda a flatulenze improvvise, ad attacchi di vomito durante una rapina, a disturbi ossessivo-compulsivi, dettagli che con un altro ideatore al timone sarebbero stati bypassati. Tutto questo ce li fa assaporare in una chiave più umana e forse davvero realistica che si allontana dallo stereotipo marchiante del boss inclemente e ostico di cui siamo anche un po’ stufi.
Un cinema gore pulito pensato proprio per far sogghignare a fasi alterne lo spettatore consentendogli di prendere gli eventi con un certo livello di serietà senza però sconvolgerlo con la loro durezza.

Il trailer della quarta stagione di Fargo

Indipendentemente da come sono stati pensati e quanto possano effettivamente essere fedeli agli originali, i personaggi di Fargo 4 sono stati pensati bene, dettagliati a tal punto che spesso ci ritroviamo ad anticiparne le mosse, come se sapessimo filtrare i loro silenti pensieri, e inquadrati in un contesto sociale riprodotto a meraviglia, con una fedeltà che in taluni casi sfiora la compulsività.

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