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Il cast de L'incredibile storia de l'isola delle rose

Cinema

L’Isola delle Rose, l’utopia galleggiante del ’68

Sidney Sibilia racconta ne L’incredibile storia de l’Isola delle Rose il sogno utopico di un giovane ingegnere bolognese. Non riuscendo completamente nel suo intento.

Tempo di lettura: 4 minuti

Forse una storia del genere non l’avrebbe partorita neanche il più creativo degli sceneggiatori. Perché se è vero che molte volte la realtà supera la fantasia, con L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, nuovo film diretto da Sydney Sibilia (la mente dietro la trilogia di Smetto Quando Voglio) dal 9 dicembre su Netflix, alla realtà non basterebbe un binocolo per vedere quanto indietro è rimasta la fantasia.

L’utopia di Giorgio Rosa

Siamo nella primavera del 1968, l’anno delle accese contestazioni contro i poteri dominanti. A scendere in piazza insieme agli operai e agli intellettuali ci sono anche gli studenti, forse la parte più agguerrita di tutti. Essi criticano alacremente i metodi di insegnamento nelle scuole e nelle università e chiedono più libertà di espressione sui problemi di fondo della società. Tra di loro c’è anche un giovane studente d’ingegneria, Giorgio Rosa. Lui, però, la sua libertà di espressione la manifesta in altri modi, costruendo ad esempio delle improbabili vetture simili a delle batmobili più sobrie, con le quali, senza patente, girava per il centro di Bologna. Una sera, davanti alla sua ragazza, che inizia a non star più dietro a questa personalità troppo visionaria, promette che per lei costruirà un’isola dove i due potranno andare a rifugiarsi insieme. Lei lo prende per pazzo, come ovvio. D’altronde com’è mai possibile costruire un’isola? A Giorgio viene così un’idea brillante e alquanto stramba: costruire un’isola artificiale a largo della costa adriatica in acque internazionali, proclamandola stato indipendente. L’unica regola è che, su quest’isola, non ci sono regole.

Una scena de L'incredibile storia de l'isola delle rose

Un’impresa del genere è impossibile portarla avanti da solo e per questo motivo Giorgio Rosa si fa aiutare dal suo migliore amico, un imprenditore più propenso ai bagordi che a portare avanti l’azienda di famiglia. Tempesta marittima a parte, per Giorgio è forse fin troppo tutto semplice. A dargli man forte arrivano anche un naufrago, una giovane barista (l’unica bevanda dell’isola è il Cynar) e un animatore delle notti romagnole. L’Isola delle Rose inizia ad attirare l’attenzione dei media. Ogni giorno frotte di ragazzi partono dal molo di Rimini per raggiungere la piattaforma a sei miglia di distanza dalla costa. Si balla, si scherza, si beve, si prende il sole. Si respira insomma aria di libertà, lontano da quelle piazze infuocate da scontri e tumulti.

I poteri forti contro la libertà

Dopo un inizio promettente, il film diretto e scritto da Sibilia insieme a Francesca Manieri smarrisce quella capacità di continuare a interrogarsi sulle motivazioni che spingono un giovane ingegnere bolognese, interpretato con perfetto accento emiliano da un sempre bravo Elio Germano, a realizzare questo sogno utopico. Non è ben messo a fuoco – e qui il problema risiede in una sceneggiatura che si fa via via sempre più debole – se Giorgio Rosa fa davvero tutto questo per amore o anche per uno spirito di rivalsa nei confronti di una società che lo fa sentire spesso inadeguato.

Una scena de L'incredibile storia de l'isola delle rose

L’entrata in scena delle politica non fa altro che mettere ancor di più un freno alla storia. L’Isola delle Rose inizia a diventare un serio problema da risolvere per il Governo italiano. Le pressioni da parte del Vaticano diventano sempre più insistenti. Gli alti prelati mal sopportano l’atmosfera libertina che vige sull’Isola, con tanto di foto di ragazze in bikini che vanno a finire sulle prime pagine dei quotidiani. A sbrogliare la matassa ci sono in prima linea il Ministro dell’Interno Franco Restivo e il Premier dell’epoca Giovanni Leone. Al di là della caratterizzazione estremamente caricaturale dei due personaggi politici (Fabrizio Bentivoglio è Restivo, Luca Zingaretti è Leone), risalta agli occhi l’immagine di una politica concreta e risoluta figlia di un’epoca in cui alle decisioni prese seguivano di lì a breve fatti concreti.

Un film che non assume mai una precisa identità

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose cambia pelle troppo spesso e fatica a trovare una ben precisa identità, un’unità d’intenti. Un po’ racconto dell’utopia di un giovane studente, un po’ scontro politico/burocratico/religioso tra i vari soggetti in questione e un po’ storia d’amore. Solo nel finale Sybilia sembra ritrovare gli intenti originari. Un sagace ministro Restivo si scontra telefonicamente con Giorgio Rosa ricordandogli che in quel momento sta cercando l’approvazione del Consiglio d’Europa, andando in contraddizione con i suoi ideali poiché chiede l’appoggio proprio a quel “sistema politico” che sta mettendo un freno alle sue libertà.

Una scena de L'incredibile storia de l'isola delle rose

Sono le donne, sul finale, a prendere per mano gli uomini e a portarli a fronteggiare il “nemico” a testa alta. Ma nulla è possibile contro l’attacco all’isola da parte dell’esercito italiano, a oggi l’unica aggressione di forza da parte della Repubblica Italiana. L’affondamento della piattaforma rappresenta anche la fine di un periodo storico in cui il concetto di libertà era un qualcosa che non si era ancora declinato al ribasso. In cui ci si poteva permettere non solo di sognare in grande, ma anche di realizzarli quei sogni giganti, (apparentemente) impossibili e utopici.

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