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Rebecca

Cinema

Rebecca, un remake che avrebbe fatto rabbrividire Hitchcock, ma per altri motivi

Rebecca, di Ben Wheatley, è il blando remake dell’omonimo film di Alfred Hitchcock del 1940.

Rebecca è un film Netflix realizzato da Ben Wheatley con protagonisti Lily James, Armie Hammer e Kristin Scott Thomas. Remake del celeberrimo Rebecca – La prima moglie (1940) di Alfred Hitchcock, il film mette in scena l’ennesimo adattamento dell’omonimo romanzo di Daphne du Maurier. Un tentativo, quest’ultimo, del quale francamente non si capiscono le ragioni. Il film si trascina stancamente, e altrettanto stancamente cerca di offrire sporadici lampi di vitalità in mezzo a un tiepido, paludoso clima di irrespirabile noia.

Lily James e Armie Hammer in una scena tratta da Rebecca
Lily James e Armie Hammer in una scena tratta da Rebecca

Ingiudicabile il soggetto, resta il grave problema dell’approccio alla materia trattata. Sin dalle prime immagini, Wheatley sembra virare su un remake “scena per scena” dell’opera hitchcockiana, e su tale binario insiste – per fortuna – a lungo. Le leggerissime variazioni apportate alla trama risultano però modeste e pretestuose, fino ai limiti dell’assoluta insignificanza. Peggio, ciascuna interpolazione non aggiunge e non toglie nulla al Rebecca del maestro del brivido, che nell’inevitabile confronto esce trionfatore su tutti i fronti.

L’unica, ingenua speranza, sarebbe stata quella di assistere a uno spettacolo declinato in chiave maggiormente dark/horror. In fondo la materia si sarebbe prestata agevolmente, e certo oggi non mancano i mezzi per ritinteggiare anche opere di autori totemici della Settima Arte. Invece nulla. Le sequenze (potenzialmente) più ricche di suspense sono risolte con artifici banali. I silenzi (potenzialmente) più ricchi di significato sono esplicitati da una verbosità a tratti intollerabile e talvolta dannosa. Da uomo di cinema che sapeva cosa dire e soprattutto cosa non dire, limitandosi all’accenno scenografico, Hitchcock sarebbe rabbrividito di fronte a tanto zelo didascalico.

Rebecca
Lily James in una scena tratta da Rebecca

Il risultato, specie per chi ha precedentemente visto il film di Hitchcock, è quindi largamente insufficiente. Anche per chi, come me, pur non negandone la grandezza, non è un ammiratore sfegatato del regista di capolavori come Psycho. Wheatley esegue il compitino, non osa. Non cerca nemmeno di ammodernare o attualizzare una trama che oggi fa sentire tutto il peso dei suoi ottant’anni. Forse è legittimo chiedersi che presa possano avere sul pubblico più giovane storie di nobiltà, dame da compagnia, tenute regali e balli in maschera. Certo, il film è anche altro, ma è proprio in questo spettro di possibilità che fallisce fragorosamente, non riuscendo a disallinearsi dell’omonimo film del ’40. Forse, dopotutto è giusto così.

A voler cercare a tutti i costi l’ago nel pagliaio, forse possiamo trovare un’ancora di salvezza nella storia declinata interamente al femminile. Per gli amanti delle storie rosa, rimane la blanda soddisfazione della storia di una parvenu che, contro tutto e tutti, riesce ad avere la meglio. Nulla che non fosse già stato mostrato da Hitchcock, ma se non altro il Rebecca targato Wheatley si inscrive perfettamente nello spirito dei tempi.

Rebecca
Kristin Scott Thomas in una scena tratta da Rebecca

Ultima, dolentissima annotazione, riguarda l’apporto fornito dalla coppia di protagonisti alla storia. Impalpabile e pressoché inespressiva Lily James, che non oso nemmeno accostare al nome di Joan Fontaine. Goffo e appesantito, e altrettanto fuori luogo, Armie Hammer. Solo Kristin Scott Thomas fa il minimo sindacale per non affondare. Eppure, le sue frequentissime pose che rasentano il cadaverico e sinistro immobilismo, rischiano di somigliare molto a quelle dell’attonito spettatore alla fine del film.

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