fbpx
Connect with us

Cinema

Provaci ancora, e per sempre, Woody

Woody Allen torna al cinema e già questa è una buona notizia. Ma cosa possiamo aspettarci ancora da lui? Lettera di un fan della prima ora che da tempo non riconosce più il suo idolo.

Woody Allen sul set di Un giorno di pioggia a New York dirige gli attori del cast

È una domanda senza risposta. Mi ronza in testa e la scaccio. Ci ripenso e la stuzzico sadicamente come fa la lingua con un dente malato. Mi infastidisce, arrivo ad arrabbiarmi e intanto lei sta là, a mezz’aria, in attesa di una risposta definitiva.

Ma tu devi averla.

Sono andato alla ricerca di una causa. Li ho riguardati tutti, anche quelli brutti: sono affezionato anche a quelli, per qualche motivo. Ho letto le tue dichiarazioni, riletto i tuoi libri-intervista. Continua a sfuggirmi il quadro d’insieme.

Ricordi il tuo straniamento, il tuo disappunto, quando avevi rotto con Annie? Quando continuavi a studiare i cocci del vostro rapporto nella tua mente e a esaminare la tua vita cercando di capire da dove era partita la crepa, ecco… mi sento un po’ così.

Che ti è successo Woody? È stata la noia? È il tempo che passa? Non capisco.

Woody Allen

Tu che eri accusato di non avere valori, di avere una intera vita caratterizzata da nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo (ti accusava, come se fossero tratti negativi, quell’ “ebrea al cubo” di tua sorella Doris in Harry a pezzi); tu che guardavi alla vita come a una esperienza piena di solitudine, di miseria, di sofferenza, di infelicità e disgraziatamente troppo breve; tu che non riuscivi a tenere gli occhi sul tassametro perchè lei era così bella; tu che adoravi New York, la idolatravi smisuratamente, ah no è meglio la mitizzavi smisuratamente, quella New York in bianco e nero che risuonava dei motivi di George Gershwin; tu che eri un uomo con un’ampia visione del mondo ma circondato da microbi, in quella vergognosa, violenta, prevenuta, illetterata, sessualmente repressa, farisaica nazione a stelle e strisce; che fine hai fatto mio caro, adorabile Woody?

Che fine ha fatto quello splendido autore che sapeva sorprendere il suo pubblico ogni anno con una sollecitazione diversa, che riusciva a passare dal comico, alla commedia, alla farsa, al thriller, al dramma psicologico e ricominciare ancora? Dove è finito il coraggio autoriale di chi ha saputo realizzare un film come Interiors quando tutti si aspettavano un nuovo Io e Annie? È tutto racchiuso in quei 5 anni tra il 1975 e il 1980, in cui sei stato capace di passare da una farsa sofisticata come Amore e Guerra, al tuo picco artistico con Io e Annie, al bergamiano Interiors, al superamento del tuo picco artistico con Manhattan e al surreale, spiazzante e felliniano Sturdust Memories: mai scelte banali, mai ammiccamenti al pubblico, ma la coerenza di un percorso autoriale che acquisiva man mano maturità.

Sono passati 14 anni da quando ci hai regalato Match Point, il tuo film migliore dai tempi di Manhattan; quanti dei 13 film che hai realizzato avevi davvero voglia di girare? Dì la verità. Perchè Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni? Perchè Magic in the Moonlight? Perchè Cafè Society? Per contratto? Per inerzia?

Manhattan

Io sono un alleniano di ferro, ho guardato con tenerezza finanche La maledizione dello scorpione di giada, perchè sebbene nient’affatto riuscito (come tu stesso hai più volte ammesso) rimane comunque un film sincero.

Di fronte a To Rome with Love però ricordo di essere rimasto senza parole e di aver chiesto che mi portassero un fiasco di cianuro, come te dopo aver riacquistato la vista e visionato i giornalieri in Hollywood Ending.

Si è vero, Midnight in Paris e Blue Jasmine sono stati ben accolti dal pubblico e anche dalla critica, binomio non abituale per te.

Si è vero, il primo è una favola originale e a tratti anche godibile, nonostante Owen Wilson.

Si è vero, con Blue Jasmine hai realizzato un buon dramma psicologico; ma tra di noi le cose bisogna pur che ce le diciamo con sincerità: entrambi sembrano avere solo una scintilla, come se ci fosse stata solo un’idea iniziale ed esaurita quella i film rotolassero in qualche modo verso la fine.

Caro Woody, questa è di certo la lettera più dolorosa che abbia mai scritto. Volevo fare come te e copiarla da Joyce, ma non l’avrei mai fatta franca, non ti sarebbero sfuggiti tutti quei riferimenti a Dublino. Ti scrivo dalla panchina di un parco che non ricorda nemmeno lontanamente Central Park, ma a me piace pensare di si. La visione di Un giorno di pioggia a New York è stata una sofferenza.

Chalamet e Fanning in un giorno di pioggia a New York

La confezione è quella solita, la tua, la riconosco: manca il contenuto, manca il regalo, non c’è nemmeno quella scintilla iniziale. Sembra quasi che tu abbia riciclato una delle storielle di To Rome with Love, l’abbia ampliata e infine arricchita di un finale diverso: i due provincialotti divisi dalle vicissitudini romane per una giornata diventano qui due ricchi studentelli del college divisi dagli eventi newyorkesi; addirittura identica è la trovata della escort spacciata ai genitori per la propria fidanzata, nel frattempo assente; trovano poi qui spazio tutta una serie di personaggi di contorno senza spessore, le cui storie non suscitano nessun interesse, come il regista in crisi, la madre con il passato da prostituta o lo sceneggiatore tradito dalla moglie. E mi taccio sul cast, non voglio infierire.

Sarebbe stato meglio non vederlo, non distribuirlo. Quel movimento puritano, bacchettone, fondamentalista, sull’onda del quale sono state tirate fuori storie vecchie di 25 anni, forse stava riuscendo ad ottenere la cosa giusta, per i motivi sbagliati.

Scusa…

Non doveva andare così, non doveva finire così Woody.

Woody Allen

Ok, ok, calmiamoci. Mi è venuta in mente la sequenza finale di Crimini e misfatti, non so perchè, quando fai dire al professore che “Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali. Alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte. Gli avvenimenti si snodano così imprevedibilmente, così ingiustamente. La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione, siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all’universo indifferente. Eppure la maggior parte degli esseri umani sembra avere la forza di insistere e perfino di trovare gioia nelle cose semplici: nel loro lavoro, nella loro famiglia e nella speranza che le generazioni future possano capire di più“.

Forse è questa la risposta che cercavo. Forse è per questo che insisti.

Hai ragione tu.

Con affetto,

G.

Ti potrebbe interessare anche: La donna che visse due volte, Hitchock tra vertigini e ossessioni

Lascia il tuo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Leggi anche...

Jean Dujardin e Louis Garrell in L'ufficiale e la spia Jean Dujardin e Louis Garrell in L'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia: dalla metafisica alla secolarizzazione di una poetica

Cinema

Vasco Brondi Le luci della città elettrica Vasco Brondi Le luci della città elettrica

Vasco Brondi e Le Luci di questo decennio indie

Extra

Tim Cook Tim Cook

Apple TV+, il colosso del tech alla conquista dell’audiovisivo

Serie Tv

Subsonica Subsonica

Subsonica, nuove attenzioni e un “Microchip Temporale”

Extra

Connect