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La Gioconda

Attualità

Perché la Gioconda non deve lasciare il Louvre

Un commento sulla proposta del critico Jason Farago di spostare la Gioconda dal Louvre per facilitare la vistia sia al museo che allo stesso quadro.

Tempo di lettura: 4 minuti

In un articolo apparso sul New York Times, ripreso poi in italiano dal Il post, Jason Farago, critico d’arte, suggerisce al Louvre di spostare definitivamente la Gioconda dall’interno del museo e costruire un padiglione separato dove la massa di persone che ogni giorno affollano la sala dove è conservata la famosissima opera, possano ammirarla e fotografarla con calma senza essere assiepate per ore in un luogo chiaramente non adatto allo scopo e uscirne insoddisfatte perché hanno potuto ammirare il capolavoro solo per pochissimi secondi.

È indubbiamente vero che davanti alla Gioconda ci sia molto spesso una folla poco gestibile e che la grande maggioranza degli avventori del museo siano lì solo per vedere il capolavoro leonardesco e ignorino del tutto gli altri capolavori (e non sono pochi!) del museo parigino, ma spostare la Gioconda in un padiglione a parte è davvero la soluzione?

Cosa succede negli altri musei?

Quello che succede davanti alla Gioconda succede in realtà davanti a tutti i quadri più popolari in tutti i musei d’Europa. La situazione davanti ai Girasoli di Van Gogh alla National Gallery di Londra non è dissimile (e l’ingresso è gratuito) così come davanti alla Nascita di Venere agli Uffizi o a Guernica al Reina Sofía. Anche in questi casi, come al Louvre, moltissimi sembrano concentrarsi solo su quello specifico dipinto lasciando perdere gli altri capolavori del museo. I turisti sono naturalmente attratti da ciò che è più popolare e sarebbe assurdo aspettarsi il contrario, ed è normale che ci sia folla davanti al quadro più famoso del mondo.

Gestire la coda in un’altra ala del palazzo

In realtà la soluzione più semplice e simile a quanto propone Farago sarebbe spostare il quadro in uno dei tanti spazi non aperti al pubblico del museo parigino. Si potrebbe gestire la coda in modo decisamente migliore di quando avvenga adesso, senza tuttavia prevedere la costruzione di un padiglione “nuovo”, e nell’attesa -sicuramente lunga e stancante- proporre al pubblico approfondimenti vari che introducano al quadro. Si potrebbe pensare anche ad un biglietto apposito, come quelli che si usano dal salumiere: quando è il tuo momento ti presenti davanti alla stanza, nel frattempo puoi tranquillamente fare un giro per il museo.

Gli altri problemi del Louvre

Il Louvre è difficile da percorrere

Già, il museo. Perché attorno alla Gioconda c’è un museo. Un museo che però, e in questo Farago ha ragione, quasi nessuno visita davvero. Ma il problema non è la Gioconda, il problema è il Louvre stesso. Aggrappato ad una concezione museale vecchia di almeno trent’anni, le collezioni del Louvre sono estremamente stancanti da vedere e il museo fa di tutto per allontanare il visitatore. Quando si entra al museo è chiarissimo il percorso da seguire per arrivare alla Gioconda, ma dove si debba andare per vedere il codice di Hammurabi lo si deve capire da soli attraverso mappe ufficiali che riportano in modo solo approssimativo la posizione delle opere: dividendolo in aree tematiche grossolane. Nemmeno il sito del museo aiuta in questo e il turista si sente giocoforza frustrato nel vedere centinaia di opere ma magari non quella che sta cercando. Inoltre il palazzo -costruito e modificato nel corso dei secoli- è indubbiamente difficile da percorrere tra scale e svolte poco chiare. Infine, il fatto che si possa entrare in ognuna delle tre ali solo una volta complica ancora di più la visita che spesso si prolunga per tutta una giornata con bisogni fisiologici annessi e connessi.

La Gioconda sta bene dove sta

Rimane il fatto che la Gioconda sta bene dove sta: in un museo, con altre opere. Si dovrebbe incoraggiare la gente a vedere più opere d’arte, approfondendone la conoscenza e non rinchiudere il pezzo di maggior pregio in un edificio dedicato in modo che tutti accorrano a vedere solo quello e si dimentichino di tutto il resto del museo, situato fisicamente in un altro luogo.

Sarebbe però ora che i grandi musei del mondo si attrezzassero per gestire le masse e permettere a tutti di vedere quello che interessa senza dover sgomitare per buttare un’occhio al quadro o rischiare di vedere i propri figli soffocati dalla folla.

Anche un critico deve abituarsi a fare la coda.

C’è però un’altro aspetto della proposta di Farago che lascia perplessi: l’ironia di fondo. Nella conclusione, il critico propone di chiamare il padiglione “Sheikh Zayed-Louis Vuitton-Samsung Galaxy-Ladurée Macarons Mona Lisa”, per via delle numerose sponsorizzazioni che sicuramente attirerebbe il progetto. Ma non è che per caso, il famoso critico si sia per caso trovato a visitare il Louvre e a voler vedere un’opera in particolare e, nel mentre, è rimasto ingolfato -come tutti- nella folla assiepata per vedere la Gioconda e -come tutti- si è innervosito e ha pensato “Diamine, togliete quel quadro da qui in modo che si possa vedere il resto in pace!”?

Benvenuto tra gli umani.

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