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Nanni Moretti in Palombella rossa

Anniversari

Trent’anni dopo Palombella Rossa di Nanni Moretti è ancora un film di sconvolgente attualità

La pallannuoto, l’amnesia, le frasi cult, il mondo in disgregazione di Michele Apicella sono rimasti nell’immaginario collettivo; Palombella Rossa a distanza di 30 anni è un film che non smette mai di stupire con la forza della sua attualità.

Che cosa significa oggi essere comunisti?”. Ruota interamente attorno a questa domanda Palombella Rossa, manifesto cinematografico di Nanni Moretti, uscito nelle sale italiane il 15 settembre del 1989, esattamente 30 anni fa.

Film della maturità per Moretti, Palombella rossa rappresenta insieme il coronamento e la chiusura della prima fase della sua carriera cinematografica, che comprendeva fino a quel punto veri e propri manifesti generazionali come Io sono un autarchico (1976) ed Ecce Bombo (1978), ottimi film come Bianca (1984) e La messa è finita (1985) e il personalissimo Sogni d’oro (1981).

Dopo aver analizzato profondamente il disagio di un certo mondo giovanile, il suo mondo, quello  di un quartiere dellaRoma bene” alla fine degli anni ’70, mettendo in scena un gruppo di nuovi Vitelloni impegnati in incontri di autoanalisi, Moretti all’inizio degli anni 80 intraprende un percorso di crescita, registico, umano e politico: il suo alter ego Michele Apicella si stacca dal suo gruppo, intraprende la vita da adulto e, in Bianca, le sue nevrosi devono presto fare i conti con l’altro sesso, con l’amore; in Sogni d’oro ironicamente e oniricamente satireggia sul mondo del cinema italiano del tempo e su certa critica che voleva ridurlo a fenomeno di costume; già però con il protagonista di La messa è finita, il parroco Giulio, si avverte un gran disagio rispetto a un ambiente che fatica a riconoscere ancora suo e anche una certa inadeguatezza umana rispetto al dovere da assolvere, tema che sarà ripreso da Moretti in anni successivi, con Habemus Papam (2011).

Silvio Orlando e Nanni Moretti

Dal punto di vista politico gli anni 80 si aprono in piena continuità con il decennio precedente, con la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che però rappresenta il canto del cigno di una stagione terroristica. Non sono più anni di piombo, sono anni di benessere, di euforia. Sono gli anni della Milano da bere edella nascita della televisione commerciale ad opera di un rampante e semisconosciuto imprenditore milanese.

Sono gli anni del primo Presidente del Consiglio non democristiano, di un socialista ed ex partigiano al Quirinale, della morte di Enrico Berlinguer e di un altro e meno ben visto socialista a capo del Governo.

Per il PCI sono anni di indeterminatezza: il compromesso storico è fallito e lontano, Enrico non c’è più, il tanto annunciato sfondamento elettorale nei fatti non è avvenuto se non alle Europee, sembra che una certa spinta propulsiva si sia esaurita. Da che parte andare? Quali sono gli obiettivi per il nuovo decennio? Ha ancora senso essere comunisti?

Sembra arrivare d’improvviso il 1989 e Michele Apicella, quasi a completare una traiettoria intrapresa più di 10 anni prima, è un deputato, colto da amnesia. Non si ricorda chi sia, a quale partito appartenga, perché decise di impegnarsi in politica.

I ricordi riaffiorano lentamente, ma nel frattempo c’è una partita di pallanuoto da giocare.

Allena la squadra Silvio Orlano che continua a urlare di marcare Budavari.

Michele a bordo vasca passeggia, scalpita, riflette, ricorda.

Finalmente l’illuminazione:Io sono un comunista!”.

Tutti si aspettano qualcosa da lui, c’è gran fermento tra il pubblico per la partita, tra i suoi interlocutori per ciò che è successo martedì durante la tribuna politica e per ciò che potrà succedere domani alle elezioni politiche.

Ma cosa sarà mai successo martedì?

I militanti politici degli altri partiti lo inseguono, lo placcano, offrono in dono dolci, lo implorano di parlare con loro: “Sai che c’è gente che ci scrive e noi non rispondiamo? Non farti odiare e parlaci”.

Lo insegue un cattolico, perché sente che in fondo loro due sono uguali ed è contento che Michele esista; Michele non ricambia.

Lo insegue un sindacalista lamentando che “Fiumicino ci scappa, la scuola ci scappa, la lotta per la casa ci scappa, alcuni settori tengono, qualche movimento lo azzecchiamo, in parte”.

Lo insegue una giornalista, proveniente da un ambiente molto kitsch, che solitamente si occupa di sport, e lo dice anche, che lo tempesta di domande cheap sul suo rapporto in crisi che forse è un matrimonio a pezzi, e non può che prendersi due schiaffoni perché le parole sono importanti e chi parla male pensa male e vive male.

E allora ecco la domanda centrale, “Cosa significa oggi essere comunisti?”.

In quel fatidico martedì la tribuna politica vede le domande incalzanti e irridenti dei giornalisti (“Onorevole ho qui per caso il dizionario dei sinonimi; vediamo cosa dice alla voce crisi: peggioramento, scompenso, accesso, parossismo, modificazione, perturbazione, difficoltà, dissesto, recessione, depressione, rovina, squilibrio, turbamento, smarrimento, inquietudine, sconcerto. Onorevole quale espressione preferisce per il suo partito?”).

Michele abbozza delle risposte, è in difficoltà, la sua retorica suona vuota alle sue stesse orecchie, tiene duro e alla fine cede, sbotta: “Perché voi non ritenete possibile il Partito Comunista al governo? Cosa c’è che non va? Il programma? Cosa dobbiamo fare, ancora? Noi dobbiamo guardare al nuovo, noi dobbiamo aprire le porte del partito a tutti, ai giovani, alle donne, al lavoratori,  ai movimenti, noi dobbiamo dire venite, venite nel partito, prendetelo, vediamo insieme cosa possiamo fare.”.

E ti vengo a cercare.

É abbastanza comune per un grande film resistere all’usura del tempo; non è così comune che un film come Palombella Rossa, dal taglio sostanzialmente politico, dimostri dopo tre decenni la sua sconvolgente attualità. Ma è questo il vero quid di Moretti, il suo saper essere sempre in anticipo, tanto sui fenomeni politici quanto sui gusti del pubblico,  e insieme perpetuo, fuori dal tempo e capace di parlare ad ogni epoca.

PS.

E la partita di pallanuoto?

Rigore decisivo a pochi secondi dalla fine.

Non può che tirarlo Michele.

Non può che sbagliarlo Michele.

Perché se guarda a destra il portiere sa che poi tira a sinistra, e allora lui tira a destra. A destra. A destra. Deve guardare a destra e tirare a destra. Il portiere gli lascia spazio a sinistra ma lui tira a destra. No. Forse è meglio a sinistra; parato.

Chissà che anche questa non sia una metafora…

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