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On The Rocks

Cinema

On The Rocks, la Apple investe su un prodotto indefinito

On The Rocks è una paternale – non si sa nemmeno bene su cosa- che si impantana nei suoi cataplasmi critici e che ce lo fa apparire come un mero esercizio di stile.

Quando si parla di Sofia Coppola si tende a farlo sempre bisbigliando, senza sbilanciarsi troppo, quasi come se intonare un giudizio su di lei significasse categorizzare per osmosi anche suo padre. È indiscutibile quanto la paternità di un colosso del cinema abbia indelebilmente segnato il suo percorso, ma i prodotti targati Sofia sono molto diversi, soprattutto in quanto a materia prima, da quelli di Coppola senior. Il cinema, quello vero e viscerale, impone una coscienza di sé e una totalitaria e costante messa in discussione, e nel 2020 non possiamo ancora sentirci vincolati a valutare un libro dalla copertina – specialmente se è una copertina familiare.
On The Rocks va chiarito senza mezze misure, a costo di risultare sboroni e irriverenti, perché non può in alcun modo essere liquidato giustificandone bonariamente la sua vacuità.

In una New York lattescente e scarsamente percepibile, il sipario si alza su di un nucleo familiare esemplare composto da marito, moglie e due adorabili figlie. La sua standardizzazione può anche non crearci pruriti, purché possa evolversi in una trama non dico schizoide, ma quanto meno creativa. Eppure anche nella qualificazione (a spot) del loro matrimonio si percorre una mediocre gimkana, quella della presunta infedeltà da parte di Dean, cui fa da contraltare un’insicurezza cristallizzata in Laura, nella quale il seme del sospetto prospera facilmente. Nonostante i misunderstanding di Laura, il loro matrimonio è talmente pacifico da rasentare la flemmaticità, cavalcando l’onda di un silenzio-assenso che sembra sempre sull’orlo della precarietà, e tale resterà sino a un confronto finale scheletrico e talmente privo di contenuti da poter essere benissimamente obliato.

Una scena tratta da On The Rocks
Una scena tratta da On The Rocks

Il punto di forza su cui, in teoria, il film avrebbe dovuto battere, è la figura del padre di Laura, Felix, caricaturato all’ennesima potenza come un vanitoso corteggiatore la cui intraprendenza non ha freno alcuno, neanche dinanzi all’età. Ironicamente maschilista, spumeggiante e pervaso da un benessere perenne, il personaggio interpretato da Bill Murray ovviamente convince, ma non riesce a sorreggere l’intero film come invece era stato pensato.

Le sue massime di vita in merito alla relazione tra uomo e donna basata sin dalla notte dei tempi sulle irrefrenabili pulsioni carnali del primo, per quanto simpatiche siano, ci vengono dopo poco a noia. Queste filippiche ormai démodé, che in teoria dovrebbero racchiudere il senso dell’esistenza, non sono mai state l’asso nella manica per facilitare il problem solving matrimoniale. Riempiono conversazioni disabitate e fluide come il cemento, che ci spingono spesso a sperare in un repentino cambio di scena.
Persino sul binomio padre-figlia, un tema a lei carissimo, la Coppola non è riuscita nel suo intento: si comprende a fatica l’alchimia che li lega, e in essa riecheggia – troppo e malamente – l’inconsueto ma emozionantissimo rapporto di Somewhere, non a caso Leone d’oro nel 2010.

On The Rocks vorrebbe prendere innumerevoli biforcazioni, ma poi alla fine non riesce a muoversi più di tanto: potrebbe disseppellire l’ancestrale faida di genere e interpretarla in chiave alternativa, potrebbe proporci un finale a parti invertite dove Laura si ribella alla sua castrazione di donna relegata a ruolo di madre e Dean scompare dai riflettori. Invece non ci fornisce alcuna prospettiva diversa sul tradimento, sugli ostacoli e i momenti di fermo in una coppia, e si ritorna al punto di partenza, tant’é che a un certo punto, increduli dinanzi a un tema che sembra solo abbozzato, ci si inizia a chiedere se l’incapacità di comprendere il film sia tutta nostra.

On The Rocks
Una scena tratta da On The Rocks

Ci si aspetta da un momento all’altro la deflagrazione emotiva, specialmente perché la frustrazione di Laura ha tutte le carte in regola per consentirla, ma non arriva mai. I sentimenti restano serrati sotto una campana di vetro, incapaci di essere palesati e di accalappiarsi l’empatia dello spettatore, mentre la Coppola gioca a fare l’esteta con le ninfee di Monet e i chiringuito messicani, laddove l’insistenza su questi aspetti è semplicemente voluttuario. Qualcuno, per salvare forse le apparenze, ha forzato un allineamento con le convenzionali tendenze di Woody Allen, eppure è piuttosto evidente che a On The Rocks manchi lo spirito naïf dei suoi film, che ne rappresenta all’80% il loro principio attivo.

On The Rocks è una paternale – non si sa nemmeno bene su cosa (sul maschilismo? sulla visione retrograda della coppia?) – che si impantana nei suoi cataplasmi critici e appare, così, come un mero esercizio di stile al quale forse la Coppola, chissà, si sarà dedicata tra un caffè ed un altro.

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