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C’era una volta il Muro di Berlino

Il 9 novembre del 1989 si apre il varco tra la Germania Est e la Germania Ovest. Come è iniziata e come è finita quella vicenda che ha cambiato la Storia dell’Europa. Celebrazioni già iniziate: il 2 novembre il derby tra Union e Hertha Berlino. Muri di ieri, e Muri di oggi: la cicatrice del Muro in Palestina

muro di Berlino

«Nessuno ha intenzione di costruire un muro.»
(15 giugno 1961, Walter Ulbricht capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania)

Union – Hertha come inizio delle celebrazioni. Una data casuale? Probabilmente sì, ma è decisamente stato un più che significativo anticipo del 9 novembre, ricorrenza della Caduta del Muro di Berlino. Un anticipo, neanche a dirlo, che è avvenuto su un campo di calcio. Si sono affrontate il 2 novembre per la prima volta in Bundesliga la neopromossa Union Berlino (che ha vinto di misura), ex Est al debutto nel massimo campionato, e l’Hertha, ex Ovest.

Amici” divisi ai tempi del muro, dove l’Hertha arrivava grazie al segnale televisivo e dove vinceva a mani basse il confronto con la Dinamo, squadra del regime. Amici una volta, prima della caduta del Muro. Nella partita del 2 novembre è finita con incidenti, fuochi d’artificio sugli spalti e invasioni di campo, così come nei match avvenuti negli anni nella serie B tedesca: la “partita della pace” del 27 gennaio del 1990 è già un ricordo lontano.

muro di Berlino

Original Sound Track. Ma questo è solo calcio – si fa per dire – e il 9 novembre 1989 è una data che nessuno intende dimenticare, in Germania e non solo. Prima di ricordare, vi proponiamo una colonna sonora, perfetta per il nostro viaggio.

  • Pink Floyd – Another Brick In The Wall
  • Neil Young – After Berlin
  • David Bowie – Heroes
  • Nick Cave & The Bad Seeds – From Her To Eternity
  • Scorpions – Wind Of Change
  • Arcade Fire – Surf City Eastern Block
  • Bruce Springsteen – Chimes Of Freedom (Live Berlino est, 19 luglio 1988)

Se avete messo Play, possiamo cominciare.

Così è cominciata

C’era una volta. La cortina di ferro, la Guerra Fredda, di là gli Usa di qua l’Urss. C’erano una volta le frontiere serrate. C’era Berlino divisa in 4 dopo Yalta e la conferenza del 1945 post Seconda Guerra Mondiale: un pezzo per i sovietici, uno per gli americani e uno a testa per Francia e Inghilterra. Col passare del tempo i tre territori occidentali diventarono parte integrante della Germania Ovest. Era il 1949, e perlomeno all’inizio la circolazione dei cittadini era libera. Lo è stata fino al 1952, quando il confine tra le due Germanie venne chiuso, anche e soprattutto in virtù della forte attrazione dell’Ovest verso i cittadini di Berlino Est.

L’esodo andava fermato.

Un esodo vero e proprio, che non venne fermato dalle risoluzioni internazionali e dalle aperture dell’Occidente. Tensioni forti, incontri trilaterali, aperture e chiusure da parte delle diplomazie. Non servì a nulla: l’esodo andava fermato. Nel 1961 – la notte tra il 12 e il 13 agosto – ebbe inizio la costruzione del Muro attorno ai tre settori occidentali. Prima solo filo spinato. Poi arrivò il cemento (e le truppe del Kampfgruppen a presidio dei confini). Berlino Ovest era circondata dall’Est.

muro di Berlino

Così iniziarono i 28 anni del Muro di Berlino, in piedi fino al 9 novembre del 1989, quando il governo orientale di fatto fu costretto alla riapertura delle frontiere con la Germania Ovest (già l’Ungheria lo aveva fatto con l’Austria in agosto, aprendo così un passaggio ad Occidente ai tedeschi dell’Est che in quel momento si trovavano in altri paesi dell’Europa orientale).

I morti e i tentativi di fuga

Due fortificazioni di cemento e la striscia della morte nel mezzo. Furono centinaia le persone che morirono tentando di entrare a Berlino Ovest, cittadini comuni, fuggiaschi catturati dalla DDR, persone catturate e in seguito assassinate. Cinquemila tentativi di fuga dall’inizio alla caduta. Suonano più che sinistre le parole di Erich Mielke Ministro per la Sicurezza della DDR del 1989, «Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi». Le repressioni non fermarono i tentativi, all’inizio del tutto rozzi, come passare con una macchina sportiva molto bassa sotto le barricate o gettandosi dalla finestra di un appartamento prospiciente il confine sperando di “atterrare” dalla parte giusta, poi più evoluti, come la costruzione di lunghe gallerie, scivolare lungo i cavi elettrici tra pilone e pilone o l’utilizzo di aerei ultraleggeri. Il primo morto arrivò il 22 agosto del 1961: Ida Siekmann, che aveva tentato di salvarsi, saltando dal suo appartamento nella Bernauer Straße. L’ultimo morto fu Winfried Freudenberg, morto l’8 marzo del 1989: aveva intrapreso una fuga spettacolare con una mongolfiera autocostruita, caduta poi sopra il territorio di Berlino Ovest. Il primo e l’ultimo ucciso dai soldati di confine a colpi d’arma da fuoco furono invece Günter Litfin e Chris Gueffroy, colpito a poco più di 20 anni mentre tentava di scavalcare il muro. Una croce lo ricorda in Piazza 18 Marzo. Una croce tra le tante di quegli anni.

muro di Berlino

Un vero massacro

Storie assurde, come quella di Olga Segler, morta all’età di 80 anni, di Marienetta Jirkowsky, 18enne assassinata con 27 pallottole, dei bambini Lothar Schleusener e Jörg Hartmann, di 13 e 10 anni, di Cengaver Katranci, di nove anni, Giuseppe Savoca, di sei anni, Siegfried Krobot, di cinque anni, Cetin Mert, morto il giorno del suo quinto compleanno, e Holger H. che aveva 18 mesi. Peter Fechter, 18 anni, prima ferito dai proietti delle guardie della DDR e poi lasciato morire dissanguato nella striscia della morte. Dissanguato.

L’inizio della fine

Il primo “mattone” venne giù, in senso figurato, dopo la decisione dell’Ungheria di rimuovere il blocco ai confini con l’Austria. Era il 23 agosto del 1989. A settembre più di 13 mila cittadini della Germania est entrarono in Ungheria. Budapest annunciò che l’attraversamento della Cortina era consentito solo ai cittadini ungheresi. I tedeschi dell’Oriente stavolta non fecero passi indietro, e “assediarono” le ambasciate della Germania Ovest. Si rese necessario l’intervento del ministro degli esteri di Bonn Hans-Dietrich Genscher: i tedeschi avrebbero potuto arrivare ad Ovest, ma con l’obbligo di attraversare la frontiera tedesco orientale. Immaginate la scena di chi, in quel momento, vedeva treni carichi di concittadini attraversare, senza fermarsi, le stazioni ferroviarie della Germania Est. In quel momento iniziarono le dimostrazioni del popolo contro il governo dell’Est.

Il crollo finale

Un nuovo primo ministro, Krenz, accompagnò la Storia al capitolo finale.

«Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (…) Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente.»
(9 novembre 1989, Günter Schabowski, Membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR)

Tutti in piazza, tutti davanti al confine. Tutti davanti al Muro. Una folla enorme impossibile da rimandare indietro. Nessun controllo delle identità. Tantissimi berlinesi dell’Est entrarono dall’altro lato della città, accolti dai loro fratelli dell’Ovest. Birra gratis dai bar vicini, per una grande festa sancita un anno dopo, quando il 21 luglio del 1990 “The Wall” risuonò dal vivo. Il Muro era caduto.

muro di Berlino

Il resto è Storia

La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990, e l’abbattimento del Muro era iniziato il precedente 13 giugno. Erano stati necessari 13 bulldozer, 55 ruspe, 65 gru e 175 camion. Era crollata la Cortina di ferro, di cui il Muro era stato simbolo, primo passo per la visione di un’Europa unica ed unita.

Il Muro che divide la Palestina

Un Muro è crollato, ma altri sono sorti e sorgeranno ancora

O dell’Apartheid. Chi lo ha costruito lo chiama Barriera anti Terrorismo o Muraglia di Protezione. Parliamo ovviamente di quanto costruito dallo Stato di Israele in Cisgiordania, quel muro che si è preso i pozzi d’acqua e le colonie costruite da Israele sui Territori Palestinesi, cicatrice oscena in una terra martoriata e meravigliosa. Un Muro che impone ai bambini palestinesi che vanno all’asilo da un lato di Gerusalemme e abitano dall’altro di attraversarlo ogni giorno sotto l’occhio dei soldati israeliani. Un Muro sul quale ci sono scritte di protesta, murales di Bansky, un Muro che limita i movimenti, blocca l’accesso alle terre coltivate, isola i villaggi. Un Muro che imprigiona un popolo. Un Muro giustamente – e non potrebbe essere altrimenti – “santificato” da Israele, ma che da buona parte del resto del Mondo è stato bocciato. Lo scrive l’Onu nel 2005.

«È difficile esagerare l’impatto umanitario della Barriera. Il percorso dentro la Cisgiordania separa comunità, l’accesso delle persone ai servizi, mezzi di sostentamento e servizi religiosi e culturali. In più, i piani per il percorso esatto della barriera e i punti di attraversamento attraverso di essa spesso non sono completamente rivelati fino a pochi giorni prima che cominci la costruzione. Questo ha portato a considerevole ansia fra i Palestinesi riguardo a come le loro vite future saranno influenzate… Il territorio tra la Barriera e la Linea Verde costituisce parte di quelli più fertili della Cisgiordania. È attualmente la dimora di 49 400 Palestinesi della Cisgiordania che vivono in trentotto villaggi e cittadine»

Un Muro è crollato, ma altri sono sorti e sorgeranno ancora. Spesso nelle parti del mondo a noi lontane, spesso contro popolo vessati e giornalmente umiliati. Torri nere a controllare, percorso deciso a tavolino e studiato nei minimi particolari per togliere, dividere e fare proprio. Questo è il Muro che divide Israele dalla Palestina. Che sta lì, nell’attesa di qualcosa che lo butti giù e che porti una difficilissima pace nel West Bank. Un Muro visibile, non invisibile ma decisamente concreto e reale come quello che divide Gaza dal resto del mondo. E del suo popolo.

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